Ateo e pensante

Franco Buffoni

Preferisco laico, in una accezione sempre più ampia, con la sua intrinseca connotazione etimologica “popolare”. Ateo contiene in sé la negazione di una caratteristica. La credenza viene a presupporsi come generale e “naturale” e io dovrei sentirmi definito dalla sua mancanza, menomato nella credenza. Io non sono senza qualcosa: non sono nemmeno “non credente”, come per fortuna non sono “non vedente”.
 Ateo e non credente presuppongono etimologicamente che nella norma siano i credenti. E quindi che sia io, magari, a dover dare delle spiegazioni. Laddove – dall’Umanesimo in poi – a dare delle spiegazioni dovrebbero essere i “credenti”. Almeno per quanto attiene la deformazione dei processi di conoscenza che la credenza produce.
Perché è vero che se mi dicono che nel parco dietro casa c’è Nembo Kid che svolazza, io non sono tenuto a dimostrare il contrario. Ma se tutti i miei vicini sostengono che c’è Nembo Kid che svolazza, io comincio a sentirmi a disagio. Leggi tutto "Ateo e pensante"