Alfa Zeta: P come Потёмкин

Puntata dedicata alla presentazione del 13 maggio al Salone del Libro di Torino del numero 09 di «alfabeta2» e del supplemento «alfalibri» con interventi di Umberto Eco, Maurizio Ferraris e i curatori di «alfalibri»Andrea Cortellessa e Maria Teresa Carbone. La sala gremita, i temi toccati al centro di numerose questioni sia culturali che politiche cui Alfabeta2 tenta di dare delle risposte sia culturali che politiche. Intanto lo spettro di Fantozzi si aggira per l'Europa ma questa volta sembra volerci dire altro, qualcosa del tipo : Fantozzi è una cagata pazzesca!!
La poesia di Lidia Riviello pubblicata sul numero 9, è letta dall'autrice in controcanto con le parole introduttive di Andrea Cortellessa. L'enfant rouge si fa un giro sul suo monopattino come ad aspettare il momento giusto per dare l'assalto e nei pensieri Brahms.

effeffe

Gli artisti di alfabeta2 alla Triennale di Milano

Martedì 10 maggio 2011 ore 18.00


Salone d’onore della Triennale di Milano

UMBERTO ECO

presenta gli artisti di alfabeta2


Jannis Kounellis, Fabio Mauri, Arnaldo Pomodoro, Gianfranco Baruchello, Jacques Villeglé, Michelangelo Pistoletto, Carla Accardi, Enrico Castellani, Piero Pizzi Cannella

Non si mangia con l’anoressia culturale

Umberto Eco

Gentile ministro Tremonti,

scrivo a Lei perché qualcuno, probabilmente uno sciocco e un suo nemico, le ha attribuito la frase che la cultura non si mangia, o qualcosa di simile. Non mi risulta che Lei, a salvaguardia della Sua reputazione, abbia energicamente smentito, e quindi dovrà portarsi dietro questa leggenda metropolitana sinché vive. Si figuri che io mi trascino dietro la diceria che scrivevo le domande per Lascia o Raddoppia, e benché chi le scriveva davvero abbia a suo tempo pubblicamente smentito; ma tant’è, ritrovo questa notizia ora qui ora là, e pazienza, perché al postutto, non c’era nulla di vergognoso a inventare la domanda sul controfagotto o quella sull’uccello sul quale, a detta di Mike Bongiorno, era caduta la signora Longari. Ma cadere sulla cultura è disdicevole.

E quindi indirizzo questa lettera a Lei e, se Ella è vergine di tanto oltraggio, la passi a chi di competenza – e amici come prima. Leggi tutto "Non si mangia con l’anoressia culturale"

“Capitan Simonini c’est moi”

Maurizio Ferraris

Bagna cauda, finanziera, agnolotti alla piemontese, pisci d’ovu, babbaluci a picchipacchi, piscistocco alla ghiotta, tartaruga al madeira, poulet archiduc, canard à la presse, truffes au champagne. Confesso che anch’io ho sofferto sulle ricette disseminate da Umberto Eco in Il cimitero di Praga, ho incominciato a contarle, a un certo punto mi sembrava davvero che fossero messe lì per allungare il brodo. Poi ho capito che erano tra i pochi documenti verificabili in un libro sui falsi, e soprattutto ho capito che non è vero che tutti i personaggi sono storici tranne Simonino Simonini, che è di invenzione. Piuttosto, è il contrario. I personaggi storici sono appunto falsati dalla storia, mentre Simonini è vero per intero, ed è Umberto Eco. Simonino Simonini c’est lui, e Il cimitero di Praga è un’altra tappa di quella autobiografia incominciata con Il nome della rosa (e in realtà con Diario Minimo) e proseguita attraverso gli altri romanzi (giusto per dire, la Bompiani anni Sessanta raccontata in Il pendolo di Foucault, o la Milano anni Novanta di La misteriosa fiamma). Leggi tutto "“Capitan Simonini c’est moi”"

Intellettuali ed esilio

Paolo Febbraro

Nel 1815, appena tornati a Milano dopo la lunga parentesi napoleonica, gli Austriaci chiamarono Ugo Foscolo e gli offrirono ‒ dietro lauto stipendio ‒ la direzione di un periodico culturale che chiamasse a raccolta gli scrittori volenterosi di dare un sapiente contributo al ritorno del “buon governo” asburgico. Foscolo rispose di sì; ma la notte del 30 marzo partì per la Svizzera, esiliandosi.

Propongo di eleggere questa storia a emblema del rapporto fra intellettuali e potere, almeno in Italia. Sul primo numero di «Alfabeta 2», uscito lo scorso 8 luglio e dedicato alla figura dell’intellettuale militante, Umberto Eco e Andrea Cortellessa hanno scelto invece il celebre J’accuse con cui Émile Zola diede inizio al caso Dreyfus: scelta non indifferente, poiché solo rievocare quel titanico episodio conduce a chiedersi sconsolatamente dove mai saranno, oggi, gli scrittori della caratura di Zola. La parabola foscoliana, invece, ci fa cogliere perfettamente l’incrocio fra i difetti possibili del tipico ‒ anche se grande ‒ intellettuale italiano e quelli del tipico ‒ anche se straniero ‒ regime italiano: occupazione dall’alto, proposta di complicità, persecuzione. Leggi tutto "Intellettuali ed esilio"