Analisi e genealogia del laboratorio politico tunisino

Anna Curcio e Gigi Roggero

La Tunisia è, oggi, uno straordinario laboratorio politico. Distruggendo definitivamente ogni inveterata reminiscenza del rispecchiamento coloniale, secondo cui le “periferie” dovrebbero osservare il “centro” per vedervi riflessa l’immagine del proprio futuro, sono invece le lotte a determinare il punto avanzato dentro il capitalismo globale. Fare inchiesta in questo laboratorio significa trovare risposte a nodi politici insoluti. Quelle in Tunisia e in Egitto, allora, sono state le prime insurrezioni dentro la crisi economica globale. Ancora di più, hanno rimesso all’ordine del giorno le parole d’ordine dell’insurrezione e della rivoluzione, di cui molti, troppi pensavano di essersi liberati insieme ai ferri vecchi del Novecento. Ma queste parole d’ordine vengono imposte all’agenda dei movimenti in modo nuovo. Leggi tutto "Analisi e genealogia del laboratorio politico tunisino"

L’affare della guerra ai migranti

Turi Palidda

La rassegna dei media italiani dall’inizio dell’anno a oggi mostra alcuni aspetti emblematici della continuità e dell’accentuazione della deriva sfacciatamente razzista foraggiata dall’attuale governo dopo che buona parte del centro-sinistra ne ha aperto la strada.

La prima «notizia» che dà all’occhio è l’immediata drammatizzazione dell’allarme «invasione» di immigrati, da subito definiti da molti «clandestini». Le categorie adottate nel lessico dei media, così come il canovaccio, le schema narrativo e la retorica sono quasi sempre gli stessi in auge sin dalla fine degli anni Ottanta(1). Leggi tutto "L’affare della guerra ai migranti"

Sulla soglia dell’attimo

Francesca Coin

La parola Kifaya deriva dal verbo arabo Kafa e significa “bastare”. Kifaya significa basta, abbastanza, “è troppo”. Kifaya è stato lo slogan delle manifestazioni egiziane. I manifestanti associavano la parola ad Hagra a significare che avevano sopportato abbastanza povertà,  autoritarismo, umiliazione. Queste parole, scrive Tahar Ben Jelloun, sono state gridate al Cairo, a Beirut, a Damasco. Della stessa parola aveva parlato nel 2005 William Safire quando dal Cairo al New York Times scriveva: “poverty, torture, corruption”: “Kifaya, kifaya, kifaya”. La parola “basta” ha un significato chiaro: esprime una condizione di saturazione, di esasperazione. “Basta” significa che non ci sono più riserve di energia emotiva o fisica da offrire, ma che si è arrivati, in qualche modo, al limite. Leggi tutto "Sulla soglia dell’attimo"

Cronaca di una rivoluzione inimmaginabile: da Cartagine al Nilo e oltre

Turi Palidda

“Il baluardo contro il fondamentalismo islamista”; “la garanzia contro l’immigrazione clandestina”, “il miglior partner economico dell’Italia e dell’Europa”, “un governo moderno dello sviluppo”: questi gli attestati di stima che tutti i governi dei paesi cosiddetti democratici hanno elargito senza riserve al regime di Ben Ali, così come a ben altri regimi ignobili. Sino a fine dicembre 2010 Moubarak era “il miglior alleato della democrazia occidentale” (pensando a se stesso, Berlusconi, anche dopo il 6 febbraio, ha detto che “è saggio ed evita rotture”). Leggi tutto "Cronaca di una rivoluzione inimmaginabile: da Cartagine al Nilo e oltre"