Intrattenere è glorioso: la videocrazia cinese

Simone Pieranni

I cinesi hanno un nome per ogni cosa con rigorose caratteristiche locali. Le fiction che risultano essere gradite al partito si chiamano Socialist mainstream melody (shihui zhuyi zhuxuanlu). Quello che non volevano i governanti cinesi invece, era scritto molto chiaro, senza lesinare parole: «Non vanno bene le fiction che non descrivono lo spirito coraggioso dei “lavoratori-contadini-soldati” e degli intellettuali durante il Periodo delle riforme in modo colorato e vivo e che si perdono dietro storie d’amore invogliando anche i rapporti extraconiugali». Anni Ottanta, quando la Cina stava per mettersi ai blocchi di partenza, dopo aver visto la morte di Mao, la fine della Rivoluzione culturale e l’arresto della Banda dei Quattro: Deng Xiaoping pronto a riportare il paese a essere la Terra di Mezzo. Leggi tutto "Intrattenere è glorioso: la videocrazia cinese"

Videocrazia e depoliticizzazione

Giorgio Mascitelli

Se in un remoto futuro qualche storico si cimenterà in un improbabile stesura di una storia della società dello spettacolo, è verosimile che il capitolo relativo a questi ultimi vent’anni tratterà innanzitutto della diffusione e della divulgazione di concetti, saperi e analisi che nei decenni precedenti erano arcani riservati a piccoli gruppi di militanti o a pochi uomini di potere. Naturalmente come in ogni processo divulgativo si sono persi dettagli e sfumature, che spesso sono la sostanza stessa della tesi, a vantaggio di semplificazioni e discorsi più grossolani, ma sono davvero molti gli esempi negli ultimi anni che attestano una percezione sempre più diffusa del ruolo dei media e in particolare della televisione nella gestione del potere. Leggi tutto "Videocrazia e depoliticizzazione"

La pelle della città

La seconda guerra civile spagnola

Marcelo Expósito

Martedì 19 luglio 2011, ore nove del mattino: prendo l’autobus alla Ronda del Tamarguillo a Siviglia. Mi dirigo verso la zona Ovest della città, dov’è previsto il raduno per impedire uno sfratto. Scendo all’incrocio dei quartieri Los Naranjos, Polígono Norte e Hermandad del Trabajo. Arrivo presto, in tempo per andarmene un po’ in giro con la macchina fotografica. Osservo i blocchi compatti delle case, le architetture di edilizia popolare che il franchismo progettò e riprodusse  sul territorio spagnolo per le classi lavoratrici. Sulle facciate si notano le targhe in metallo tutte con la stessa dicitura: «Palazzo costruito sotto il patrocinio dell’istituto di Vivienda de Protección Oficial»1. Leggi tutto "La pelle della città"

Dall’effetto ricchezza all’effetto povertà

Isidro López (Observatorio Metropolitano)

La storia politica ci racconta come dopo il ‘68 quello che sembrava essere un patto ordinato tra capitale e lavoro si trasformasse in un’ondata rivoluzionaria, culturale e politica, che contestava la distribuzione del prodotto sociale mettendo in pericolo i profitti del capitale. La risposta fu che agli inizi degli anni Ottanta i più ricchi, i proprietari del capitale, presero in mano le redini delle politiche pubbliche per liquidare l’insurrezione e ristabilire il potere di comando del capitale. Lo Stato neoliberista riorganizzò la ricomposizione dei profitti capitalisti attraverso il disciplinamento politico e l’adozione di una serie di misure controproducenti per lo sviluppo stesso del capitale: l’attacco ai salari, i tagli al welfare e la riduzione del deficit dello Stato producono una carenza cronica della domanda che impedisce il decollo della crescita economica. Leggi tutto "Dall’effetto ricchezza all’effetto povertà"

No hope in Romania

Florin Flueras  intervistato da Franco Berardi Bifo

Avete annunciato la candidatura alle elezioni presidenziali della Romania con una lista che si chiama NO HOPE. Qual è il vostro scopo? Quali sono i vostri programmi? Pensate davvero di poter cambiare il corso delle cose in Romania?

Siamo un gruppo di persone che proviene per la maggior parte dalla performance e dalla danza professionale. A un certo punto non abbiamo potuto più evitare di porci una domanda fondamentale a proposito della nostra arte. Quale interesse può avere fare performance nel teatro, che interesse ha aggiungere un altro spettacolo alla società dello spettacolo generalizzato? A partire da questa domanda abbiamo iniziato quella che chiamiamo pratica postspettacolare, con l’intenzione di portare le nostre capacità di performer sulla scena principale, quella dei mass media e della politica. La candidatura è un modo per entrare nel dibattito ufficiale, essenzialmente un modo per entrare nella scena televisiva.  Non andiamo in televisione per annunciare un’alternativa o un altro programma: andiamo in televisione  per rivelare cosa c’è dietro la scena dello spettacolo del potere. Non entriamo nella vita politica perché abbiamo una soluzione, ma per sollevare le questioni che sono abitualmente evitate e per decostruire le soluzioni ufficiali, per creare le premesse perché possa manifestarsi l’intelligenza collettiva. Leggi tutto "No hope in Romania"

Liberi siamo superflui, utili non siamo liberi. Intellettuali e potere.

[Inseriamo qui il testo integrale dell'intervista apparsa sul numero di ottobre di alfabeta2]

Conversazione di Gustavo Zagrebelsky con Enrico Donaggio e Daniela Steila

In una situazione di grande emergenza civile come quella italiana, qual è, posto che ci sia, la “missione” dell’intellettuale?

Parlerei, con meno enfasi, di compito. “Missione” induce a pensare a una verità in nome della quale tu vai tra gli infedeli, insegnando o, eventualmente, inculcando, con il compito salvifico di strappare dall’errore. Verità contro errore. La missione è propria di chi è al servizio di un qualche deposito di verità conosciuto, sia esso custodito da una “chiesa” alla quale appartieni, sia esso contenuto in una “voce” interiore che ti possiede. Che l’“intellettuale” – termine a me molto antipatico - sia stato e forse, in qualche caso, ancora sia o si consideri un “missionario”, lo credo senz’altro vero. Leggi tutto "Liberi siamo superflui, utili non siamo liberi. Intellettuali e potere."

L’ora delle alamedas

 Un manifesto degli storici a favore delle manifestazioni degli studenti in Cile

Negli ultimi mesi le strade, le piazze e i ponti di tutte le città del Cile si sono trasformate in arterie in cui scorrono cortei di migliaia di studenti e cittadini che manifestano chiedendo un cambiamento strutturale del sistema educativo, il che significa esigere anche una sostanziale trasformazione del paradigma economico, della natura e del ruolo dello Stato e quindi nell’insieme un rinnovamento del patto sociale e costituzionale del paese. Ormai le mobilitazioni proseguono da mesi, recuperando e adattando parole d’ordine di un tempo, mentre se ne lanciano di nuove che puntano dritto al cuore dell’attuale modello economico, sociale e finanziario, mettendo in discussione i suoi assetti principali: il mercato, il credito, il debito, il profitto e la disuguaglianza sociale ed educativa. Leggi tutto "L’ora delle alamedas"