Mafia

Matteo Di Gesù

Nel primo pomeriggio del 7 aprile 2010, nella casella di posta elettronica di molti palermitani arrivò una mail direttamente dall’editore Feltrinelli: «Abbiamo il piacere di comunicarvi che oggi alle ore 18 Massimo Ciancimino sarà alla libreria di via Cavour per firmare le copie del suo libro». E in effetti, così andò: auto blindata parcheggiata in seconda fila, il figlio di don Vito alle sei e mezza di quel memorabile pomeriggio primaverile, autografava controcopertine del volume fresco di stampa di cui era coautore insieme allo stimato giornalista Francesco La Licata. Cento copie vendute in due ore, quel pomeriggio. Qualcuno, nei giorni successivi, fece le sue rimostranze agli incolpevoli responsabili della Feltrinelli di Palermo: ma, come si è detto, l’iniziativa era partita direttamente da Milano, che aveva utilizzato l’indirizzario mail della libreria. Leggi tutto "Mafia"

alfabeta2 a Palermo oggi 28 settembre

Oggi alle 20:30 presso il circolo Arci Nzocché (via E. Ximenes, 95 Palermo) verrà presentato il secondo numero della rivista alfabeta2 (Italia al bivio). Interverranno Andrea Cortellessa, Gianfranco Marrone e Matteo Di Gesù. Modererà Titti De Simone.

L'incontro è all'interno della tre giorni Scrittori, alfabeti, mappe e storie avventurose dedicato alla ricerca di un modello nuovo per l’editoria italiana, che sappia riconoscere il valore della bibliodiversità, del consumo critico (e intransigente) delle lettere, del lavoro degli indipendenti (editori e librai). L’organizzazione è curata dalla Libreria Modusvivendi, :duepunti edizioni, Gli amici di Oblomov e Nzocchè.

Figure di città

Tiziana Migliore

Un cartone animato, uno spot, una campagna politica, una novella, un film, lo smartphone, un villaggio turistico, l’identità di Palermo e il progetto di Italo Rota per il Foro Italico. Sono le Figure di città di Gianfranco Marrone, raccolte in un’antologia di Mimesis per una messa a punto del tema.

Il titolo fa il verso al reportage di Walter Benjamin e alle Immagini di città da lui visitate. Una città non si riduce ai ricordi visivi del filosofo di passaggio – “immagini”; è la rete delle forze sociali che la costituiscono e modificano – “figure”. Il figurativo di ogni città porta in superficie i suoi tratti profondi, tematici e ideologici. Perciò Dio confonde le lingue, distruggendo la Torre, quando una sola lingua si parlava già. Una città unica, perfetta, gli dev’essere apparsa impossibile più dell’esistenza di un’unica lingua.

Entrambe, insieme alla loro imperfezione, perderebbero la loro tempra viva, “dedalo di stradine e di piazze, di case con parti aggiunte in tempi diversi”. “Quante case o strade ci vogliono” – si chiedeva Wittgenstein paragonando il linguaggio allo spazio urbano – “perché una città cominci a essere una città?”. Gli urbanisti non possono che procedere a tentoni: aggiustare la forma del territorio, rappresentativa, alle alterazioni del suo uso, abuso e disuso. Incontrano diagrammi e non mappe.

Il semiologo sostituisce, al racconto per flussi di pensiero, l’analisi di tessuti figurativi fra pratiche dei luoghi e loro significazione. Testi, respingendo la riduzione del concetto all’opera letteraria. Li accomuna uno spazio mai contenitore o sfondo scenografico, ma entità che muta nel tempo con chi vi si sposta (De Certeau). L’attraversarlo è fondamentale: enunciazioni pedonali e retoriche podistiche danno adito a prassemi – habitus in via di codificazione – che cambiano i sensi delle città.

I casi scelti sono eterogenei. Un episodio del cartone Disney Motormania (1950) evidenzia, con la doppia personalità di Pippo – Walker da “pedomobile”, Wheeler da automobilista (nomen omen!) – il corpo ibrido dell’uomo su strada, umano/non umano, e l’insorgere di conflitti cognitivi e passionali fra guidatori, pedoni e tecnologie di circolazione. Si basa su queste dinamiche l’annuncio della Renault Sport Clio RS200cv (2006), censurato dal Giurì per incitamento alla cattiva condotta in un centro abitato. Sotto l’egida del claim “eXtra full of life”, l’auto fracassa un dosso artificiale, contro ogni divieto.

