Per la liberazione dei lettori

Vincenzo Ostuni

Quando, riguardo ai destini dell’editoria libraria, voci delle istituzioni o delle grandi imprese menzionino un qualche progresso, registrato o atteso che sia, questo sarà perlopiù considerato sotto la specie della quantità; la qualità di quel che si pubblica è consegnata da quei pulpiti al regno degli epifenomeni, degli accessori; e da molti critici e analisti del settore, del resto, al tetro dominio del rimpianto e dell’impotenza, al lessico-ghetto dell’inevitabile regresso. Esplicito obiettivo del neonato Centro per il libro è che fra dieci anni il 10% degli italiani adulti legga abitualmente anziché l’8% di oggi, e il 50% almeno un libro l’anno anziché il 45% di oggi (nel 1965 era il 16,3%, magnifiche sorti). Mentre scrivo si festeggia, comprensibilmente, che il fatturato complessivo dell’editoria libraria non sia calato nel 2010 e anzi sia cresciuto dell’1,3% (gennaio-ottobre 2010 contro lo stesso periodo del 2009).

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