“Abbiamo bisogno di cambiare il mondo, ed è urgente”

Rachel Kushner

Un mio amico di Milano, il primo italiano con cui mi è capitato di parlare di Nanni Balestrini, ha detto: “Nanni? Quando stava per essere arrestato, l'ho portato in macchina in val d'Aosta per aiutarlo a scappare. È passato in Francia con gli sci e io l'ho ripreso a Chamonix”. Con questo amico pensavo che avremmo semplicemente discusso la poesia di Nanni, la sua arte, i suoi romanzi. Forse la sua politica, non una vita in fuga. Ma la vita, e la politica, e l'arte, sono in qualche modo perfettamente fuse nello spirito di Nanni, per cui sentire che il mio amico lo aveva aiutato a salvarsi in Francia nel giro di vite dei tardi anni '70 non avrebbe dovuto sorprendermi.

In realtà a colpirmi davvero è stata l'idea che Nanni sapesse sciare abbastanza bene da passare il Monte Bianco in sci. In seguito ho saputo che insieme a lui c'era un istruttore. Più volte con Nanni ho cercato di sapere di più su questo fatto, ma a Nanni non sempre piacevano le domande. Una domanda per lui era spesso una scorciatoia per la banalità. Quando l'ho incontrato la prima volta, l'ho subissato di domande sulle persone che aveva conosciuto, sulla sua scrittura, sulla politica dell'autonomia, ma lui mi ha posato una mano sul braccio e ha detto: “Ascolta, parliamo del vino da scegliere. Questo è un pranzo. Siamo a pranzo. Siamo in un ristorante. Comportiamoci da persone civili. Decidiamo cosa mangiare, cosa bere, magari parliamo del tempo. Il resto può aspettare”.

In quel pranzo, quando alla fine siamo arrivati a parlare di politica, è stato molto serio, e astuto, e si è concentrato sulla vita oggi, e sulla vita nel futuro, senza nostalgia, anche se non ha avuto esitazioni nel parlare del passato. Come mi ha detto in seguito, quando l'ho intervistato in modo più formale: “Più che nostalgico, mi considero fortunato per essere vissuto in un periodo straordinario e felice. Ma sarebbe insensato cercare in quel periodo qualcosa che anticipi o qualcosa che possa servire oggi, in una situazione completamente diversa quale è quella in cui ci troviamo, quarant'anni dopo. Tutto è diverso, tutto è cambiato. A servirci sono nuove idee, ed è un obiettivo sempre più difficile da raggiungere. Quegli anni ci offrono solo uno stimolo, o meglio un imperativo: che abbiamo bisogno di cambiare il mondo, e che questo è possibile, necessario, urgente”.

Quel giorno, dopo che abbiamo finito di mangiare, siamo andati nel suo studio per guardare i suoi lavori, i suoi libri. Diverse ore più tardi, mi ha accompagnato a piedi alla stazione. Ci siamo salutati al varco che possono superare solo i passeggeri muniti di biglietto. Ho continuato a voltarmi e Nanni era lì, fermo dove ci eravamo congedati. È rimasto finché il mio treno è arrivato e io sono salita. In qualche modo, in quel momento prolungato in cui lo osservavo fermo a guardarmi, sapevo che non lo avrei più rivisto e mi sono sentita molto triste, e insieme fortunata.

Nanni non ha mai risposto alla domanda per me più importante su Vogliamo tutto. Volevo saperne di più su Alfonso, la persona che ha ispirato quella voce. Ora, guardandomi indietro, non so bene perché lo considerassi così importante. Il punto, credo, è che non riuscivo a capire come Nanni avesse scritto un romanzo così perfetto, un'epopea che assume una voce che canta con tanta forza e comicità e rabbia, e tuttavia ci dà il senso di migliaia, di moltitudini di Alfonso. Chi era questo tizio, Alfonso, com'era davvero? In un certo senso, pensavo che leggere Vogliamo tutto significava immergersi nello spirito di quest'uomo speciale, il leggendario Alfonso. E più ne avessi saputo, più mi sarei calata in lui. Ma Nanni è stato molto cocciuto nel suo rifiuto di dirmi qualcosa su Alfonso. Ha detto: “Tu cerchi di costringermi a ridare ad Alfonso la sua individualità. Questo è l'opposto di quello che io volevo fare nel libro, dove lui non ha nome. Non posso farlo”. Pure, io mi stupisco all'idea che un imperativo artistico sia un imperativo assoluto. Per Nanni Balestrini, non c'è differenza e non c'è compromesso.

