Alfadomenica #3 – maggio 2017

Post-Truth-HeadlineNel suo intervento sulla pervasività dei selfie, con cui apriamo l'alfadomenica di oggi, Donatella Della Ratta cita questa frase di Siegfried Kracauer: “Mai come ora un'epoca è stata così informata su se stessa, se essere informati significa avere un'immagine di oggetti che ci rassomigliano. Mai come ora un'epoca ha conosciuto così poco di se stessa”. Difficile trovare una migliore introduzione al primo seminario organizzato dal Cantiere di AlfabetaVerità alternative. Filosofia / media / politica / scienza, in programma giovedì 25 maggio alle 18, presso lo Spazio culturale Moby Dick (via E. Ferrati 3). Partecipano Mario De Caro, filosofo, Ida Dominijanni, giornalista e filosofa, Andrea Grignolio, storico della scienza, Vincenzo Piscitelli, esperto di postproduzione fotografica, Fabrizio Tonello, politologo. L'incontro è aperto e gratuito. Gli iscritti all'Associazione Alfabeta (incluso chi si iscriverà quel giorno) avranno in regalo una copia dell'ultimo volume pubblicato dalle edizioni alfabeta2, Ricreazioni. L'arte tra i frammenti del tempo, a cura di Achille Bonito Oliva.

Ed ecco cosa potete leggere oggi su alfadomenica, oltre al quotidiano reportage da Cannes 70 firmato da Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri:

  • Donatella Della Ratta, Tutto il mondo (si) fa selfie: Gli occhi grigi di Alexey Navalny, nemico giurato di Putin e leader dell'opposizione “web 2.0” schierata contro l'imperatore russo, fanno capolino nell'inconfondibile formato stretto sul volto e sguardo in camera. È il selfie che ha spedito in rete il marzo scorso dopo essere stato arrestato e condannato a pagare la multa di 330 euro e detenzione amministrativa per 15 giorni con l'accusa di aver istigato moti di piazza non autorizzati. “Verrà il giorno in cui saremo noi a giudicarli, ma quel giorno lo faremo in maniera onesta”, ha scritto Navalny dall'aula del tribunale e, dopo essersi autoscattato, con un click ha gettato in pasto alla rete la sua condanna sprezzante al potere, impacchettata in formato selfie. Effetto immediatamente virale.  - Leggi:>
  • Andrea Comincini, Il caro estinto virtuale: Per migliaia di anni la paura più grande dell’uomo ha avuto il volto del buio che tutto avvolge: athazagorafobia, ovvero il terrore di essere dimenticati e dimenticare. Lo sa bene Ulisse quando, incontrando i Lotofagi, comprende quanto sia facile per il suo equipaggio lasciarsi andare e rinunciare a tornare a casa. Il frutto della dimenticanza è una condanna per chiunque abbia un progetto; di peggio c’è soltanto la caduta dell’essere umano stesso nell’oblio.  - Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / In cucina si è costretti a immaginare: Comincio subito con una idea di ricetta, e dovrebbe essere un inizio promettente. Me la ripeto o o piuttosto la attendo, partendo dal titolo. Che sia riso in bianco o pasta al sugo è lo stesso, e il nome già dovrebbe pormi un duplice problema ; non solo come cuocerò il riso oppure di che sugo si tratterà, ma c’è il bianco che tinge il riso e il sugo – di che colore ? rosso, marroncino .. – la pasta. Opero una scelta di colore, e di testura cromatica. E vado oltre scegliendo i chicchi e le pennucce che amo tanto  - Leggi:>

Una poesia 28 / Silvia Salvagnini

ninna nanna senza di me

 

ninna nanna non lo sai
non lo sai se a me fai
meno male meno guai
non lo sai quali ferite
quali più forti farai

ma ti contenterai
ninna nanna ti gioirai
di riperdermi
pulviscolarmi
non navigare
non astronavicellarmi
non accompagnarmi?

ma ti allegrerai
di anche tu la mano
disinafferarmi
di immaginarmi
in lontananza
di rinunciarmi?

ninna nanna del lascio andare
ninna del mi lascio abbandonare
ninna degli miei scappare.

ninna nanna del non preferirmi
del rinunciarmi al lato del bosco
depistarmi, ninna della luce
luce leggera luce di sera
luce del mio motore
del motore a scoppio
del motore che nessuno
disinneschi ninna bambina
lasciata sola lasciata prima
ninna bambina bambina ferita
ninna imparata a lasciare ogni mano
mano desiderata mano delicata
ninna bambina bambina non tenuta
ninna brilla luce di bosco luce di rovo
brilla sempre anche da sola/io trovo
trovia di fuga passaggio direzionale
luminosa aerea distanza sopravvivitale.

