Morte annunciata della scuola pubblica italiana

Giuseppe Caliceti

La scuola pubblica italiana, dopo tre anni di cura Gelmini-Tremonti, è più morta che viva. Ma ancora non basta. Dopo averla orribilmente sfigurata e assassinata, dopo averla rasa al suolo raggiungendo quel fondo che neppure il peggior ministro all’Istruzione democristiano aveva mai toccato, la nuova finanziaria si ripromette di iniziare addirittura a scavare tra le macerie per vedere se c’è ancora qualcosa da vendere – leggi: privatizzare, o da risparmiare – per esempio: si parla con sempre più insistenza di cacciare i bambini disabili, che sono «economicamente insostenibili» e perciò cacciati da ogni scuola privata, anche dalla scuola pubblica; o, in alternativa, di far pagare i docenti di sostegno che spettano loro per legge a sponsor (?) o, più semplicemente, ai loro genitori, almeno per quelli che possono, gli altri si arrangino. Leggi tutto "Morte annunciata della scuola pubblica italiana"

Seminare rivolta

Teatro Valle Occupato

Occupare il Teatro Valle è per noi un atto desiderante e un gesto di riappropriazione: occupiamo per occuparci di ciò che è nostro, perché solo chi ama un luogo può prendersene cura. Un gesto che istituisce uno spazio pubblico, una presa di parola. Questo tentativo avviene nella messa in gioco dei corpi e delle fisicità, convocando un elemento che appartiene all’ordine delle passioni: nell’arte come nella lotta sperimentiamo zone di esperienza di maggiore intensità, maggiore qualità – creativa, politica, umana. È un processo di liberazione dalle retoriche insopportabili del potere e del neoliberismo che ci hanno fatto immaginare come individui soli, coltivando l’illusione che essere soli equivalga a essere liberi. Leggi tutto "Seminare rivolta"

Primavera dell’anno Uno (editoriale n° 12)

Andrea Cortellessa

Diciamo la verità, questa rivista ci piace molto (altrimenti non la faremmo). Ma a farla non ci divertiamo. E non si diverte tanto, forse, nemmeno chi ci legge – neppure coloro a cui la rivista, magari, piace molto (altrimenti non la acquisterebbero). Il fatto però, ed è un fatto da cui non si può prescindere, è che in Italia e nel mondo – nel tempo iniziato giusto dieci anni fa, una mattina di settembre a New York – c’è stato poco da divertirsi. Il paradosso degli «anni Zero» è che si intitolavano a un esponente «puntuale», liminare e istantaneo – proprio come il tempo quasi impercettibile passato fra le 8:46 e le 9:03 di quella mattina di settembre – ma, a differenza della nozione comune di anno Zero, che postula in sé il momento successivo di un nuovo inizio e di una ricostruzione, designavano un’estensione. Un’estensione nemmeno tanto breve, quella che da allora è seguita. Dieci inverni – di nuovo – sfiancanti. Leggi tutto "Primavera dell’anno Uno (editoriale n° 12)"

Tempismo di TQ

Andrea Inglese

Non si può certo attribuire a TQ, come movimento generazionale, la dote della tempestività, se consideriamo i temi principali che lo interessano: lavoratori della conoscenza, condizioni del lavoro atipico, concentrazioni editoriali che indeboliscono l’esistenza di un’editoria di qualità, effetti perversi del berlusconismo, quale sottocultura cinica e individualista, ecc. La maggior parte di questi temi, nel nostro paese, sono presenti nel dibattito politico e culturale almeno da una decina d’anni, a volte da un ventennio. Fin dall’inizio degli anni Novanta, ad esempio, la rivista Luogo Comune aveva avviato un’analisi del lavoro intellettuale a partire dal nuovo modello di produzione post-fordista, ponendo alcune delle premesse teoriche per movimenti come quello dei precari organizzati, attivi nelle manifestazioni del Mayday e sotto la sigla di San Precario. Il dibattito sulle concentrazioni editoriali emerge in quegli stessi anni, essendo consecutivo all’acquisizione della Mondadori da parte di Berlusconi nel gennaio 1990. Leggi tutto "Tempismo di TQ"

Uomo che cade. Una distruzione d’immagini di distruzione

Mauro Carbone

Due anni fa, con l’ottavo anniversario dell’11 settembre 2001, è arrivata la notizia che dal “Memorial & Museum” che gli sarà dedicato a New York verranno escluse, tra le altre, anche le terribili immagini delle persone che si gettavano dalle Twin Towers in fiamme. Immagini che, inevitabilmente ed indelebilmente, si sono impresse nella nostra memoria e che, nel contempo, con insistenza uguale e contraria, sono divenute oggetto di una martellante strategia di rimozione, di cui la notizia sopra citata potrebbe sintetizzare l’ideale approdo. Immagini, insomma, contro il cui intollerabile impatto è da tempo ingaggiata una lotta senza quartiere la cui posta in gioco è la memoria collettiva – “e perciò l’oblio collettivo”, come è stato opportunamente sottolineato[1] – dell’evento che ha aperto in maniera sconvolgente il XXI secolo. Leggi tutto "Uomo che cade. Una distruzione d’immagini di distruzione"