Alfagiochi / Planet Earth

Antonella Sbrilli

Nel corso del National Geographic - Festival delle Scienze 2019, che si tiene dall’8 al 14 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma, si possono vedere diverse mostre e installazioni, che ruotano intorno al tema di quest’anno, l’invenzione. La presenza della scienza nel quotidiano, le molteplici forme dell’esplorazione, le bizzarrie del disegno scientifico, il suono, il cosmo, la luna e il suo anniversario: nel sito del Festival il calendario con tutti gli appuntamenti.

Una delle mostre in programma è Planet Earth: 21st Century, di Daniela Comani. I progetti di questa artista italiana – che risiede a Berlino dal fatidico 1989 –  hanno a che fare con il tempo, con gli spazi cittadini, con la classificazione, con lo sguardo dal di fuori. Queste dorsali della sua ricerca possono trovare il supporto della fotografia, del collage di video, della forma/libro e incontrarsi con i temi del genere (ne abbiamo parlato qui); del paesaggio (e allora gli schermi spenti di vecchi televisori rivelano albe e tramonti); del diario.

Planet Earth: 21st Century è un viaggio virtuale nelle metropoli della terra (da Acapulco a Zurigo), effettuato utilizzando Apple Maps e Google Earth Virtual Reality, due applicazioni che – rielaborando fotografia aerea e immagini satellitari con software per rendering 3D – consentono di sorvolare città e muoversi intorno agli edifici tridimensionali, alle infrastrutture, lungo strade e ponti, stazioni e aeroporti. Il materiale visivo catturato con queste applicazioni è stato rielaborato da Daniela Comani in centinaia di immagini in bianco e nero, stampate in forma di cartoline e di un libro-atlante di 360 fotografie (in uscita a breve per Archive Books).

Nel Foyer Petrassi dell’Auditorium, le cartoline sono presentate in una serie di espositori girevoli, tipici dei negozi di souvenir, di modo che i visitatori possano visionarle, sceglierle e prenderne alcune, con l’invito a spedirle.

Da una raffinata tecnologia geolocalizzata al ricordo da inviare via posta, dall’occhio planetario allo sguardo privato, Planeth Earth: 21st Century è una opera consistente e persistente, che prosegue nelle case in cui le cartoline arriveranno.

I motivi raffigurati sono 360, alcuni noti, altri difficili da individuare: in tutti i casi, sia che si guardi il Colosseo o l’Auditorium di Renzo Piano, o lo svincolo di una città americana, l’effetto è straniante. Senza presenze umane, le masse grigie e nere rivelano labirinti e griglie di una topografia che oscilla fra l’apparente familiarità e l’ignoto.

E per quanto si pensi di aver visto caterve di immagini di città, si rimane incerti fra la sensazione di riconoscere, l’impossibilità di trovare il nome della città e la sorpresa nel leggerla sul retro del cartoncino.
Per mettersi alla prova, ecco qui tre cartoline dalla collezione di Planet Earth: chi riconosce i motivi e le città raffigurate su di esse, può inviare la risposta a

redazione@alfabeta2.com, o su Twitter e Instagram con lhashtag #alfagiochi.

Risposte al gioco della scorsa rubrica

Nella scorsa rubrica si è parlato della mostra dell’artista Aldo Spinelli, aperta fino al 5 maggio 2019 presso il Museo archeologico civico di Vercelli “L. Bruzza" (corso Libertà, 300) e presso il Museo Leone - Sala Romana (via Giuseppe Verdi, 30). Il titolo della mostra è Bisordine, dove la B al posto della D porta scompiglio nello stesso disordine.
Chi ha risposto all’invito di suggerire definizioni per il “bisordine" di Spinelli ha registrato la dimensione ulteriore che questa parola promette: un nuovo modo di mettere in ordine, che non disdegna di citare il magico potere del riordino di Marie Kondo (come fa Daniela Polidori) e di cogliere la dimensione iterativa dell’azione ordinatrice, come sottolinea Umberto Santucci.

Immagini: courtesy Daniela Comani