Semaforo Balestrini

Maria Teresa Carbone

Nanni Balestrini, Rubens. Come s'impara, 1964

Città

Io sono completamento alieno all’idea del genius loci, questa idea che uno porti in sé la città dov’è nato, cresciuto… Io a Milano sono stato fino ai 25 anni, mi sono trasferito a Roma che ne avevo 26, ma da allora vengo a Milano praticamente ogni mese. In questi sessant’anni è stato un continuo avanti e indietro tra Roma e Milano, che per me sono contigue, è come cambiare quartiere. Non sento nostalgia per nessuna delle città in cui ho vissuto, né per Milano né per Roma, né per Parigi, né per Berlino. Potrei vivere ovunque. (…) Ogni città è interessante, meravigliosa. Se pensi bene a cos’è una città, è un posto in mezzo alla natura, al niente, in cui gli uomini si sono messi insieme a costruire prima delle capanne, poi delle case, poi dei monumenti, poi dei grattacieli, poi delle metropolitane… È un lavoro pazzesco. La città è una cosa straordinaria, la cosa più bella che esista, anche una città piccola, anche una cittadina, anche un paese.

Nanni Balestrini intervistato da Stella Succi (in Le cronache di Nanni, The Towner, 18 marzo 2016)

Dandy

In settembre ho finalmente incontrato Balestrini – o più precisamente, è lui che ha incontrato me: aveva preso un taxi fino all'aeroporto di Fiumicino in attesa del mio arrivo. Siamo andati in città e abbiamo pranzato insieme. Balestrini ha 81 anni ma ne dimostra una sessantina e ha del dandy raffinato e del perfetto gentleman più di qualsiasi anarcocomunista io abbia mai conosciuto. Quando mi sono lanciata in una serie di domande a raffica sulla sua vita nel movimento, ha detto: “Questo è un pranzo, non una ricerca biografica”, e si è occupato del vino da ordinare. Ogni cosa al suo posto.

Rachel Kushner, “I am interested in collective characters”. An interview with Nanni Balestrini, The Nation, 17 novembre 2016

Industria culturale

È difficile pensare cosa può essere un italiano medio. Penso si debba piuttosto parlare di consumo della cultura e di creazione. Il termine "industria culturale" presuppone dei consumatori e dei ricavi, misurabili in quantità di pubblico. Da esso deve dunque trovare una risposta, adeguandosi ai suoi gusti o almeno alle sue aspettative. La creazione si svolge invece su un altro piano, quello della ricerca che, come per la scienza, non dovrebbe essere condizionata da immediati riscontri di mercato. Ma purtroppo questo non avviene quasi mai, e tanto meno in un paese così malridotto come è il nostro oggi.

Nanni Balestrini, intervistato da Dario Alfieri (in Progetto Babele, senza data, 2006 o 2007)

Regia

(…) Mi piacevano i nostri appuntamenti perché avevano sempre il sapore complice e furtivo di chi progetta e costruisce, sia pur contro i mulini a vento. E mi ricordo questa complicità disperata, negli anni della prima stesura de L’orda d’oro. Anni maledetti di solitudine, circondati dal deserto, dall’esilio, dalla galera, dall’eroina, dal tradimento. In quelle stanze piene di libri trasportati con grandi valigie, automobili, furgoni, e ammucchiati alle pareti fino al soffitto. I nostri libri, salvati dai roghi dell’odio e della paura dei nemici, dalla dimenticanza del sentimento di una irreparabile sconfitta dei nostri vecchi compagni. Io, ragazzo di bottega, a catalogare, selezionare, predisporre il materiale grezzo. Tu a scrivere incessantemente con una scalcinata macchina meccanica con il tasto della a rotto, che dovevi risollevare dal rullo con il dito quasi a ogni parola. E Nanni Balestrini, silenzioso, in fondo al grande tavolo, alla regia, a leggere, correggere, aggiungere, tagliare, spostare, rimontare, segnalare lacune e incongruenze, suggerire migliorie. Così per ore, giorni, settimane e mesi tra Roma e Milano. (…)

Sergio Bianchi, Mescolando il riso alle lacrime. In memoria di Primo Moroni, DeriveApprodi 2018

Sport

Una volta ho chiesto a un mio amico, uno di Milano che sembra conoscere un sacco di gente, se aveva sentito parlare di Nanni Balestrini. Il mio amico è nel giro dell'arte, e non ero sicura se avesse mai letto le cose di Balestrini. Eravamo nella cucina del mio amico e lui mi stava preparando un'insalata. Si è fermato e mi ha detto: “Balestrini? Nanni? Ma l'ho aiutato a scappare in Francia!”. Così è venuto fuori che nel 1979, quando Balestrini stava per essere arrestato per cosiddette attività insurrezionali contro lo stato, come tanti altri allora, questo amico gli aveva procurato gli sci e l'equipaggiamento. Poi lo aveva portato con la macchina in montagna, aveva passato il confine con la Francia e aveva aspettato a Chamonix che Balestrini venisse giù sciando. Pensai all'unica foto che avevo visto di Balestrini, alla sciarpa che portava in modo elaborato ed elegante: un uomo che dava l'idea di essere bohémien e sofisticato, più che atletico. Ho chiesto: “Ma Balestrini scia?”. Il mio amico ha proteso le mani enfaticamente, e ha detto: “Piuttosto bene... quando vuole!”.

