Semaforo #1 luglio 2016

woman_traffic-300x202Algoritmi
Di recente ho scoperto che Google è più in contatto con le mie emozioni di me. Eravamo all'ultima tappa di una rottura, quella coda a una relazione in cui si dà fiato per e-mail a dubbi, richieste, incredulità. Credevo ancora di essere capace con la mia eloquenza e la mia maturità di ricucire le cose. (...). Quando però ho scorso di nuovo fino in fondo la sua e-mail, Gmail ha suggerito una risposta generata dal computer che era più breve, più chiara e che – mi sono reso conto – riassumeva benissimo tutto quello che avrei davvero voluto dirle: “Mi manchi tantissimo"
Ben Crair, You Autocomplete Me: How Google Built an Algorithm to Peer Into My Soul, New York Magazine, 29 giugno 1016

Programmi
In questo momento distopico, perché fuggire l'orrore ? Cerchiamo piuttosto di affondare in esso, di coglierne capacità e debolezze. E prepariamoci con la letteratura. Prendiamo The continuous Katherine Mortenhoe di D.G. Compton. Siamo in un prossimo futuro, dove la morte è sostanzialmente stata abolita. Le poche eccezioni sono girate per Human Destiny, un documentario televisivo rivolto a un enorme pubblico famelico. Quando Katherine scopre di avere poche settimane di vita, si dimostra riluttante ad abbracciare la sua macabra celebrità. Ma Roddie, un nuovo tipo di conduttore, uno che ha impianti chirurgici agli occhi grazie ai quali trasmette quello che vede sullo schermo, sa che lo spettacolo deve andare avanti.
21 Books You Should Read This July, Lit Hub, 1 luglio 2016

Robot
La prossima volta che pizzicate il vostro robot a guardare sitcom, non date per scontato che stia battendo la fiacca. Potrebbe essere impegnato al lavoro. Spettacoli televisivi e clip video possono aiutare i sistemi di intelligenza artificiale a conoscere e anticipare le interazioni umane, secondo il Computer Science del MIT. I ricercatori hanno creato un algoritmo che analizza il video, quindi utilizza quello che impara a prevedere come gli esseri umani si comporteranno.
Tim Moynihan, An MIT algorythm predicts the future by watching TV, Wired, 30 giugno 2016

La nuova cultura della tribù

Furio Colombo

Un giorno dovremo riconoscere ai " forconi " un tratto antropologico rimasto del tutto minoritario: scendono in strada. Tutti gli altri sono impegnati con l'iPad o il computer. Guardano lo strumento elettronico. Che non è "guardarsi l'ombelico" come si diceva anni fa con disprezzo di chi potrebbe agire e non agisce, potrebbe intervenire e non lo fa.

Un cartoon americano (International New York Times, 10 novembre 2013) ha rappresentato bene la nuova Atene: il disegno mostra la cabina di un aereo dove tutte le figure umane che si vedono sono alle prese con computer, iPad o smartphone. La didascalia è quella del comandante che dice: "L'aereo è fermo e resterà fermo alcune ore per un guasto tecnico. Siamo spiacenti di non poter servire cibi e bevande e di non poter attivare l'aria condizionata. Ma siete liberi di usare i vostri apparecchi elettronici." L'immagine mostra la felicità assorta e diffusa di chi non vuole sapere altro.

È questa, e non la rivolta, lo stato animo di un mondo a cui è stato sottratto il lavoro, il risparmio, la sicurezza, il futuro, ma non il computer. Oltre alla personale constatazione quotidiana, abbiamo certe notizie dalla cronaca, certi documenti letterari, alcune certificazioni sociologiche, e vale la pena di prestare attenzione. Perché se questa è la fine del mondo (o almeno di un mondo) è bene sapere che questa fine avviene con modalità del tutto nuove e, probabilmente, meno sanguinose.