Una liceità da evitare, presagendo l’impatto delle affissioni giganti in città. La segnaletica promozionale è anche il perno dell’indagine di Marrone sulla campagna Nuova Palermo. A fine 2006 centinaia di manifesti invadono il capoluogo siciliano e ne notiziano il miglioramento, con titoli tratti da riviste e quotidiani, come in un classico trailer, e in basso il logo dell’amministrazione comunale. Circola una reputazione negativa e va smentita, a servigio – si scoprirà – della propaganda elettorale per la nomina del sindaco.

Ma la campagna non calcola il peso di un terzo tipo di discorso sovrapposto ai livelli giornalistico e istituzionale: il discorso della città, cioè la relazione interoggettiva fra i manifesti e il paesaggio urbano. Strade, edifici, marciapiedi, muri, che inglobano le affissioni, agiscono letteralmente da “con-testo”: sono testimoni che resistono, obiettano (Lotman).

Possono sgonfiarne l’euforia fino al parossismo – lo slogan “Palermo ti stupirà” sventola allo Zen. Nel Marcovaldo di Calvino questa relazione è più pacifica. L’insegna al neon dello SPAAK-COGNAC, fastidiosa per il protagonista, diventa poi occasione di visibilità dell’invisibile nel paesaggio urbano: la luna. Cultura e natura, cioè bagliore intermittente dello GNAC e chiarore della luna, appaiono, anziché mondi contrari, opposizioni partecipative riparatorie di incompetenze della visione.

Che l’esperienza stessa sia un testo da inventare lo dimostra il capitolo su The Terminal (2004) di Steven Spielberg. Victor Navorski, sbarcato al JFK di New York dal fantastico Paese di Krakhozia e trattenuto per ragioni burocratiche, mette in forma lo spazio neutrale dell’aeroporto – materia indifferenziata – e lo rende il proprio ambiente. In barba all’idea snobistica del “non-luogo” come anonimato che l’individuo subisce. Del resto, oggi, l’uso di Maps/street view di Google, del GPS e dei navigatori porta a interpretare localmente anche la nozione di “luogo”, nelle tensioni fra nomadismo e territorializzazione.

“L’uomo con l’i-phone” – scrive Marrone – “genera la città con l’i-phone”, nelle direttive della sua percezione e della sua utilizzabilità. Smart cities, dove il soggetto è il risultato di valenze dello spazio. Perché stupirsi del successo dei villaggi vacanze? Il blasé, un tempo fenomeno psichico delle metropoli (Simmel), è stato risucchiato in città trompe-l’œil che annullano l’esercizio dell’intelligenza. Turismo del grado zero del senso.

L’ultima parte del volume è dedicata a uno studio sincronico e diacronico di Palermo. Il semiologo ne rileva l’identità negativa – non è una megalopoli o una metropoli o una piccola cittadina o una “città creativa europea” di media grandezza – e intravede per essa una logica di sviluppo “glocale”. Nella quasi assoluta deregulation, per le poche iniziative dall’alto, spicca il ruolo di etnie straniere che, occupando siti vuoti per la socializzazione, il lavoro e il tempo libero, hanno permesso ai palermitani di ritrovare il loro quid, benché diverso dal passato.

Così, ironicamente, gli storici mercati arabi del centro arabi lo sono di nuovo. Anche la riqualificazione del Foro Italico, dopo decenni di terrain vague, si deve a immigrati che, sfruttando il suo essere zona “bianca”, l’hanno popolato e semantizzato, catturando infine l’attenzione delle istituzioni. Volgiamo, come Goethe, verso una “Palermo felicissima”? Dipende, senza preconcetti, dal far figura delle nostre città.

Gianfranco Marrone
Figure di città
Spazi urbani e discorsi sociali
Mimesis (2013), pp. 282
€ 24,00