ABC

Augusto Illuminati

Mi viene un dubbio: perché l’ormai celebre acronimo ABC, che indica i leader dei partiti che sostengono dall’esterno il governo Monti, indica le iniziali di Alfano, segretario PdL, Bersani, segretario Pd, e Casini invece di Cesa, che è il segretario dell’Udc e comincia pure per «c»? Nel comunicato del 17 aprile, che preannunciava una riforma legislativa del regime dei rimborsi ai partiti, si definiva «un errore drammatico» la cancellazione di quelle forme surrettizie di finanziamento, «decisione che metterebbe la politica nelle mani delle lobby», punendo allo stesso modo i disonesti e coloro che hanno rispettato le regole.
Vediamo se abbiamo capito bene: il partito di Berlusconi-Mediaset, Gesù-Formigoni e Maria Maddalena-Minetti si accorda con il partito di D’Alema e Penati e con il partito di Caltagirone per liberarsi dall’influenza delle lobby grazie all’afflusso dei nostri soldi. Casini (ecco perché non Cesa!) si autonomizza dal suocero Caltagirone e tutti insieme fanno vedere al popolo di avere le mani pulite. Poi dicono l’antipolitica. Poi dicono i forconi. Poi nessuno ascolta l’uomo del Colle.

Eppure, questa strana sensazione. Che non ci sia nulla di drammatico, al massimo una ripetizione in farsa del 1992. I partiti rubano, certo, e rubare in tempi di recessione fa più rabbia. Il verbo c’è, rubano, ma il soggetto, i partiti, ci sono ancora? Il commissariamento eurocratico e finanziario ha intaccato seriamente le prerogative dello Stato sovrano (e del debito sovrano), ha imposto leggi e perfino un’ipocrita riforma costituzionale (in cui si proclama il pareggio di bilancio, se e quando e bah), ma soprattutto ha paralizzato e distrutto il sistema dei partiti, diciamo che li ha indotti al suicidio per paura di assumersi responsabilità. Oddio, sono ancora capaci di ribellarsi e di ruggire, ma solo se gli si toccano i rimborsi e la presa sulle Tv – la rappresentanza sociale se la fanno sfilare allegramente. Riescono ancora a eliminare l’opposizione – vedi come hanno messo fulmineamente nel sacco i leghisti, poveri rubagalline (rispetto agli apparati ABC), investitori respinti in Tanzania e mesti profittatori per cure dentistiche e parcheggi sul marciapiede – e adesso che hanno il monopolio o quasi del Parlamento, adesso che fanno? Ce la faranno ad arrivare alle elezioni senza scatenare un’ondata di astensioni, liste civiche e populismi avventurosi?

Insomma, stiamo assistendo all’inizio della disgregazione del Parteienstaat in Europa – un passaggio epocale della crisi della rappresentanza – oppure al grande colpo dei soliti ignoti oppure a tutte e due le cose?