Cronaca. Ci avverte La Repubblica (13 dicembre) che, a partire da Bologna, i contatti virtuali stanno diventando la nervatura umana, fisica, nervosa, affettiva, di un intero quartiere (e, attenzione, ho detto quartiere, non universo, come la rete aveva promesso, ma su questo ritorneremo ). Ci raccontano di una mitica via Fondazza (zona Prodi) in cui, dal settembre scorso, è nata la Social Street. Funziona così: un padre cerca su Facebook bambini, vicini di casa (possibilmente stessa strada) che possano giocare col figlio. Casalinghe cercano su Facebook casalinghe per unire le forze tra scuola, piscina, danza e palestra, nonni cercano cinema che siano aperti presto nel pomeriggio per portare con il passeggino i più piccoli.

"Tutto nasce dal concetto di conoscere chi ti sta attorno" dice l'inventore della Social Street, Federico Bastiani. Ricordiamo la stessa frase pronunciata in un animatissimo dibattito sulla nuova comunicazione, dall'indiscusso guru del mondo virtuale prossimo venturo, il prof. Negroponte dello MIT e della rivista Wired (allora estrema avanguardia). Ma a quel tempo Negroponte intendeva "sapere sempre e tutto del mondo per che ti sta attorno".

I ragazzini virtuali e poi fisici (ma solo se di quartiere) di via Lavazza ci danno le nuove dimensioni del mondo. In questo mondo vivono Gli Sdraiati, ci racconta, con la consueta bravura il giusto senso dell'umorismo e la comprensibile preoccupazione, di autore e di padre, Michele Serra. Sono ragazzi che non si muovono perché non si devono muovere, in quanto non vivono sul divano, come sembra, ma abitano nella tablet, nel telefonino di quinta generazione o nell' iPad, possibilmente Air.

C'è un che di magico e un che di spirituale in questo nuovo tipo di esistenza, perché i ragazzi ne escono mal volentieri e quando ne escono sono un po’ frastornati, in una sorta di intervallo o "jet lag" non ancora definito o misurato, ma che certo li rende vagamente spiacevoli e certamente disinteressati a ciò che di non virtuale sta accadendo intorno. Qui troviamo una conferma dell'universo di Via Fondazza, nel senso che il mondo anche se animato da un fitto e continuo scambio di materiali virtuali, dalla collaborazione all'invettiva, dalla presa di posizione politica (sportiva) alla dichiarazione del "mi piace" o "non mi piace", è sempre intorno e vicino, è sempre un "quartiere" non tanto più vasto da quello definito dal padre in cerca di compagni di gioco per i figli. Allo stesso modo, Gradatamente, niente coincide più con niente di ciò che sperimentiamo nell'esistenza che una volta definivamo "normale" (starei per dire: da vivi).

In questa seconda fase dell'esperimento accade che il cittadino virtuale acquisti (o conquisti) la persuasione di sapere di più di ogni cosa, di vedere lontano e di anticipare gli eventi che "la rete racconta prima". Tutto ciò svaluta in modo radicale sia i poveri genitori sia la scuola, e spiega il costante senso di noia che contraddistingue i rapporti "da sveglio", i brevi intervalli di vita fisica, con noiose persone fisiche fuori dalla rete.

Ma eccoci alla terza verifica del nuovo mondo, quella sociologica. Ci viene detto che, in Giappone, i nuovi giovani immersi nella nuova esperienza mistica vengono chiamati "erbivori" come modo di distinguerli dai normali consumatori dell'universo. Come gli erbivori che hanno rinunciato alla carne (o la rifiutano per istinto) i nuovi abitanti della rete si sottraggono alla caccia e vogliono nutrirsi solo di ciò che è compatibile con il nuovo stato di sospensione nel virtuale. Qui nasce la constatazione che cambiano i sentimenti e tutte le funzioni ed esercizi della emotività, nel senso che "consumi" emozione in rete e, del fuori rete, ti interessa ben poco, compresi amori sentimentali e amori carnali. Qui siamo a confini estremi. Come si dice per certe cure mediche discusse e contestate, ci vorranno più esperimenti da discutere e da pubblicare.

