Chi produce la cultura?

[Riceviamo da Rosemary Liedl, e volentieri pubblichiamo questo articolo uscito su “Il Giorno”, 7 novembre 1975]

Antonio Porta

Rileggendo “Il Politecnico”

Nella polemica tra Vittorini e Togliatti aveva certo ragione il secondo: gli intellettuali «devono» esserci, non avanzare pretese egemoniche. Ma il leader comunista aveva torto quando considerava troppo scomode le verità della rivista.

Togliatti aveva ragione. Gli uomini di cultura devono essere e non dirigere, devono esserci quando devono confrontarsi ma non avanzare pretese egemoniche. Gli uomini di cultura si confrontano di continuo, se ne hanno le forze, con tutta la cultura che cresce fuori di loro. Gli uomini di cultura non possono avere altro potere che quello che gli deriva dalle loro opere nella misura in cui tali opere non rimangono schiacciate dal confronto con la realtà, con la cultura in movimento. L'impegno di un uomo di cultura è sempre totale e raggiunge il suo scopo quando nelle sue parole o nei suoi atti riesce a concentrarsi almeno una particella infinitesimale di conoscenza. L'uomo di cultura rischierebbe di diventare un alchimista se non si fissasse saldamente ai principi fondamentali della scienza. Non esistono infatti due culture, nè per gli uni nè per gli altri. Esistono invece uomini di cultura che, per così dire «vanno in orbita», forse “di parcheggio”, ma non di costoro conviene occuparsi. Leggi tutto "Chi produce la cultura?"