La musica del futuro è oggi

Paolo Carradori

La serata al Verdi di Firenze chiude Temporeale Festival 2013 e lancia come evento anteprima la terza edizione di Play It! del 2014 nel modo migliore. Concerti, performance, installazioni sotto un titolo accattivante “Frastuoni e sospiri. Universi sonori del lavoro”.

Fedele a una predisposizione filo tematica come ad una costante ricerca di un legame possibile con territorio e realtà sociale Tempo Reale - Centro di ricerca produzione e didattica musicale - voluto da Luciano Berio nel 1987, è una delle realtà più vitali a livello europeo nella ricerca, sperimentazione, produzione e formazione nel campo delle nuove tecnologie musicali.

Nella proposizione delle opere del fondatore trova naturalmente il proprio ruolo principe ma non certo nella logica della conservazione. Anzi, proprio nello spirito di Berio instancabile ricercatore e sperimentatore, il Centro nell’elaborazione del suono dal vivo, le interazioni suono/spazio ma anche nelle ineludibili domande sulla fruizione della musica nella società contemporanea, è percorso da un dinamico fermento progettuale.

Al Teatro Verdi in cartellone Ofanìm - per due cori di bambini, due gruppi orchestrali, voce femminile e live electronics (1988-1997) e Rendering – per orchestra (1990). Ofanìm – in ebraico “ruota” ma anche “modi” – è la prima opera realizzata da Tempo Reale e più volte rielaborata da Berio. Regia del suono e live electronics risultano tanto soft quanto congeniali all’opera.

Ripetizioni di frasi del clarinetto, dal suono zigzagante e trasognato, riempiono silenzi per poi disperdersi tra le voci dei cori e lo scoppiettare delle percussioni. Opera di grande impatto emotivo Ofanim accumula materiali diversi nella costruzione di una drammaturgia che sviluppa messaggi allegorici nel contrasto tra frammenti apocalittici dell’Antico Testamento e sensualità terrene del Cantico dei Cantici. Anche possibili movimenti - tutti interni alla musica - nell’esplorazione dello spazio acustico.

Sotto la preziosa ed essenziale direzione di Marco Angius tutto si gioca sugli equilibri delle voci (bravissimi i bambini di Radio France) con i due gruppi orchestrali che spesso si sovrappongono in una orgia sonora che raggiunge sublimi, estreme vette tra pianissimo e fortissimo. Il solo di trombone – “disturbato” dai lampi secchi delle percussioni - emerge come un’isola di sogno nell’arcipelago della spazializzazione del suono. Nel finale voce e fisicità carismatica di Esti Kenan Ofri chiudono in modo coinvolgente, umanizzando una possibile vicinanza tra pensiero musicale e tecnologico.

Rendering per orchestra prende spunto dalla fascinazione che Berio subì alla lettura degli appunti e schizzi – di notevole complessità e di grande bellezza secondo il compositore - che Franz Schubert stava accumulando nelle sue ultime settimane di vita nella prospettiva di una Decima Sinfonia in re maggiore (mai realizzata). Come per un’opera pittorica Berio lavora ad un restauro del materiale senza però rischiare danni irreversibili, riaccendendo vecchi colori senza celare i danni del tempo e gli inevitabili vuoti creatisi nella composizione.

Operazione che affonda le radici nella “modernità” di Schubert che, nel superamento della lezione beethoveniana, trasmette impeto lirico anche nella catarsi finale della forma sinfonica dove salvaguarda la forza dei caratteri melodici, là dove Beethoven pareva limitarsi più ad un’idea ritmica. Berio parla di composizione come tessuto connettivo, tenue cemento musicale tra uno schizzo e l’altro.

In questa logica esalta le vibranti malinconie e gioie della polifonia orchestrale (soprattutto nel terzo movimento), sottolinea l’omogeneità delle soluzioni contrappuntistiche, ma si prende spazi astratti e deformanti dove il giocattolo/orchestra pare come incepparsi. Questa ambiguità è la forza trascinante dell’opera. Il nuovo uomo romantico che incontra le inquietudini contemporanee.

L’Orchestra della Toscana, ancora sotto la sapiente direzione di Angius, è superba nell’affrontare e fondere questi due piani. Rende alla grande sia le visioni di Berio che la potenza cangiante della sinfonia schubertiana. Applausi e grande successo. Meritatissimo.

Foto di Roberto Deri
Foto di Roberto Deri

Tempo Reale Festival 2013
Anteprima Play It!
Teatro Verdi Firenze – 17 ottobre
Luciano Berio Ofanìm (1988/1997)
Franz Schubert-Luciano Berio Rendering (1990)
Orchestra della Toscana – Direttore Marco Angius
Voce Esti Kenan Ofri – Coro dei bambini di Radio France
Tempo Reale – Regia del suono e live electronics Francesco Giomi, Damiano Meacci

 

 

Musica sostenibile

Paolo Carradori

La scommessa continua, anzi rilancia. La terza edizione di Play It! - quattro giorni di concerti con 12 prime assolute, di cui 10 commissioni ORT e 7 prime nazionali - al Teatro Verdi di Firenze prova a fissare lo stato dell’arte in musica, la musica di oggi, i suoni di domani. Affianca alle serate un ciclo di incontri che quest’anno hanno come filo conduttore la creatività sostenibile. Il compositore contemporaneo vive una situazione professionale paradigmatica.

A fronte di uno spazio, depurato da dipendenze ideologiche e stilistiche, che gli permette un’articolazione di pensiero impensabile fino a pochi anni fa, la realtà culturale ed economica lo costringe praticamente a scrivere solo ciò che potrà essere eseguito. Giorgio Battistelli, direttore artistico del festival, guarda oltre questo limite. Crede con forza nell’idea di Play It! come laboratorio che segue gli autori, li stimola con commissioni, mette loro a disposizione un’orchestra come quella della Toscana tra le più aperte e malleabili, un palco prestigioso come quello del Teatro Verdi.

