Il Semaforo di Alfabeta2

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Con l'ultimo nuovo investimento di dieci milioni di dollari, il numero delle opere in traduzione pubblicate da AmazonCrossing dovrebbe continuare a salire. Il che significa che AmazonCrossing sarà quasi certamente il più grande editore di letteratura tradotta negli Stati Uniti almeno per i prossimi cinque anni.

Alex Shephard, How Amazon Quietly Became America's Biggest Publisher of Translated Literature, New Republic 19 ottobre 2015

Paradossi

C'è chi sostiene, come l'economista Robert J. Gordon, che il tasso di crescita della produttività fondata sulla tecnologia rallenterà o sta già rallentando. Lo storico della tecnologia Vaclav Smil sostiene analogamente che il diciannovesimo secolo ha visto innovazioni di gran lunga più importanti rispetto a qualsiasi periodo precedente o successivo. L'analisi sembra plausibile. Il frutto maturo della innovazione tecnologica è già stato colto. Ogni sviluppo tecnologico è più complesso di quello che l'ha preceduto. Era più facile inventare il motore a vapore rispetto al motore a combustione interna, che era un gioco da bambini rispetto al reattore nucleare. Se la crescita della produttività attraverso l'innovazione tecnologica si stabilizza mentre la popolazione cresce in modo esponenziale, il risultato potrebbe essere un paradosso: un mondo molto più tecnologicamente avanzato del nostro, in cui la maggior parte delle persone vive in condizioni di povertà disperata.

Michael Lind, The Shape of Things To Come, The Smart Set, 19 ottobre 201

Sconti

I creatori dell'edizione rumena del Monopoli potrebbero prendere in considerazione l'idea di cambiare la carta “Uscite gratis di prigione" con una che porta l'indicazione “Ha scritto un libro in prigione". Una modifica legislativa del 2013 consente ai detenuti di rivendicare uno sconto di trenta giorni sulla loro detenzione per ogni opera che pubblicano in carcere. Questo ha indotto magnati rumeni e politici accusati di corruzione a lanciarsi in una frenetica attività di scrittura.

Time Off for Bad Prose, The Economist, 24 ottobre 2015

 

Il Semaforo di Alfabeta2 è a cura di Maria Teresa Carbone

Come volevasi dimostrare

Michele Emmer

Come vive un matematico? In una casa ordinata, cura i suoi pesci, i suoi vestiti, la sua vita è prestabilita, una vita solitaria. Ma ha un sogno, vuole diventare un matematico importante, vuole pubblicare le sue ultime ricerche su riviste importanti. Ed in Romania non c’è ne sono. Bisogna inviare i propri lavori in Francia, negli USA. Il problema è che non si può. Siamo in Romania al tempo di Nicolae Ceausescu all’inizio di quello che sarà l’ultimo piano quinquennale del Partito Comunista Rumeno.

È il 1984. Avere contatti con l’estero, viaggiare e persino pubblicare articoli scientifici all’estero non è consentito se non ad alcuni privilegiati. Tra cui la moglie di Ceausescu Elena Petrescu, che benché priva della licenza elementare, e a malapena alfabeta, si fece conferire una laurea in chimica ed eleggere presidente del più importante istituto di ricerca chimica della Romania. Pubblicò a suo nome sulle riviste specializzate i risultati delle ricerche di alcuni famosi scienziati romeni, da lei costretti a cedergliele. Si adoperò per ottenere riconoscimenti accademici anche all'estero: durante il periodo in cui il marito fu a capo della Romania ricevette lauree honoris causa da quasi tutti i Paesi in cui andò in visita (fonte: it.wikipedia.org/wiki/Elena_Ceausescu).

Ma lui, Sorin Parvu, un matematico di genio che non riesce a concludere il suo dottorato, non fa parte di questo ristretto gruppo. Non vuole lasciare il suo paese, ammesso che riuscisse a farlo. Il suo amico matematico è andato in Francia, ora è un matematico conosciuto, apprezzato. Ma lui vuole restare. Ma vorrebbe che il valore scientifico di quello che scrive venisse apprezzato, resta per fare quello che può e deve fare. Un suo articolo è arrivato negli USA, è stato pubblicato.

E uno dei modi per fare carriera, almeno nella Romania di quegli anni, o almeno per avere una vita tranquilla, è quella di prestare attenzione a che cosa fanno i tuoi colleghi, spiare insomma, carpire informazioni. Con le informazioni si va avanti, bisogna cercare di incastrare i propri colleghi, scoprire che cosa hanno in mente. Ma lui non è così, non vuole entrare in questo giro perverso. Nel paese ci sono le file per la benzina, la vita è difficile, si potrebbe facilitarla. E lei, Elena Buciuman, la moglie del matematico andato in Francia, è costretta a lavorare, deve cercare informazioni anche lei, se vuole ottenere di andarsene con la bambina.

