Speciale La memoria del teatro / 2

Shigeko Kubota, Culture Gate

Nel sommario:

Stefano Scipioni, Sciami.com
Maia Giacobbe Borelli, Ormete: raccogliere la memoria orale

La prima parte dello Speciale La memoria del teatro si trova qui

Sciami.com

Stefano Scipioni

L'esigenza del teatro di esistere oltre lo spettacolo e oltre il testo letterario dopo gli anni Novanta è stata presa in carico dal web che ha assorbito tutte le funzioni che in precedenza erano attribuite a media diversi.

Questo grande flusso documentale e informativo (le numerose riviste on-line dedicate al teatro, sia di critica sia a carattere scientifico, i siti web delle compagnie, dei teatri, dei festival che utilizzano video-sharing, gallery fotografiche, animazioni, archivi dove è possibile effettuare ricerche attraverso keywords...) per poter essere accessibile e identificabile, ha bisogno di creare regole condivise che permettano: localizzazione, ovvero rintracciare una particolare occorrenza del documento; selezione, realizzabile analizzando, valutando e filtrando una serie di documenti; interoperabilità semantica, che consiste nel permettere l'uso dei documenti in ambiti disciplinari diversi grazie a una serie di equivalenze fra descrittori (web-semantico); corollario imprescindibile lo schema di meta-datazione. Al contrario di un normale 'archivio', sul web non esiste un vero e proprio elenco ragionato e aggiornato degli archivi on-line (dovuto anche alla loro rapida obsolescenza), ma l'unico modo per trovarli è di passare attraverso gli algoritmi di ricerca dei contenuti di un motore di ricerca (Google). Nel sito web, costruito come un ipertesto, non sequenziale, le cui ramificazioni permettono al fruitore di scegliere fra i vari percorsi che il sito offre, i documenti sono di diversa natura (file video, audio, immagini fisse, testi scritti, disegni) per cui si danno diverse modalità di lettura e di uso. L'ingresso all'interno dello spazio comunicativo del web di una mole di informazioni che deve confrontarsi con problematiche come l'information retrivial, la sostenibilità economica, il copyright, la ridondanza dei dati, l'identificabilità dei documenti e il continuo aggiornamento, utilizzando strategie diverse dalla comunicazione tipica della rete basata sulla velocità del consumo dell'informazione, ha portato a un forte cambiamento nell'esperienza e nella ricerca teatrale. Attraverso la fluidità e la rapidità del web, si generano dinamiche di scambio e di partecipazione che portano a strategie germinative di conoscenza condivisa e diffusa: l'interattività, la partecipazione, la condivisione, il superamento dei limiti biologici, la liveness, la narrazione non lineare e l'incontro-scontro tra varie discipline, medium e testi (meglio ipertesti).

Al contempo si sviluppano gli archivi web tematici su particolari percorsi di ricerca, come Sciami, testata editoriale, edita da Zu Creative Lab, che, a partire dall’aprile 2017 integra tre percorsi di ricerca preesistenti all’interno di un unico contenitore, network editoriale on-line che raccoglie, pubblica e mette a disposizione degli utenti:

Nuovo teatro made in Italy: pensato come parte integrante del volume di Valentina Valentini, Nuovo Teatro made in Italy 1963-2013, un percorso ragionato di documenti e riflessioni su alcuni dei protagonisti e degli spettacoli più significativi del periodo che va dal 1963 ai giorni nostri. Il sito (il cui comitato scientifico è composto da Cristina Grazioli, Donatella Orecchia e Valentina Valentini) è organizzato in focus dedicati ad un artista o una compagnia, ciascuno dei quali curato da uno studioso che ha raccolto, selezionato e organizzato materiali video, recensioni, saggi critici, interviste, fotografie, locandine, bozzetti.

