Evasione fiscale e manette

Pino Tripodi

C'è sempre un certo entusiamo per la caccia agli evasori fiscali. Come in altre occasioni, il rumore delle manette lenisce la sete di giustizia, ma è efficace? Sul breve periodo sì, ma a lungo andare cacce e manette generano più problemi di quanti ne risolvano. Il motivo è semplice: la giustizia tenta di cucire uno strappo nella relazione sociale ma è efficace se e solo se la relazione sociale dopo l'intervento riparatore della giustizia rientra nell'alveo della norma. La giustizia è efficace quando compone lo strappo momentaneo che si genera tra consuetudine e norma. Ma se la norma rimane agli antipodi della consuetudine, la giustizia anche con il terrore è impotente a ricomporre la relazione sociale.

Non è colpa della giustizia, è idiozia della norma. L'evasione fiscale non è questione meramente etico-morale. Se lo fosse, dovremmo tutti essere sottoposti alla prova così da separare gli esseri abietti dai virtuosi. L'evasione fiscale, invece, è questione essenzialmente di possibilità. Ed è lo Stato con le sue norme, coi suoi regolamenti, con la sua incapacità di ridurre lo strappo tra consuetudine e norma a creare la possibilità che si generino colossali cifre di evasione fiscale. Il resto: i milioni di ladri fiscali, il muro che separa chi può evadere da chi non può, le vergognose iniquità sociali, le colossali cifre strombazzate dai media, la caccia e le manette sono solo una conseguenza dell'evasione possibile.

Come esempio per tutti, vale il meccanismo di raccolta dell'IVA. Chi non ha una partita IVA paga i beni e i servizi che compra maggiorati da un'aliquota che non potrà per la grandissima parte condurre a compensazione. Sull'IVA costretto a pagare non può rivalersi su nessuno. Non può evadere e, per un meccanismo psicologico non diffcile da indagare, lascia nella gran parte dei casi che chi ha la possibilità evada.

Chi - commerciante o artigiano o professionista - vende un bene o un servizio è messo psicologicamente ed economicamente a dura prova. Tra i suoi incassi, egli ricava anche l'IVA che dovrebbe stornare allo Stato. Quel dovrebbe si trova davanti a più possibilità; la prima, statualmente virtuosa, è quella di compensare l'IVA della vendita con l'IVA degli acquisti facendo di tutto per conseguire uno spettacolare pareggio anche a costo di acquistare tonnellate di caviale per la sua cartoleria; la seconda, statualmente abietta, è quella di comprare a nero e vendere a nero tenendo i prezzi alti comunque; la terza, statualmente sostenibile, è quella di arrangiarsi – una fattura sì, una fattura no - tra una virtù impossibile e un'abiezione legalmente pericolosa.

In ogni caso, più è piccolo il giro d'affari più ci si trova di fronte a un prova psicologicamente difficile da superare: quando si incassa, infatti, ci si deve convincere che una parte dei ricavi non sono i nostri, che tali ricavi li si deve mettere da parte e che a tempo debito, li si deve stornare allo Stato. Tutto ciò gratis, senza ricevere in cambio alcun compenso, anzi con la sicurezza che fatture e scontrini determineranno un reddito sul quale si dovranno pagare le imposte. In quel tempo debito ci affanniamo a pagare bollette, fornitori, collaboratori, mutui, interessi e normalmente utilizziamo la scarsa liquidità che abbiamo, IVA compresa. Con tale meccanismo, neanche un Santo si sottrarrebbe alla tentazione della possibilità di evadere. Non giustificabile, ma logico che - come di fronte a una prigione aperta - chi ha la possibilità di evadere il fisco lo evada.

La caccia e le manette determineranno paura e risultati fatui. Per risolvere la questione occorre, invece, eliminare l'evasione possibile e cucire lo strappo tra consuetudine e norma. Come? Con il prelievo dell'IVA alla radice. Al momento di pagare, l'IVA può essere separata subito dall'incasso e stornata automaticamente allo Stato, evitando così che chi incassa abbia la disponibilità momentanea dell'IVA e con essa: A) la radicata convinzione che quei soldi appartengano a lui; B) il senso di esproprio che avverte quando deve stornare i soldi dell'IVA allo Stato.

Stornare l'IVA immediatamente allo Stato, senza passare dall'incasso, è nell'immediata portata delle tecnologie informatiche, con la virtualizzazione del denaro. L'eliminazione della moneta circolante, la sua conversione totale in moneta elettronica relegherebbe l'evasione fiscale a un problema d'altri tempi rendendo possibile una maggiore equità fiscale. Fino a quando invece i privati saranno costretti a incassare per conto dello Stato neanche il terrore giacobino sradicherà l'evasione fiscale.

 

Per un cambiamento della politica economica in Italia ed Europa

[Dal sito Documento degli economisti 2011 - apparso il 15/11/2011]

Al Parlamento della Repubblica Italiana e alle forze politiche

Per un cambiamento della politica economica in Italia ed Europa che rilanci domanda, sviluppo e occupazione

In questo difficile momento il paese ha bisogno di un governo autorevole che agisca con determinazione sia all’interno che nel quadro europeo e globale. Pur non nascondendo le gravi responsabilità che competono a buona parte della classe dirigente nazionale per non aver saputo attuare politiche che favorissero lo sviluppo del paese, la stagnazione dell’economia italiana nell’ultima decade trova la sua principale spiegazione nell’ambito del contesto macroeconomico europeo, e in particolare nell’assenza, nella costruzione dell’Unione Monetaria, di un quadro di politiche fiscali e monetarie coordinate volte alla crescita, alla piena occupazione, all’equilibrio commerciale fra gli stati membri, e a una maggiore equità distributiva nei paesi e fra i paesi.
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