Rachel Kushner, Popular Mechanics, The New Republic, 21 giugno 2016

Trasgressione

Destinato farsescamente alla formazione del principe, il Momus si rivela (…) come l'antiprincipe, il libro della distruzione di ogni ordine e di ogni potere. In attesa che nel suo humus, o nella camera oscura della storia, prenda forma la nuova immagine di un nuovo Principe, quello che sulla trasgressione fonderà il suo potere.

Nanni Balestrini, dalla presentazione del libro di Leon Battista Alberti Momo o del principe (Costa & Nolan 1986)

I lanciafiamme

Rossana Campo

L’ho trovato, alla fine, di chi era quel ritmo, quella scrittura che mi veniva in mente e continuava a ritornare ogni tanto mentre leggevo lo strabordante e assai originale romanzo di Rachel Kushner, I lanciafiamme. Era il famoso finale dell’ultima pagina di On the Road di Jack Kerouac, E così in America, quando il sole va giù e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi lunghissimi cieli sopra il New Jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa fino alla costa Occidentale, e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità… eccetera.

Sì forse perché anche tutto questo lungo racconto della scrittrice americana parla di strade, e di velocità e di motociclette e di meccanica e tutti i personaggi sono spinti da un fuoco che li muove in direzione opposta a quella di chi ha deciso di essere stanziale, di continuare a vivere dove è nato e di accettare le leggi sociali come sono. Qui tutti i personaggi percorrono le strade del mondo, a cominciare dalla bionda protagonista che viene chiamata Reno con riferimento alla sua città del Nevada, e che incontriamo subito, a partire dal secondo capitolo, vestita di pelle e sfrecciante per le ampie strade d’America su una moto Valera, Nelle Salt Flats, sole e sale cospiravano producendo una miscela luminosa e calda che penetrava da tutte le direzioni, riflettendo raggi che rimbalzavano dal terreno, bruciandomi, attraverso la tuta in pelle, il lato posteriore delle cosce

Reno adora le moto e la velocità fin da quando ha 14 anni, perché nel tenermi ben salda durante impennate e salti imparai ben presto ad avere fiducia, e quando a vent’anni si lancia verso New York decide di unire la passione per le moto col sacro fuoco artistico. Sono gli anni ‘70 e anche se all’inizio si sente sola e completamente tagliata fuori da quella metropoli piena di gente brillante, artistica e mondana, riuscirà presto a mettersi in un giro interessante di artisti che espongono nelle gallerie più alla moda e che sono affascinanti e tenebrosi quanto basta, sfuggenti il giusto e ricchi senza sfoggio. Reno si immerge anima e corpo nei molti incontri e cene con chiacchiere a raffica e narrazioni di sé e del mondo, e quando incappa nell’artista italiano Sandro Valera, erede degli industriali italiani delle motociclette, è coup de foudre e da lì seguirà un viaggio in Italia dove si troverà prima nella quiete borghese in una gran villa sul lago di Como poi di colpo in mezzo a manifestazioni e scioperi della contestazione degli anni ’70 (il libro è anche dedicato a quell’Anna che fu la protagonista del famoso film di Grifi del ’75 che riprendeva per molte ore una ragazza di 16 anni incinta e tossica).

La storia della famiglia Valera si intreccia durante tutto il romanzo con le vicende della ragazza americana Reno, ed è anzi proprio Valera padre, colui che darà inizio alla fortuna di famiglia, che apre il libro. Nel primo capitolo troviamo il soldato Valera colto in un momento del 1917, sul fiume Isonzo, durante la Grande Guerra, che uccide un soldato tedesco colpendolo con un faro di moto. Dopo la guerra Valera vivrà a Roma dove stringe amicizia con un circolo di artisti Futuristi, e sarà poi per gelosia furiosa e furibondo amore di una ragazza che vede sfuggirgli a bordo di una motocicletta guidata dal rivale che deciderà di avere a che fare con le moto. A diventarne anzi uno dei più grandi costruttori, lui e quella famiglia che Rachel Kushner vede come protagonista di tutta la storia italiana del Novecento.

La moto e la velocità, il provare a spingersi oltre i limiti del corpo fisico, le sfide lanciate a se stessi e alle leggi stabilite dalla società sono il materiale che affascina la scrittrice, così come le narrazioni di vite di artisti e performer, brigatisti rossi e anarchici lanciatori di molotov. Sono storie che pur correndo sparate a velocità fulminante ci portano ogni volta fin dentro i pensieri le sensazioni i desideri le paure dei vari personaggi, con una scrittura percussiva, ipnotica, martellante e precisa nei dettagli che entra e esce da paesaggi, stanze, corpi e storie umane, quasi un tentativo letterario di superamento dei limiti per arrivare ad appropriarsi di ogni aspetto della realtà, Ora corri muovendoti a zig zag tra gli alberi fitti resistenti e robusti, che fermano la luce del sole, raggiungendola tuttavia in cima… gli alberi, allungati in direzione della luce che fermavano, non rientravano nella matrice di Dio. E andavano dalle radici al cielo, senza parti in paradiso o all’inferno. gli alberi erano e basta

Rachel Kushner
I lanciafiamme
traduzione di Stefano Valenti
Ponte alle Grazie (2014), pp. 566
€ 18,60