Gruppo acusma: è dedicato alle drammaturgie sonore, la musica, le voci e i rumori che costruiscono lo spazio teatrale come spazio acustico e anche l’insieme delle tracce ottiche/sonore che compongono il mixage audiovisivo nelle opere video e nelle installazioni multimedia.

Il comitato scientifico è composto da Piersandra Di Matteo, Carlo Serra, Valentina Valentini.

Video d’autore: pubblica i documenti relativi alle attività realizzate nell’ambito della rassegna di Taormina Arte video d’autore. A questo percorso, si affiancherà, una seconda sezione del sito che raccoglie documenti di mostre, pubblicazioni che si sono realizzate negli anni intorno al video d’autore; e una terza, dedicata agli archivi di video arte in Italia, una ricognizione in corso su archivi e fondi audiovisivi pubblici e privati, gallerie d’arte, collezionisti e artisti che rilevi: la consistenza dei fondi archivistici; le modalità di catalogazione delle opere o dei documenti video; le tipologie di supporto e formato; lo stato dei materiali, etc. Una ricognizione “finalizzata all’elaborazione di progetti di ricerca nazionali e di partenariato in programmi europei.

A questi si aggiunge Sciami|ricerche: una webzine semestrale, codice ISSN 2532-3830, pubblicata in italiano, inglese e francese. La rivista prende in esame i tre ambiti di studio presenti sul sito, nella loro interdipendenza e specificità: la vocalità e il suono come dispositivo drammaturgico dello spettacolo teatrale, della performance Art, della videoarte e delle installazioni video e multimedia; le arti elettroniche e digitali, le performing arts.

Sciami|digitallibrary: questa sezione in fase di costruzione e pubblicata solo in modalità test, è il nuovo progetto lanciato dal network: la creazione di una biblioteca tematica che, seguendo le linee guida dei più grandi e importanti progetti europei, digitalizzi e metta a disposizione, gratuitamente, documenti particolarmente rari e specifici in modo che possano essere reperiti e consultati facilmente, mostrati e diffusi, tradotti e collegati, condivisi e inseriti nei più importanti progetti di Linked Open Data for Cultural Heritage.

Sciami è un network autoprodotto, che si nutre dell’apporto di studiosi e artisti in campo internazionale che non necessariamente abitano la medesima area accademica-disciplinare. Mette in opera una buona pratica che rende produttivi il lavoro didattico universitario con la ricerca mettendolo a disposizione della comunità scientifica nazionale e internazionale. La traduzione in lingua inglese di alcune parti del network dedicato al Nuovo teatromadeinitaly, è stata resa possibile dal denaro raccolto attraverso un’asta di opere d’arte donate per realizzare questo progetto da artisti italiani: Luigi Battisti, Domenico Bianchi, Gianni Dessì, Andrea Fogli, Pietro Fortuna, Matteo Montani, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Massimo Bartolini, Alfredo Pirri, Gilad Efrat, Giuseppe Gallo, Marco Raparelli, Bernhard Rüdiger, Donatella Spaziani, MarcoTirelli, Gianfranco Baruchello.

Sciami traccia dei percorsi di indagine specifici e non generalisti, sostenuti dalle ricerche di gruppi e singoli studiosi –come le drammaturgie sonore- dei campi urgenti e liminali di intervento – gli archivi video in Italia; documenta esperienze significative per l’impatto che hanno prodotto ( la rassegna internazionale del Video d’autore), condivide ricerche di eccellenza (le macchine sonore del teatro barocco e le teorie acustiche del periodo).

Sciami trasforma il modo di conoscere le arti performative, il video, le installazioni, in una esperienza sensibile, viva anche per chi non l’ha vissuta in prima persona in quanto costruisce dei percorsi ottico-sonori che stimolano percettivamente il fruitore, soprattutto le nuove generazioni.