 

Silvia Salvagnini Nata a Venezia nel 1982, dopo aver esplorato le possibilità espressive nella musica e nella pittura si laurea in Lettere all’Università di Padova con una tesi sperimentale sull’albo illustrato per l’infanzia.
Avvia subito dopo una libreria in proprio, che diviene presto un punto di riferimento per le proposte scelte e per gli eventi ospitati.
In parallelo mette a fuoco la sua attitudine compositiva partecipando al gruppo di autoproduzione editoriale Auteditori con cui pubblica: Silenzio cileno (2004) e I baci ai muri (2006), entrambi accompagnati da disegni.
Comincia quindi ad arricchire testi propri e altrui col suo talento figurativo, avviando un’attività di illustrazione sia per l’infanzia che per adulti.
Con performance di lettura e musica viene invitata ad eventi di calibro nazionale, tra cui nel 2007 “Roma Poesia” a cura di Nanni Balestrini e “RicercaBo” a cura di Renato Barilli e Nanni Balestrini. Nel 2008 arriva a vincere lo slam nazionale “Horus” di Roma, mentre è in finale al “Big
Boat”, poetry slam internazionale organizzato da Absolute Poetry a cura di Lello Voce.
Nel 2009, con l’opera laelefantevolante è tra i vincitori della quinta edizione del premio per la poesia contemporanea Antonio Delfini. Nel 2015 Silvia è tra i poeti
ospiti dall’Université Paris-Sorbonne al convegno Génération 80, come una delle voci più originali e significative della propria generazione.
Vari testi sono accolti in antologia, tra le quali: Il volo del calabrone. Un progetto di poesia performativa (Battello Stampatore – Ammutinati, 2008); Bastarde senza gloria (Sartoria Utopia, 2013) a cura di Francesca Genti; Scacciapensieri – Poesia che colora i giorni neri, prima antologia di poetry therapy in Italia (Millegru, 2016).
Collabora con la performer e regista Silvia Costa, realizzando nel 2015 lo spettacolo Non è oro tutto ciò che luccica, presentato a Milano nella rassegna di teatro per l’infanzia UovoKids.

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone

alfadomenica luglio #4

BALZANO - VOLI e FERRARI sulla 194 - RICALDONE sull'IS – CARBONE_Semaforo - SALVAGNINI_Poesia – CAPATTI_Ricetta **

194 RELOADED
Angela Balzano e Stefania Voli

Oggi la possibilità delle donne di interrompere la gravidanza è compromessa dall’istituto giuridico dell’obiezione di coscienza, previsto all’art 9 della 194. Le percentuali sono arrivate in alcune regioni al 90%, la media nazionale è intorno al 70%.
A questi dati allarmanti non si è giunti nell’arco di un paio di anni, perché l’erosione della 194 è avvenuta in modo lento e silenzioso e solo di recente si è imposta all’attenzione di media e discorso pubblico.
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194: ISTRUZIONI PER L'USO
Luisa Ferrari

La Consulta di Bioetica ONLUS, associazione culturale fondata a Milano nel 1989, si è fatta promotrice di una campagna dal titolo “Il buon medico non obietta” per affrontare attraverso il dibattito pubblico il problema dell’inadempienza nell’applicazione della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza.
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LA CALATA DEI SITUAZIONISTI A COSIO
Sandro Ricaldone

Ai confini tra Liguria e Piemonte, in un territorio a lungo conteso fra Genova e i Savoia, Cosio d’Arroscia sembrerebbe il teatro meno indicato per un evento dai riflessi planetari come la fondazione dell’Internazionale Situazionista, che vi ebbe luogo il 28 luglio 1957.
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SEMAFORO 
Maria Teresa Carbone

ESPERIMENTI Roberta Torre - MICROBI Lisa J.Bain - PIACERI Mark Twain - RELIGIONI André Aciman - STAGIONI Christian Dior
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INVETTIVA Poesia
Silvia Salvagnini

mi scardino contro
non solo con parole
ma parole cose
parole che sono cose
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GOLFO DI TRIESTE Ricetta
Alberto Capatti

Quando si parla di cucina futurista, si pensa a Marinetti, a Fillia e a tutta la banda di esagitati fascisti che combattevano la pastasciutta, e ne inventavano di cotte e di crude.
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*alfadomenica è la rubrica settimanale di alfabeta2 in rete:
ogni domenica articoli di approfondimento, dibattiti, scritture, poesie ecc.

Invettiva

Silvia Salvagnini

mi scardino contro
non solo con parole
ma parole cose
parole che sono cose
chiamo
tutta la purezza fortemente del cuore
e cito testualmente
queste parole da me negate
da me e te rese obsolete
per riportarle nella volontà
del dire di ridire:
cuore
è ora di parlare chiaramente
in qualsiasi posizione
siamo in una forma di contestazione
siamo senza confini
siamo musicoareopinti
siamo così come ci capiamo
anche con la testa sui cuscini
niente da inventare:
stanchi di autostrada
di sommatorie di parcheggi
di montagne perforate
di paura
e tutta questa realt à
che chiamavamo enumeravamo
ora sfugge dilaga
e come la neve sopra la neve
rimane questa parola che cuci
stiamo fermi, dici.
il corpo è come una cipolla
(senza sbucciare per non piangere troppo
siamo stati senza sacchetto
solo a guardare
come è bella la pelle
in mezzo al bene/tenerolunare)
le poesie non sono esaurite
sono un rubinetto
il rubinetto che ci diciamo
così scritto rovescia il mondo
rovescia perché esiste
questo spazio sovrascritto
di legge invertita inversa
immateriale ma pieno di materia
dove il corpo la parola e la cosa
si assomigliano si assottigliano
e fanno guerra a tutto il resto
il resto e come me lo spieghi
è tutto un niente molto diverso
che io combatto perché lontano
così vero e inesistente pieno solo
di terrore, di inutile materia tempo
di affollamento, di cemento
qui invece siamo nella parola, nella vita
nella terra, nella neve, nel fermo
nella gemma
ed è solo una questione di corpi
di come i corpi fanno una preghiera
mossi all'unisono cantante
a fare una sfera.

Testo edito tratto da Bastarde senza gloria, antologia a cura di Francesca Genti, Sartoria Utopia, Milano (2013)