Cinema senza autori?

Maria Teresa Carbone

Sventurata la cinematografia senza autori. Sempre che, naturalmente, gli autori siano coloro che sanno “trovare la giusta distanza per dire la verità sul sistema da cui si strappano”.  O se preferiamo – è ancora Serge Daney a parlare nell’introduzione a Les Cahiers du cinéma: la politica degli autori (minimum fax 2000) – sempre che siano “la linea di fuga grazie alla quale il sistema non è chiuso, respira, ha una storia”.

Paolo Sorrentino è un autore? Certo vuole esserlo, e questa è un’aspirazione meritevole, in un paesaggio piatto, come è nel complesso quello del cinema italiano di questi anni. Certo gliene è stato attribuito lo statuto dalla critica (italiana e anche, a dire il vero,  internazionale) e di questo, comunque la si pensi, non gli si può fare colpa. Ma certo, ammesso che lo sia, Sorrentino è un autore (un eroe) del nostro tempo – e dunque pigro e furbo.

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Il bisogno dell’autore. Paolo Sorrentino come oggetto sociale

Luca Bandirali e Enrico Terrone

Beata la cinematografia che non ha bisogno di autori. Ipotizziamo che This must be the place di Paolo Sorrentino fosse stato firmato da un regista indipendente americano, uno dei tanti John Smith che cercano fortuna al Sundance Festival e ogni tanto riescono a convincere qualche star hollywoodiana a recitare in un loro film. Ammesso, ed è tutto da vedere, che il This must be the place di John Smith avesse trovato una distribuzione italiana, come si esprimerebbero al riguardo i nostri critici cinematografici, intellettuali e spettatori? Non è difficile ipotizzare che il film sarebbe liquidato come stracco epigonato di certo cinema degli anni Ottanta-Novanta, nel solco – ormai largo come un’autostrada – di Wenders, Jarmusch e dei fratelli Coen. Leggi tutto "Il bisogno dell’autore. Paolo Sorrentino come oggetto sociale"