Il bisogno dell’autore. Paolo Sorrentino come oggetto sociale

Luca Bandirali e Enrico Terrone

Beata la cinematografia che non ha bisogno di autori. Ipotizziamo che This must be the place di Paolo Sorrentino fosse stato firmato da un regista indipendente americano, uno dei tanti John Smith che cercano fortuna al Sundance Festival e ogni tanto riescono a convincere qualche star hollywoodiana a recitare in un loro film. Ammesso, ed è tutto da vedere, che il This must be the place di John Smith avesse trovato una distribuzione italiana, come si esprimerebbero al riguardo i nostri critici cinematografici, intellettuali e spettatori? Non è difficile ipotizzare che il film sarebbe liquidato come stracco epigonato di certo cinema degli anni Ottanta-Novanta, nel solco – ormai largo come un’autostrada – di Wenders, Jarmusch e dei fratelli Coen. Leggi tutto "Il bisogno dell’autore. Paolo Sorrentino come oggetto sociale"

Le complesse voci cinesi

Simone Pieranni

Fu dunque realtà, non sogno;

e se fu realtà - e questo è altro e maggior imbroglio -

posso alla prova chiamarlo un sogno?

La percezione dalla Cina all'estero, è spesso quella determinata da un'informazione a senso unico. Quando poi si decide di scrivere delle complessità del paese, spesso si viene accusati di difendere la Cina, in una eterna battaglia in bianco e nero. La verità è che la Cina viene spesso comunicata in modo ideologico e contrario, ponendo in evidenza o un'anedottistica ridicola e un po' stramba, oppure le ottusità di un sistema che si manifesta attraverso violenze o repressioni. Il tentativo di raccontare il paese con i suoi piccoli ma percettibili cambiamenti, fa si che si venga inseriti immediatamente nella lista dei pro Cina, come se l'ambito fosse un tema da stadio. Leggi tutto "Le complesse voci cinesi"