Scrivevo il Palmiro

Luigi Di Ruscio

Il Palmiro, il mio romanzo pubblicato dalla Baldini&Castoldi, ho iniziato a scriverlo verso il 1954, avevo preso nella sezione del partito comunista di Fermo manifestini non distribuiti e scaduti. Scrissi un centinaio di fogli, nel 1957 migro in Norvegia e verso i primi anni degli anni sessanta ritornato a Fermo per le ferie ritrovo la prima stesura del Palmiro e la porto con me ad Oslo, mi misi a riscrivere tutto e ci fu una specie di catarsi, il tono piagnucoloso crepuscolare della prima stesura si trasformo i una scrittura allegra, scrivevo e ridevo continuamente tanto che mia moglie credeva che fossi diventato matto. Una confessione, tutti i personaggi del Palmiro sono stati scritti pensando a persone reali. Non potevo più vivere a Fermo, la piazza del popolo di Fermo era proprio quella vagina dentata. Riuscivo a svegliarmi pieno di sudore, anche il materasso pieno di sudore. Leggi tutto "Scrivevo il Palmiro"

Eros ed elaborazione delle informazioni

Gherardo Bortolotti

Uno dei tratti caratteristici della fantascienza cosiddetta cyberpunk, e uno dei motori del suo fascino, almeno per quel che mi riguarda, sembra essere la sovrapposizione ricorrente di eros ed elaborazione delle informazioni. In William Gibson, per esempio, il cyberspazio diventa il luogo di malinconici fantasmi amorosi; allo stesso modo, un oggetto virtuale come l'aidoru diventa passibile di nozze. Neal Stephenson, nella figura dei tamburini dell'Era del diamante, esplicita la cosa al punto da mettere in gioco la nanotecnologia per permettere al coito di diventare elaborazione di dati tout court. In Fairyland, Paul J. McAuley sposta la figura dell'hacker dall'informatica alla genetica e finisce per applicarne l'opera ai corpi perversi e, soprattutto, polimorfi delle "bambole", prostitute semicoscienti progettate e generate in laboratorio.

In qualche modo, sembrerebbe che la somma astronomica delle informazioni, il loro attraversamento, la loro manipolazione e l'accesso alle loro sedi diventino le articolazioni di una specifica dimensione del piacere, che ricorda quella già individuata da J. G. Ballard. Lo scrittore inglese, non per nulla considerato uno dei padri spirituali del cyberpunk, tematizza ripetutamente, ne La mostra delle atrocità e in Crash per esempio, questa sua fascinazione per l'inorganico, per il pre- o il post-umano, una fascinazione che condivide, con quella cyberpunk, una specie di pulsione negativa, verso la dissoluzione schizofrenica del soggetto nello spazio di ciò che è inerte. Leggi tutto "Eros ed elaborazione delle informazioni"

Non è un problema di artigianato

Una cosa che mi trovo spesso a dichiarare è che la letteratura, comunque, non è un problema di artigianato, di maestria tecnica o di stile. E, per come intendo io la letteratura, questa è un'affermazione ovvia.

La metafora artigiana, tuttavia, è un modo di interpretare la letteratura ancora molto forte. Le ragioni sono varie. Da una parte, per esempio, c'è il fatto che una rappresentazione di questo tipo sottolinea l’investimento in sapere tecnico che la letteratura, per come la conosciamo, ha comportato e che ne ha giustificato, in vari termini, la specificità ed i meccanismi di selezione e di attribuzione di ruolo a cui, come sapere appunto, ha dato luogo. Da un'altra parte ancora, nella pratica quotidiana, non si può non riconoscere che lo scrivere letterario prevede tutta una serie di operazioni “manuali”, di limatura, scelta, messa in opera etc. che vengono convenientemente rispecchiate nell’immagine artigiana. La metafora artigiana, per di più, trova una forza ulteriore nella riduzione del testo a prodotto, che a sua volta implica. Una riduzione che privilegia la parte "visibile" del testo (escludendo, per esempio, la sua continua rigenerazione in seno alla lettura - per non parlare della sua eventuale natura meramente orale) e che contribuisce a collocare la letteratura nello schema più generale di produzione/consumo in cui praticamente ogni nostra esperienza, ai tempi del capitalismo, viene inquadrata. Leggi tutto "Non è un problema di artigianato"

Seconda interrogazione sul mezzo

Milli Graffi

Cerco di capire che cosa sia questa scrittura che invade il web e che è molto diversa da tutte le fome di scrittura conosciute finora. Una caratteristica predominante è la firma, anzi la mancanza della firma. Non ci sono più i cognomi, in linea di massima, e la firma si regge sull’uso di nomi propri molto comuni. Vien da pensare che più che scrittura siano pratiche che appartengono all’oralità. L’oralità esercita un fascino potente, perché ha le stigmate dell’autenticità, del pulsare in presa diretta con il senso/sentimento dei singoli, e inoltre facilita il rifiuto della razionalizzazione, degli obblighi burocratici delle grammatiche ecc, ecc. Gli  studi di Havelock e di Ong sull’oralità degli antichi, se mi ricordo bene, oltre a esaltare le qualità di un modus inventivo che è alla base di tutta la poesia occidentale, affermavano anche che l’oralità aveva un deciso carattere conservativo. Leggi tutto "Seconda interrogazione sul mezzo"

Interrogazione sul mezzo

Milli Graffi

Questa settimana spendo il mio gettone di presenza su questo blog muovendo qualche timido passo nel tentativo di capire che cosa sia la scrittura che viene avviata online sui blog. Sembrano pagine di diario senza contenitore cioè con quella cornice minima che è appunto definita diario e alla quale un lettore si avvicina con la curiosità di chi va a scoprire possibili segreti o perlomeno illuminanti idiosincrasie. E invece no, l’effetto non è quello del diario. Il diario come autoriflessione per quanto libera è sempre rivolta su se stessa e perciò produce un effetto autocontenente, si produce come capacità di contenersi dentro lo spazio che va inventandosi. Penso che persino il diario di uno psicotico riesca a prodursi come contenitore, o forse più che mai il diario dello psicotico è un contenitore. Invece la scrittura sui blog ha questo effetto di essere stracciata sbrindellata in uno spazio di libertà così immenso da diventare vago. Leggi tutto "Interrogazione sul mezzo"

Seconda interrogazione sul mezzo

Milli Graffi

Cerco di capire che cosa sia questa scrittura che invade il web e che è molto diversa da tutte le fome di scrittura conosciute finora. Una caratteristica predominante è la firma, anzi la mancanza della firma. Non ci sono più i cognomi, in linea di massima, e la firma si regge sull’uso di nomi propri molto comuni. Vien da pensare che più che scrittura siano pratiche che appartengono all’oralità. L’oralità esercita un fascino potente, perché ha le stigmate dell’autenticità, del pulsare in presa diretta con il senso/sentimento dei singoli, e inoltre facilita il rifiuto della razionalizzazione, degli obblighi burocratici delle grammatiche ecc, ecc. Gli  studi di Havelock e di Ong sull’oralità degli antichi, se mi ricordo bene, oltre a esaltare le qualità di un modus inventivo che è alla base di tutta la poesia occidentale, affermavano anche che l’oralità aveva un deciso carattere conservativo. Leggi tutto "Seconda interrogazione sul mezzo"