Un festival tutto italiano che indaga tra le ultime generazioni di compositori ma non dimentica i maestri - quest’anno il premio alla carriera va a Azio Corghi – un appuntamento che pone Firenze tra le città più vitali nella proposta contemporanea, unica per la formula originale dell’evento. Proviamo a fissare almeno qualche momento di Play It! 2014.

Sorprende subito Francesco Giomi con il suo LFO#1- improvvisazione creativa per ensemble (2014) dove esperienze elettroacustiche vengono fatte confluire in uno degli aspetti creativi più avanzati della musica afroamericana: nella “conduction” di Butch Morris. Attraverso un vocabolario di segni e simboli il conductor sviluppa in tempo reale strutture musicali, stimola spontaneità e improvvisazioni dei musicisti dell’ensemble. L’opera convince non solo per un ricco equilibrio espressivo in un percorso segmentato, ma anche per l’uso del sintetizzatore che con discrezione crea spessore sonoro.

Play It! 27 marzo (2) (640x448)

Con Ossessioni di Pontormo - per due gruppi strumentali e percussioni (2014) Federico Gardella ci accompagna in un mondo sonoro misterioso dai contorni rarefatti. Le corde conducono con seducenti movimenti chiusi da fiati e percussioni. Il lavoro rilegge i diari del Pontormo che tra il 1554 e il 1556 stava lavorando agli affreschi del Coro della Basilica di San Lorenzo a Firenze. Il compositore tenta di dare forma alle ossessioni dell’artista che da quelle pagine emergono, lo fa contrapponendo due gruppi musicali che quasi si fondono tra gesti e suoni.

Sulla doppia accezione del termine che può significare ordito, filigrana ma anche complotto macchinazione Luca Francesconi costruisce Trama- per saxofono e orchestra (1987). Lavoro dove la complessità dei materiali messi in gioco pare in parte sfuggire al controllo dell’autore. Il sax si muove come voce narrante ma è spesso troppo “dentro” o troppo “fuori” lo spazio orchestrale. Il racconto risulta allora sfilacciato o pura esposizione tecnica. Nel finale il violino affianca il sax in un intreccio dal sapore melodico.

Impegnativo e inquieto Stasis In Darkness. Then The Blue (2013-14) di Daniela Terranova. Non poteva essere altrimenti prendendo spunti da una poesia di Sylvia Plath. Suoni lunghi, timbri gravi, masse sonore in continuo vibrare. Scrittura elegante, mossa, dove traspare un’introversa ricerca che, nel controllo della materia sonora e potenza dell’orchestra, disegna fantasmi, problematiche esistenziali legate alle visioni della grande poetessa suicida a trent’anni.

Play It! 26 marzo (2) (640x431)

Anche The Months Have Ends – per soprano e orchestra (2014) di Paolo Marchettini prende forza dalla poesia. Cinque testi di Emily Dickinson per sviluppare dopo un attacco travolgente ambientazioni poetiche e struggenti che sfiorano romanticismi. Notevole il ruolo ricavato per la voce negli equilibri complessivi dell’opera, che risente più della lezione statunitense (Bernstein, Ives) e si allontana delle avanguardie europee.

Accomuna Travelling Icon On Rabbit-Skin Glue – per ensemble (2013-14) di Giovanni Verrando e Blooming – per 9 strumenti (2013-14) di Andrea Manzoli una spiccata ricerca sonora. Pur partendo da spunti lontani – Verrando dal valore spirituale delle icone russe da viaggio, Manzoli dalle possibilità compositive offerte dalla variazione – entrambi sviluppano tensioni, astrattismi, grumi sonori che galleggiano ma anche impotenze, come il violino senza corde percosso in Travelling. Notevoli capacità e originalità compositive.

Si rimane su proposte avvincenti con Voce – concerto per violoncello e orchestra (2012) di Matteo Franceschini. La voce è quella del violoncello che ispeziona tutte le proprie possibilità comunicative, tecniche, emozionali. Violoncello che Dillon da sopraffino interprete strazia, percuote, accarezza nella ricerca di una voce che ci racconti storie. Supportato dall’orchestra dove fiati e percussioni drammatizzano le metamorfosi dello strumento. Emozioni pure.

Play It! 28 marzo (2)

Contrasti e lirismi caratterizzano L’impeto come acqua sgorga – per orchestra (2013) di Alessandra Ravera. Lavoro che sviluppa problematiche e dinamismi in un flusso costante di energia tra momenti forti e ambientazioni melodiche. La Ravera sottolinea l’importanza del gesto come componente decisivo della comunicazione, dell’atto creativo. Tutto scorre in una elegante mobilità sonora che trova il suo finale, il climax, nell’esplosione delle trombe come sintesi di tutti gli episodi in gioco.

Qui finisce lo spazio. Play It! 2014 meriterebbe ulteriori approfondimenti, elementi critici, godimenti e delusioni. Perché se la critica è interpretazione anche chi scrive di musica, nel tradurre in parole emozioni e dubbi, è a suo modo un esecutore.

PLAY IT! 2014 Festival III Edizione
Teatro Verdi Firenze 26>29 marzo
Orchestra della Toscana
Direttori: Fabio Maestri-Carlo Rizzari-Tonino Battista-Francesco Lanzillotta
Solisti: Mario Marzi/sax – Alda Caiello/soprano– Francesco Dillon/violoncello – Lorna Windsor/soprano