Certo, alcune evidenze si accumulano a mano a mano che scrittori giovani ti fanno leggere le prime cose. Vengono sempre da quello strano al di là che è la vita in rete. Ma c'è un legame tra tutte queste esperienze: l'al di là mentale, intellettuale e sentimentale della rete è sempre fisicamente molto vicino. Puoi rovinare con cattiveria la reputazione di una compagna un po' ardita o di un ragazzo gay su Facebook, provocando (a volte accade) una tragedia. Ma basterà cambiare scuola, e il dramma finisce. Il mondo (il mondo nuovo) è piccolo, va da via Fondazza alla scuola. E la politica, con il suo rischio di crollo del mondo, esplode non più lontano di due strade del centro. Marco Polo e Cristoforo Colombo non la finivano più di viaggiare perché erano privi di iPad, una condizione che oggi sarebbe inconcepibile.

 

Libri digitali in formato playlist

Maria Teresa Carbone

C'è stato un tempo (qualcuno se lo ricorda? diciamo una trentina d'anni fa) in cui comprare musica voleva dire andare in un negozio di dischi e uscirne con sottobraccio uno o più astucci di cartoncino piatti e quadrati, al cui interno era racchiuso – appunto – un disco (a volte due o tre) di vinile, il cosiddetto 33 giri o lp (long playing) o infine album, dal momento che ognuna delle due facciate conteneva di solito un certo numero di brani.

Da allora il mercato musicale è stato investito da una rivoluzione dopo l'altra, a partire dal cd (compact disc), presentato all'inizio degli anni Ottanta come un oggetto imperituro e oggi pressoché defunto, giù giù fino alla vendita via internet di singoli brani musicali da scaricare (il modello iTunes) e, infine, all'abbonamento mensile, con ascolto in streaming, il cui esempio di maggiore successo è oggi Spotify. A questo proposito, il direttore economico della compagnia svedese, Will Page, ha dichiarato l'estate scorsa alla “Stampa” che nei suoi primi sei mesi in Italia Spotify ha registrato 610 milioni di stream.

Un risultato notevole, sulla cui durata – come si è visto – sarebbe imprudente scommettere. Sta di fatto però che l'idea di offrire ai consumatori una scelta pressoché illimitata di ascolti in cambio di una cifra mensile relativamente modica (una decina di dollari) ha preso piede anche fuori dal campo musicale. Sebbene non sia ancora arrivato in Italia, il fenomeno Netflix – provider di film e serie tv on demand in streaming attivo in tutto il continente americano e in diversi paesi europei (Regno Unito, Scandinavia, Olanda) – rivela che nel giro di una generazione il modo di fruire non solo la musica, ma anche il cinema e la tv, è cambiato: sono già oltre trentasette milioni gli aderenti al piano di offerta di Netflix, più di un miliardo le ore trascorse ogni mese davanti a uno schermo che può essere quello del televisore, del computer, di una consolle come la Playstation o la XBox.

Il passo successivo della mutazione – i libri scaricabili da internet su abbonamento mensile – era forse prevedibile, ma sembrava lontano, anche perché gli editori di tutto il mondo hanno sempre mostrato una certa angoscia all'idea di essere contagiati da quanto era accaduto nel mercato musicale. E invece, ecco che nel giro di qualche settimana, non una, ma addirittura tre società sbucano quasi dal nulla e promettono ai lettori (se non altro a quelli di lingua inglese) che d'ora in poi, pagando la solita cifretta mensile, avranno a disposizione centinaia di migliaia di titoli e potranno pure pasticciarci a piacimento, componendo le loro personali playlist.

Della prima di queste nuove imprese, eReatah (“Read more, read better, pay less” il claim) si sa poco. È ancora in versione Beta, ma è già possibile iscriversi e scaricare la app che consentirà di effettuare il download dei libri. Le laconiche risposte alle FAQ spiegano che i testi resteranno a disposizione dei lettori, anche in caso di abbonamento annullato, e che il lettore (l'eReatah, appunto) funziona su iPad, iPhone e Android, e anche su Kindle, seguendo “tre semplici passi”. Nella lista dei titoli in home page le novità sono poche, i libri proposti vanno dai manuali di self-help (I Will Teach You To Be Rich) ai best seller stagionati (la biografia di Steve Jobs, alcuni romanzi di Stephen King...).

