Editoriale n° 5

Eppure

Silvia Ballestra

Eppure qualcosa si muove. Meno di cinque anni fa, accanto alle desolanti cifre sulla rappresentanza politica delle donne in Parlamento che ci vedeva in fondo alle classifiche mondiali, si notava l’assenza di donne anche nei ruoli chiave dell’economia e dell’informazione. Ora abbiamo un capo della Confindustria donna, una donna al vertice del maggiore sindacato italiano, una donna alla guida di un telegiornale della televisione pubblica, donne direttori di quotidiani. Cose mai viste. Però non s’erano nemmeno viste le donne usate come tangenti, sorta di benefit in aggiunta alle bustarelle, le candidature politiche elargite in cambio dei favori sessuali, le truppe di ragazzotte in transumanza su pulmini coi vetri oscurati dalle parti dei palazzi del potere o reclutate en masse per onorare al meglio un dittatore in viaggio d’affari. Leggi tutto "Editoriale n° 5"

Sporcarsi le mani

Silvia Ballestra

Sporcarsi le mani è necessario. Stupisce leggere alcune opinioni nei dibattiti in rete, sui blog letterari, rivolte a quei critici che osino attardarsi nella recensione di «opere basse». Si osserva: è già tanto lo spazio dedicato dall’editoria, dalla tv, dal mass market, a questi libri di discutibile profilo ma dalle vendite solide che non occorre anche l’attenzione della critica, fosse anche per una stroncatura, un appunto, una piccola osservazione che potrebbero comunque suonare come una legittimazione. Si indirizzi il lavoro del critico, invece, a quei libri di valore che non riescono ad avere un’adeguata esposizione nei media né promozione da parte dell’editore. Leggi tutto "Sporcarsi le mani"

L’industria del libro di massa

Silvia Ballestra

Una sgradevole sensazione degli ultimissimi anni, un misto di inquietudine, frustrazione e angoscia da apnea, sta diffondendosi fra gli autori italiani, siano essi scrittori, giornalisti, registi, autori televisivi o di teatro. La sensazione che le buone idee, la qualità delle intuizioni, l’elaborazione teorica e la cura artigianale del lavoro non bastino più né a far emergere un testo – film, soggetto, pièce ecc. – né a garantirgli la minima possibilità di durevolezza. Qualità e durata sembrano anzi «le cose da non fare», inciampo e fastidio per la pianificazione delle uscite, o per le spese pubblicitarie da affrontare, o per la semplice gestione dell’incidente rappresentato da un successo imprevisto. Siamo al paradosso in cui la qualità sembra infastidire il commercio. Leggi tutto "L’industria del libro di massa"