Dai nostri inviati a Tassimodas

Augusto Illuminati

Mentre l’ennesima tragedia si abbatteva su una generazione sfortunata, la farsa andava in scena nel grande reality nazionale. Copiando sfacciatamente la Caterina Guzzanti inviata sul luogo del delitto a Tassimodas, si è esibito a Brindisi il meglio della stampa, Tv, magistratura e ceto politico italiano (con un filo di maggior riservatezza riconoscibile alle due ministre competenti), non senza evidenti danni alle investigazioni e rischi di incitamento al linciaggio. All’inizio, e sull’onda dello choc, il corale incitamento all’unità nazionale e alla concordia degli animi: Quirinale, vescovo, Papa, Bersani, Casini, Berlusconi (!), tutti preoccupati del conflitto sociale, della violenza e soprattutto di elezioni anticipate. Ci hanno risparmiato - mi sembra - solo Capezzone e la Santanchè.

Poi l’altrettanto corale evocazione della mafia, via via frammentata in specificazioni capziose: non la Sacra Corona Unita, che non ha interesse a esporsi così a casa propria (Mesagne, da cui provenivano le vittime, è un suo feudo storico), piuttosto la mafia siciliana, ma troppo fuori casa e fuori tempo, magari una scheggia impazzita (adesso ci sono i mafiosi «informali» dopo gli anarchici e i servizi deviati), e alla fine a sostenere la tesi ci sono rimasti solo i mafiologhi storici e l’inevitabile Saviano. Il tutto condito con un’insopportabile retorica sulla legalità, in una paese dove il responsabile operativo e il suggeritore politico di Genova 2001 (Diaz e Bolzaneto, per non dimenticare), De Gennaro e Fini, sono, rispettivamente, sottosegretario alla sicurezza di freschissima nomina e presidente di lungo corso della Camera. Legalità e continuità.

Nel frattempo Veltroni ha sostenuto la plausibilità del delitto passionale, l’illuminato Mentana ha sostenuto, senza scoppiare a ridere, la tesi del complotto islamico per punire le femmine scostumate di una scuola intitolata a una femmina (immaginiamo i barbuti qaedisti cercare Brindisi su Google Earth dal fondo di una vallata afghana o in un villaggio maghrebino), PS, CC e GdF hanno passato al setaccio le liste di sbarco dei traghetti per individuare un anarchico greco, mentre per fortuna o distrazione ci è stato risparmiato quello no-Tav. Alla fine è prevalsa l’indicazione pluriversa del folle isolato, del sociopatico che odia il mondo e ghigna impugnando il telecomando e il procuratore locale, per fare uno sgarbo a quello distrettuale anti-mafia, ha lasciato esfiltrare il video relativo (altrimenti chi l’ha dato alla Tv, lo Spirito Santo?). Addosso al disabile, taciturno, con compagna romena e figlioletta poppante (ma non era sociopatico?), capace malgrado la zoppia e un solo braccio buono di trascinare le bombole e organizzare il tutto senza aiuto. Inquinamento delle prove, parole, parole e prevedibile buco nell’acqua, come da rituale dichiarazione post-rilascio del sospettato: nessuna pista va esclusa.

Mettendo da parte il lutto e la vergogna, una considerazione oggettiva. Il terrorismo intimidatorio ha una lunga tradizione in Italia e il momento si presta a meraviglia. La sua efficacia è però oggi minore che negli anni ’70 e nel 1992-1993, proprio perché subito degradato in reality. Le note inesorabili con cui a mezzanotte si annunciava la fine delle trasmissioni dell’unico canale Tv in bianco e nero annullavano il golpe del geniale Vogliamo i colonnelli monicelliano, il golpe e autogolpe fordista. Oggi, in epoca postfordista di Facebook e Tv interattiva, la proliferazione dei commenti disperde il terrore e i riflessi d’ordine in un interminabile chiacchiericcio. Il golpe lo fa la grande finanza, non i militari. Berlusconi è stato rimosso dalla Bce non dai carabinieri, come qualche improvvido aveva auspicato. Resta da sperare che una generazione martoriata dalla precarietà, dalla disoccupazione e ora anche dalle bombe faccia saltare, prima o poi, questo gioco immondo, come la speculazione finanziaria sta facendo saltare l’economia.

La borghesia mafiosa e la deriva criminale del capitalismo

Tonino Perna

Premessa

Partiamo da una constatazione che può sembrare una banalità: in un sistema capitalistico la classe sociale che controlla i flussi di capitale ha il potere, comanda, diventa classe dirigente. Ne consegue che quando cambia il modo con cui si conquistano e controllano grandi flussi di capitale, cambia la società e le stesse istituzioni. Ed è questo lo scenario con cui dobbiamo fare i conti e che cercheremo sinteticamente di analizzare in queste note, tenendo presente i contributi di Umberto Santino – uno dei massimi studiosi della mafia siciliana – sull’origine e la complessità del fenomeno, di Ugo Biggeri – presidente della Banca popolare Etica – sull’intreccio tra capitali illegali e mondo della finanza, e di Tonio dell’Olio – presidente di Libera Internazionale – sui caratteri globali del fenomeno, nonché sulle risposte concrete che la società civile organizzata sta portando avanti (uso dei beni confiscati alle mafie). Leggi tutto "La borghesia mafiosa e la deriva criminale del capitalismo"

Oltre Saviano – Notarella sull’intellettualità

Antonio e Vincenzo (Bartleby)

La lettera di Saviano, sulla manifestazione del 14 dicembre indirizzata agli studenti ha innescato una serie di reazioni che ben rendono conto della vivacità di questo movimento, della sua sicurezza nell'affrontare anche un mostro sacro (o homo sacer?) come l'autore di Gomorra. I racconti e le considerazioni di chi ha partecipato a quella giornata di mobilitazione ci pare dimostrino che i movimenti stanno sviluppando la capacità di raccontarsi con proprie parole, immagini e suoni, in autonomia. È grazie a ciò che quella lettera è stata -efficacemente- respinta al mittente. Ora, però, ci pare opportuno fare un passo ulteriore: riflettere sul ruolo dell'intellettuale. Leggi tutto "Oltre Saviano – Notarella sull’intellettualità"

Il complesso di Saviano (Non solo di Alessandro Dal Lago)

Andrea Cortellessa

 

Come dice Alessandro Dal Lago nel ripeterli a sua volta, troppo facile è citare il Galileo di Brecht, «sventurata la terra che ha bisogno di eroi». Ma tale sventura non si può certo imputare a coloro che come eroi vengono percepiti: e ai quali come tali, magari, tocca comportarsi. Sta di fatto che i primi sventurati sono proprio coloro il cui comportamento riceve mercede simile a quella toccata a Roberto Saviano. Al libro di Dal Lago, invece (Eroi di carta. Il caso Gomorra e altre epopee, manifestolibri), sono arrise una visibilità mediatica altrettanto sproporzionata, cioè una strumentalizzazione altrettanto spregiudicata, di quella da lui stigmatizzata in Saviano. Leggi tutto "Il complesso di Saviano (Non solo di Alessandro Dal Lago)"