***
Ormete: raccogliere la memoria orale

Maia Giacobbe Borelli

Per conservare la memoria orale dei testimoni e dei protagonisti delle scene italiane nella seconda metà del Novecento, in particolare quelle meno storicizzate e lasciate ai margini della storiografia ufficiale, e così lavorare sulla memoria del teatro, nasce nel 2012 il progetto di ricerca Ormete, Oralità, Memoria, Teatro, ideato e curato da Donatella Orecchia e Livia Cavaglieri, docenti dell’Università di Roma Tor Vergata e di Genova, in convenzione con due partner istituzionali (Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi di Roma e Museo Biblioteca dell’Attore di Genova). Utilizzando i metodi e gli strumenti della storia orale e adattandoli al diverso contesto, Ormete crea, raccoglie, preserva, manda in rete e studia racconti e memorie di attori e attrici, registi, scenografi, organizzatori del teatro, spettatori, etc.

L’attività pone al centro di ogni indagine vari “luoghi della memoria” significativi per tracciare la storia del teatro italiano, attraverso alcune articolazioni progettuali, di cui ricordo qui alcune di quelle oggi in corso: Beat 72 a Roma, Napoli sotterranea, Voci e memorie dalla Borsa di Arlecchino a Genova, I Centri Teatrali Universitari nel secondo Novecento, Il teatro, la città, la memoria: Torino; Dal Piccolo Teatro della Città di Genova allo Stabile. Interrogare la memoria dei testimoni (1951-1965). In altri casi l’indagine mette al centro determinate fenomenologie teatrali, radicate in contesti specifici che sono messi a confronto, come Donne di teatro a Roma ai tempi della mobilitazione femminista (1965-1985) oppure In-between, dedicato alle ultime generazioni di teatranti italiani.

Per la presentazione dei progetti, rimando a www.ormete.net.

Finanziata dal Fondo Unico per lo Spettacolo 2014 (MIBACT) e riconosciuta dal Catalogo delle Buone pratiche in ambito culturale della Regione Lazio, la ricerca sta cercando la sua dimensione internazionale, con l’obiettivo di lasciare ai posteri materiali che possano servire all’elaborazione di futuri studi storiografici nel campo dello spettacolo.

La problematica presentata con Ormete, il contrasto tra l’autorevolezza del documento depositato negli archivi tradizionali e l’effimero della memoria del testimone, fragile come il corpo di chi la porta, captata dalle registrazioni audio o video, segna in modo profondo la cultura del nostro tempo, attraverso la messa in discussione del canone culturale di tipo più tradizionale, consentendo di attingere a nuove risorse che possono contribuire a riattivare le memorie e l'immaginario del teatro. La metodologia della storia orale, utilizzando strumenti di ricerca di tipo etnografico, può contribuire in modo innovativo a fornire stimoli e ad approfondire l'analisi di quell’intreccio complesso tra sperimentazione visiva, vocale e drammaturgica che spesso caratterizza la ricerca teatrale contemporanea.

Vero è che, già dalla fine degli anni Cinquanta, i Cultural Studies, stabilirono che le culture non possano essere considerate come raccolte immutabili d’idee e pensieri quanto come una serie di pratiche e processi interdipendenti. Ne consegue che anche la storia del teatro non possa più definirsi all’interno di una categoria stabile e monolitica. Per questo motivo Ormete, che non intende sostituire la memoria personale all’indagine basata sul classico documento archivistico, si occupa tuttavia di esplorare anche zone trascurate o rimosse dalla storiografia.

Oltre alla raccolta delle fonti orali e alla loro conservazione presso le istituzioni partner dove sono liberamente consultabili, Ormete ha predisposto un sito di archiviazione, Patrimonio Orale, che raccoglie il catalogo completo di tutti i materiali audio realizzati e consente la fruizione interrelata di diversi documenti: a partire dalla tavola dei contenuti in cui l’intervista è indicizzata minuto per minuto, è possibile visualizzare la scheda biografica del testimone, l’elenco dei luoghi, delle persone citate, accedere a percorsi bibliografici mirati e visualizzare altro materiale connesso. L’obiettivo è quello di restituire la polifonia della fonte e dei suoi possibili usi.