Deve trovare notizie anche se non esistono. Si possono anche inventare le informazioni sugli altri. Lui insegna Analisi Matematica. Lei, che si occupa di informatica, è contattata da un membro del partito che non si pone domande, Alecu Voican, un rigido ispettore del Dipartimento di Sicurezza, frustrato per non aver fatto carriera e che recluta le nuove spie. Indaghiamo, non siamo spie, ma certo se uno vuol mandare un manoscritto all’estero, anche se di matematica, soprattutto se di matematica, ci deve essere qualcosa sotto. Un complotto. Manoscritto su cui non è stata fatta alcuna verifica. Che nessun ben comprende nel suo contenuto scientifico, ma questo è un aspetto secondario. Conta il fatto formale della pubblicazione all’estero.

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Si tratta di trovare informazioni, costruirle, se necessario, e risolvere il caso. Se non si risolve il caso non si fa carriera e la vita si complica. Perché quando le cose si complicano non si possono tenere troppo in conto le necessità altrui, QED (Come volevasi dimostrare). Elena e Sorin parlano di algoritmi. Lei deve trovare le prove, così riuscirà a fuggire.

Il matematico fuggito era pragmatico. Ha fatto bene “Vive la France”, esclama Sorin. Ma basta con la matematica. La matematica non ha frontiere. Se non pubblichi non esisti. A me non mi pubblica nessuno. Lemmi e dilemmi, tra matematica e vita. Elena vuole partire in cambio della delazione sul collega matematico che vuole pubblicare all’estero. E lui le consegna un suo articolo, che sarà il lasciapassare per lei e la prigione per Sorin. Lui è un matematico normale, con una vita anonima, che lavora alla lavagna. Ma ha questa ambizione, del tutto normale, di pubblicare su una rivista internazionale, di far sapere che esiste.

Film in bianco e nero, lento, riflessivo, un film malinconico su quello che è accaduto, e che avrebbe e dovuto essere diverso, dando prospettive e possibilità a tutti, compresi i matematici sognatori, attenti e riflessivi e magari geniali. Un bianco e nero necessario, senza colore, per quelle vite senza senso. Da parte di una persona razionale, logica ma paziente, non un rivoluzionario, ma cosciente. Rovinando la vita di tante persone per tanti anni.

Opera seconda di Andrei Gruzsniczki. Molto diversa dal famoso Le vite degli altri, meno cinematografico del vincitore dell'Oscar, per nulla spettacolare. Che non punta sullo spionaggio, ma considera anche quello parte di una vita logicamente insensata. Per un matematico poi….

Quod Erat Demonstrandum, film Romeno del 2013, regia e sceneggiatura di Andrei Gruzsniczki con Ofelia Popii, Sorin Leoveanu, Florin Piersic Jr., Virgil Ogasanu, Tora Vasilescu. Premio speciale della giuria al festival del cinema di Roma 2013, in attesa di distribuzione in Italia. Si vedrà a fine marzo al convegno Matematica e cultura.

No hope in Romania

Florin Flueras  intervistato da Franco Berardi Bifo

Avete annunciato la candidatura alle elezioni presidenziali della Romania con una lista che si chiama NO HOPE. Qual è il vostro scopo? Quali sono i vostri programmi? Pensate davvero di poter cambiare il corso delle cose in Romania?

Siamo un gruppo di persone che proviene per la maggior parte dalla performance e dalla danza professionale. A un certo punto non abbiamo potuto più evitare di porci una domanda fondamentale a proposito della nostra arte. Quale interesse può avere fare performance nel teatro, che interesse ha aggiungere un altro spettacolo alla società dello spettacolo generalizzato? A partire da questa domanda abbiamo iniziato quella che chiamiamo pratica postspettacolare, con l’intenzione di portare le nostre capacità di performer sulla scena principale, quella dei mass media e della politica. La candidatura è un modo per entrare nel dibattito ufficiale, essenzialmente un modo per entrare nella scena televisiva.  Non andiamo in televisione per annunciare un’alternativa o un altro programma: andiamo in televisione  per rivelare cosa c’è dietro la scena dello spettacolo del potere. Non entriamo nella vita politica perché abbiamo una soluzione, ma per sollevare le questioni che sono abitualmente evitate e per decostruire le soluzioni ufficiali, per creare le premesse perché possa manifestarsi l’intelligenza collettiva. Leggi tutto "No hope in Romania"

L’orfana dell’Europa

Oana Parvan

La Romania è un paese dall’anima duplice. Un’anima appartiene all’Oriente, coi suoi storici domini ottomani e sovietici, un’altra all’Occidente, alla Roma del suo Traiano e agli Hohenzollern (famiglia nobile austriaca alla guida della monarchia rumena). Questo destino oscillante è dovuto alla delicata posizione geografica del paese, collocato alle porte dell’Oriente, quindi permeabile a influenze politiche spesso in conflitto.

Ma nel popolo rumeno è stata sempre viva una tensione verso lo spazio immaginario dell’Occidente – inteso come spazio della modernità e della civiltà, in cui si sarebbe sempre voluto essere inclusi. L’Occidente ha agito sempre da ideale: politico e culturale. Si dice tuttoggi, nel linguaggio comune, per spiegare qualche difetto della società rumena, come la corruzione o la volgarità «Siamo degli orientali…». L’Oriente è inconsciamente fonte del male. Così è stato percepito lungamente anche dai politici rumeni, che mai hanno voluto fare i conti con i grandi poteri che si trovavano alle loro spalle, i poteri dell’Est. Leggi tutto "L’orfana dell’Europa"