Simile, ma più consolidata – e più sofisticata nel linguaggio e nella grafica – appare Oyster, app lanciata a maggio da una startup newyorkese al grido di “Live a life well-read”. Qui l'”interlocutore” è, per il momento, solo l'iPhone (prossimamente anche l'iPad) e i volumi proposti hanno, a colpo d'occhio, un'aura di maggiore “qualità letteraria” (Foster Wallace, Chabon, classici moderni come Aldous Huxley o Jack London).

Forse più apparenza che sostanza, ma ha ragione Maurizio Caminito in un articolo dedicato alla nuova impresa a notare che “se, almeno per il momento, l'app di Oyster sembra offrire ancora poco rispetto al gigantesco magazzino di Amazon – che già permette agli utenti Kindle di scegliere tra 350mila titoli con il servizio di prestito Lending Library – la nuova tipologia di business in stile Netflix potrebbe portare alla nuova rivoluzione del mercato editoriale in formato digitale”.

Ma già il dubbioso condizionale si sta trasformando in un sicuro indicativo, perché il terzo contendente sceso in campo ha spalle molto robuste. Fondata nel marzo 2007 da Trip Adler (trent'anni da compiere nel 2014, compagno di università a Harvard di Mark “Facebook” Zuckerberg), Scribd si è conquistata ottanta milioni di utenti sparpagliati in più di cento paesi nel mondo, proponendosi come piattaforma dove caricare e mettere in circolazione gratis o a pagamento testi di ogni tipo: romanzi inediti, saggi accademici, atti processuali. Vuole la leggenda che l'idea sia venuta a Adler, allora ventitreenne, dopo aver sentito il padre, scienziato, lamentarsi della difficoltà di far conoscere al di fuori di una cerchia ristretta le ricerche scientifiche.

Oggi la “biblioteca” di Scribd conta oltre quaranta milioni di titoli fra libri e documenti e si descrive come “più corposa della Library of Congress”. La struttura, insomma, c'era già e numerose case editrici piccole e medie, superando la loro riluttanza, avevano stretto accordi con Adler, tanto che già dallo scorso gennaio Scribd aveva cominciato a offrire ai suoi abbonati una scelta più ampia di ebooks. Nelle ultime settimane, Adler è riuscito ad agganciare il gigante HarperCollins e, forte di questo successo, ha deciso di uscire allo scoperto, offrendo agli utenti accesso illimitato ai testi per otto dollari e 99 al mese.

Ha scritto Cade Metz su “Wired” che attirare HarperCollins non è stato facile, ma che alla fine è stato trovato un modello economico soddisfacente per entrambe le parti: “In sostanza, un editore viene pagato solo se un lettore sceglie uno dei suoi libri e viene pagato per intero solo se il libro viene letto per intero”. La differenza, rispetto ad altre librerie online, è che “questo non è il posto dove ti compri la tua copia digitale di Assassinio sull'Orient Express, è un posto dove scorri e leggi tutto quello che in quel momento ti attira, tre o quattro paragrafi del giallo di Agatha Christie, un capitolo di un noir di Elmore Leonard, il tuo romanzo preferito di Neil Gaiman..”.

Per chi ritiene che un libro si sia letto solo dopo che è stato percorso pagina dopo pagina, dal frontespizio all'ultima riga, sono probabilmente stilettate al cuore, ma Jan Johnson, della piccola casa editrice Red Wheel Weiser Books, che ha aderito a Scribd, pensa che i vantaggi non saranno solo economici: proprio la possibilità di sfogliare qualsiasi libro liberamente, sostiene, consentirà alle persone di scoprire testi che magari decideranno di comprare in seguito presso una libreria online o, chissà mai, in un negozio di mattoni, da un libraio in carne e ossa, dal momento che – afferma quasi incredula – “alcune persone leggono ancora i libri sulla carta”. Strano, ma vero.

Questo articolo ripropone con alcune minime modifiche un testo apparso con il titolo Più libro e più Rete: l'ebook diventa adulto sul magazine online dell'università di Padova “il Bo”.