Conservare e condividere la memoria del teatro significa per Ormete concentrarsi principalmente su due cose: l’accessibilità delle fonti raccolte e la costruzione di una rete autorevole sul web. Vuol dire costruire documenti in modo più consono alle sensibilità di chi cura il progetto, attraverso l'incontro con la memoria dell'altro, e così offrire nuove fonti, che sono già in sé la costruzione, seppur frammentata, di una memoria a più dimensioni che è interessante condividere. E vuole anche dire metterle in comune sul portale di Patrimonio orale, a confronto con modalità ormai sperimentate e consolidate di analoghe ricerche disponibili sul web. E questo relativamente a tutte le importanti problematiche che si pongono oggi perché la ricerca in rete sia efficace: gestire gli IPR (Intellectual Property Rights, i problemi relativi ai diritti d’autore), predisporre i dispositivi per la consultazione semantica dell’archivio, fornire adeguati linked data (relazioni con gli altri oggetti presenti in rete), permettere la ricerca a faccette, classificando il vocabolario utilizzato, creando appropriate tassonomie e compilando i thesaurus. Insomma lavorare sulla qualità dei metadata e dei dispositivi offerti per la descrizione dei contenuti e per una loro facile reperibilità.

Ormete ha inoltre in cantiere delle pubblicazioni che sono di approfondimento e analisi a quanto sarà via via accessibile online o consultabile presso le sedi istituzionali dell’ICBSA e del Museo dell’Attore, attraverso la collana digitale di libri-sonori “Il teatro della memoria”, edita dall’Accademia University Press. Nuove opportunità di diffusione di contenuti culturali si possono aprire, infatti, con lo sviluppo di formati diversi per il libro, configurabili come libri da ascoltare, sorta di “memorie in movimento”, fruibili grazie alle nuove tecnologie.

È in uscita il primo volume, dedicato a due progetti: Livia Cavaglieri e Donatella Orecchia, Memorie sotterranee. Storia e racconti delle Borsa di Arlecchino e del Beat 72.

Il secondo numero sarà dedicato al progetto Donne di teatro a Roma ai tempi della mobilitazione femminista (1965-1985) di Francesca Fava, Maia Borelli e Roberta Gandolfi.

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Speciale / La memoria del teatro – 1

Nello Speciale (prima parte):

  • Maia Giacobbe Borelli, Riattivare l'immaginario del teatro
  • Annalisa Sacchi, Enrico Pitozzi, Stefano Tomassini, La memoria del futuro. Note sul progetto Incommon. In praise of community. Shared creativity in arts and politics in Italy (1959-1979)

Riattivare l’immaginario del teatro

Maia Giacobbe Borelli

- Hai appena incendiato una biblioteca?

- Sì. L’ho messa a fuoco.

[…]

- Il libro è la tua medicina, la tua guida, il tuo difensore.

Il tuo odio guarisce; leva la tua demenza.

Ecco ciò che perdi, e per tua colpa!

Il libro è la tua ricchezza! È il tuo sapere,

il diritto, la verità, la virtù, il dovere.

Il progresso, la ragione che dissipa tutti i deliri.

E tu, tu lo distruggi!

- Non so leggere.

(Di chi è la colpa?

da L'année terrible di Victor Hugo)

Vorrei parlare dell’importanza della memoria in una società sempre più affetta d’amnesia.

La perdita della memoria sembra un destino collettivo, forse anche un orizzonte storico-politico. Le biblioteche sono disertate, pochi continuano a leggere libri, e ancora meno tra le giovani generazioni, al di fuori degli obblighi scolastici.

Un bel libro, non recente ma sempre attuale, Libri al rogo. Storia della distruzione infinita delle biblioteche, di Lucien X. Polastron, Edizioni Sylvestre Bonnard, Milano 2006, elenca con estrema precisione i fatti che hanno portato ai molti roghi di biblioteche che percorrono la nostra storia, dalla distruzione delle biblioteche di Tebe del 1358 a.C. all’incendio delle biblioteche irachene del 2003.

Odore di bruciato, fumo acre che piano piano ci obnubila occhi e sensi, per farci dimenticare quello che è stato, è quello che sentiamo anche oggi. Niente più passato, niente futuro, tutto è presente e noi siamo onnipresenti, grazie al web.

Ora che abbiamo la possibilità di digitalizzare e rendere tutto accessibile in rete, possiamo lasciar tranquillamente bruciare le biblioteche, abbandonarle al loro destino per assenza di fondi pubblici, per intolleranza, per incuria?

Di fronte all’oblio nei confronti delle biblioteche e all’ignoranza che avanza, in una sorta di analfabetismo di ritorno, il problema della scelta tra pubblicazione cartacea e virtuale è enorme, e una composizione è più che necessaria.

Ci sono alcune iniziative, per fortuna, che lavorano in controtendenza, perché la traccia di quello che è stato sia resa ancora disponibile, proprio grazie a quelle tecnologie digitali che paradossalmente sono le prime responsabili dell’amnesia collettiva. Dunque vorrei presentare qui alcuni progetti che si occupano di valorizzare la memoria del teatro, oltre a lavorare sul futuro, come è oggi possibile solo con l’aiuto del web.

Le ricerche sulla conservazione della memoria degli spettacoli, nate da lavoro universitario e dalla passione di professionisti dello spettacolo che lavorano su base volontaria, si sono date come obiettivo la mappatura e aggregazione delle esperienze del teatro, del video, del suono, della danza e delle arti performative che ritengono più degne di essere ricordate.

La registrazione e archiviazione di eventi legati alle arti di spettacolo è esperienza relativamente recente, frutto di riflessioni mai lontanissime nel tempo, dato che, come sappiamo, è possibile conservare le tracce audiovisive degli spettacoli solo a partire dal momento in cui si è resa possibile la loro registrazione. Il che risale a un secolo o poco più, per quanto riguarda la pellicola, molto meno per il digitale, in altre parole a un tempo che possiamo considerare una parte veramente minima dell’intera storia delle Performing Arts.

Per minima che sia la sua estensione temporale, il problema della conservazione delle arti di spettacolo è posto ormai da vari decenni, anche attraverso l’intervento della radiotelevisione pubblica, cominciata in Italia nel 1954 proprio proponendo spettacoli di teatro, ripresi negli studi televisivi e trasmessi in diretta.

Il deposito delle trasmissioni andate in onda, che in origine erano filmate ma generalmente non registrate - e sono quindi andate perse - è disponibile negli archivi delle TecheRai in modo sistematico solo da una ventina d’anni. Sono per fortuna disponibili alcuni importanti materiali precedenti. Il Catalogo Multimediale è in rete, cosa che rende possibile una ricerca sempre più accurata, offre una raccolta ragionata di trasmissioni, inizialmente registrate in pellicola, poi in elettronica. Per verificare il numero di items dedicati al teatro che sono offerti dalla Rai Tv vedi Teche Rai /Teatro  e anche il sito di MemoRadio di Radio3 Rai.

Il riutilizzo del materiale d’archivio, fenomeno sempre più diffuso da parte delle radio e televisioni potrebbe fare l’oggetto di tutta un’altra analisi, molto interessante.

Comunque, solo attraverso la massificazione degli strumenti di registrazione e la diffusione della rete, dopo l’effimera epoca del Videoteatro degli anni Ottanta, cui ho partecipato dirigendo la società di video Tape Connection, il pensiero della necessità di operare per la conservazione degli eventi di spettacolo si è posto in modo più concreto. Così è cominciata l’epoca della digitalizzazione dei cataloghi audio e video posseduti dagli archivi stessi dei teatri o da istituzioni, come la Biennale di Venezia e il Centro Teatro Ateneo della Sapienza Università di Roma. Questi archivi pubblici detengono la memoria filmica ed elettronica, raccolta essenzialmente a partire dagli anni Settanta, di alcuni dei momenti seminali, eventi e laboratori come degli spettacoli più significativi che le avanguardie del secondo Novecento avevano rappresentato in Italia.

Ora, la riflessione su cosa sia giusto consegnare ai posteri rimane più che mai attuale. La tendenza a conservare tutto non sembra la soluzione ideale, perché l’abbondanza di materiali impedisce la selezione di cosa sia rilevante e di cosa invece possa essere tranquillamente dimenticato.

La chiave è senz’altro nella possibilità di implementare strumenti utili per la messa in relazione dei vari archivi tra loro, così da poter trovare esattamente quello che si cerca e saper discernere con competenza all’interno dell’ampia scelta ormai disponibile. Tuttavia il rischio di un’omologazione dell’oggetto digitale, del suo appiattimento in un mare indistinto di oggetti tutti simili, rimane. È il rischio molto serio di trattare allo stesso modo l’Amleto di Carmelo Bene e quello di una recita scolastica, con conseguenze fatali per la qualità dell’offerta culturale.

All’inizio del terzo millennio, l’Unione Europea, in coerenza con il piano di azione illustrato dall’Agenda Digitale Europea, ha usato i programmi dedicati all’applicazione delle tecnologie d’informazione e comunicazione (ICT) per preservare il patrimonio culturale europeo con l’obiettivo di contrastare, attraverso la quantità, la campagna intrapresa nei primi anni Duemila da Google, il quale, per acquisire dalle biblioteche pubbliche europee il maggior numero di titoli, aveva collaborato alla loro digitalizzazione in cambio del monopolio di formato rappresentato da GoogleBooks.

In un quadro del genere, tutto teso alla guerra dei numeri anti-monopolistica, la selezione della qualità dell’offerta è stata demandata ad altri, essenzialmente agli stessi archivi di spettacolo che erano finanziati dai programmi europei. Con il paradosso che, essendo il finanziamento proporzionato alla quantità di oggetti trattati, l’idea di una selezione dei materiali in una prima fase è stata accantonata.

In seguito i co-finanziamenti europei sono stati utilizzati per costruire un network di Buone Pratiche, stimolando l’aggregazione digitale tra archivi europei, attraverso l’implementazione di collezioni e percorsi tematici. Obiettivo dell’Unione Europea è stato far confluire in Europeana, il grande portale della cultura europea, i materiali di ogni partner, mettendoli in parte al riparo da chiusure improvvide, com’è, in effetti, accaduto al Centro Teatro Ateneo dell’Università Sapienza di Roma, sia questo un risultato della mancanza di finanziamenti o di una volontà politica.

Questo glorioso archivio ha partecipato, in quello che è stato forse uno dei suoi ultimi atti, al progetto ECLAP, E-Content Libray for the Arts of Performance, network di Buone Pratiche, di cui ho fatto parte. Dal 2010 al 2013, alla Sapienza, abbiamo lavorato con 19 partners europei, insieme al Dipartimento Sistemi I dell’Università di Firenze, per mettere in rete tra loro 170.123 item di arte, musica e spettacolo. Sono stati coinvolti in ECLAP vari archivi di scuole di musica e centri di teatro europei, sia privati che pubblici. Tra questi, in Italia, il CTFR, Centro Teatrale Dario Fo e Franca Rame, che è raggiungibile in rete a http://www.archivio.francarame.it.

Ora il progetto è concluso. Per fortuna i materiali sono ancora disponibili al libero accesso su Eclap.eu o direttamente su Europeana.eu, dove sono fruibili 53.870.254 items, tra immagini, video e file sonori, relativi a oggetti e opere d’arte, libri, spettacoli, interviste e musica. Purtroppo il motore di ricerca di Europeana è utile solo per chi sa bene cosa sta cercando, proprio a causa dell’abbondanza della sua offerta.

Per iniziare ad affrontare il problema della conservazione della memoria del teatro in un’epoca in cui non si conserva più niente, ecco tre progetti in corso, o appena nati, che si occupano della valorizzazione, del riutilizzo e della conservazione digitale della memoria del teatro, in senso molto ampio.

Sono progetti che cercano di recuperare le testimonianze, le immagini, i suoni del teatro, arte, non dimentichiamolo, che rimane sostanzialmente effimera.

Si tratta di Sciami, Network di teatro, video, suono e arti performative del progetto di storia orale Ormete. con l’archivio Patrimonio Orale, e del nuovo programma di ricerca INCOMMON, in Praise of Community. Shared creativity in arts and politics in Italy (1959-1979). Per tutti e tre, non si tratta semplicemente di archiviare sul web i materiali più significativi della storia teatrale italiana, quanto di riattivarne le memorie per utilizzarle secondo tre diversi orizzonti verso nuove direzioni di studio: da una parte INCOMMON, che intende reinterpretare gli orizzonti del nuovo teatro italiano e farlo conoscere a livello internazionale, nell’intento di creare nuovi legami epistemologici intorno al concetto di community; dall’altra Sciami, che utilizza il web per performare il teatro, mettendolo al centro di una rete di percorsi di ricerca già avviati e di nuove possibilità legate alle nuove tecnologie. E ancora, il progetto Ormete, per esplorare pratiche e luoghi teatrali che sono restati in ombra, fornendo nuovi punti di vista, ma anche nuovi materiali agli studi teatrali, attraverso lo specifico delle fonti orali.

Sciami, Network di teatro, video, suono e arti performative, diretto da Valentina Valentini, con Stefano Scipioni, Sapienza Università di Roma è attivo da quest’anno. Si tratta di una serie di percorsi di ricerca che riunificano tre siti preesistenti: Nuovo Teatro Made in Italy, gruppo Acusma, Video d’autore ai quali si aggiunge una Biblioteca Digitale e una webzine semestrale.

Ormete, Oralità Memoria Teatro è un progetto interuniversitario di ricerca sulla memoria del teatro, tutto italiano, ideato nel 2012 da Donatella Orecchia e Livia Cavaglieri, docenti all’Università di Roma Tor Vergata e di Genova, che raccoglie da alcuni anni e aggrega online le testimonianze audio di protagonisti e testimoni del nostro passato performativo, presto disponibili al portale Patrimonio Orale. A questo progetto ho il piacere di collaborare insieme a un vasto gruppo di ricercatori.

E infine il progetto INCOMMON, in Praise of Community. Shared creativity in arts and politics in Italy (1959-1979), ideato e diretto da Annalisa Sacchi dell’Università di Venezia, che ha ottenuto nel 2016 un finanziamento nel settore dell’Excellence Science da parte dell’European Research Council, ERC, programma dell’Unione Europea.

Per ognuna di queste piste di ricerca rimando agli articoli che li illustrano in dettaglio, in questa e nella seconda parte dello Speciale.

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La memoria del futuro. Note sul progetto Incommon. In praise of community. Shared creativity in arts and politics in Italy (1959-1979)

Annalisa Sacchi, Enrico Pitozzi, Stefano Tomassini

0. Contesto e obiettivi del progetto

INCOMMON. In praise of community. Shared creativity in arts and politics in Italy (1959-1979) è un progetto finanziato dall’European Research Council (ERC Starting Grant 2015) da Annalisa Sacchi – in collaborazione con Enrico Pitozzi e Stefano Tomassini – e ospitato presso lo IUAV, Università di Venezia. È partito nel 2016 e si svilupperà nel corso di cinque anni, con un finanziamento complessivo di circa 1,5 ml di euro. È il primo progetto vincitore di ERC Starting Grant in Europa a mettere al centro della sua investigazione la scena teatrale.

L’oggetto di INCOMMON è infatti il campo delle arti dello spettacolo assunte come risultato delle pratiche comunitarie e interdisciplinari teorizzate e sviluppate negli anni sessanta e settanta nella scena artistica. In particolare, il progetto mira a studiare la storia del "laboratorio Italia" come luogo in cui la controcultura artistica, espressa dalle arti dello spettacolo e dalle sue contaminazioni con i movimenti politici coevi, si è sviluppata in un ambiente caratterizzato da un profondo rapporto tra filosofia, politica e pratiche socio-rivoluzionarie, nella definizione di esperienze comunitarie tese a definire – partendo dai territori della creatività – una nuova idea di società.

Gli obiettivi generali di INCOMMON sono dunque molteplici e profondamente radicati in uno scavo archeologico della società italiana. Essi vanno dallo studio approfondito e dall’acquisizione di materiali d’archivio inerenti gli snodi portanti di una nuova idea di performatività – fondata prevalentemente sulla commistione dei linguaggi del teatro, della musica, delle arti visive, oltre che del cinema e della video art, in figure come Carmelo Bene, Leo De Berardinis, Mario Ricci, Carlo Quartucci o Giuliano Scabia, solo per citarne alcuni – che ha permesso di delineare nuovi modelli di collaborazione tra artisti, gettando le basi per una comunità creativa, limitrofa alle coeve sperimentazioni in atto nell’ambito socio-politico. In altri termini, ciò che emerge in primo piano è l’elaborazione del concetto di comune che si profila nel periodo oggetto di ricerca, espresso da una prassi che trova un fondamento nelle esperienze italiane e internazionali.

L’insieme di questi aspetti sfocia – nel quadro delle attività del progetto – nell’organizzazione di un atlante digitale delle performance degli artisti italiani, attraverso il quale sarà possibile consultare materiali video, registrazioni audio, documenti rari, collezionati e interpretati alla luce della teoria delle reti sociali, al fine di far affiorare le strutture di significati operative nella comunità artistica e di rivelare le caratteristiche peculiari dei processi creativi condivisi. Il progetto ha già prodotto una prima ricaduta web attraverso la quale diffondere le diverse tappe della ricerca: www.in-common.org

INCOMMON produrrà un approccio complesso orientato alla raccolta, alla digitalizzazione, al restauro e alla diffusione di documentazione degli anni della controcultura in Italia attraverso il medio delle arti performative, in grado di tracciare le relazioni – anche sotterranee – tra aspetti della creatività artistica e della contestazione politica.

I. Contenuti del progetto

In questo quadro, il primo aspetto affrontato riguarda la definizione del “comune” il quale viene circoscritto, nel nostro caso, a partire dall’analisi del panorama delle arti performative in Italia nel lasso di tempo tra il 1959 e il 1979. Vengono quindi delineati i tratti di un discorso teoretico che passa per la nominazione delle pratiche che di volta in volta hanno istituito modalità artistiche e operative del comune nella scena di sperimentazione teatrale. Le pratiche, in altri termini, non sono l’incarnazione di un’idea di «comune», esso ne è piuttosto la logica conseguenza. Come a dire che sono le prassi, le loro logiche interne e le relazioni che gli individui articolano in esse, a istituire il «comune», e non viceversa.

In altri termini, due sono gli elementi che sembrano emergere con chiarezza da una prima ricognizione del teatro italiano negli anni sessanta e settanta del Novecento: da un lato l’accento deve essere posto sui processi creativi, vero motore delle pratiche, là dove la scena si fa laboratorio di sperimentazione sui linguaggi delineando, al contempo, forme di vita radicalmente in antitesi con il modello di sviluppo imposto a seguito del boom economico. D’altro canto la scena performativa di quegli anni, proprio a partire da questo radicale ripensamento delle strategie di rappresentazione e di espressione, sembra inaugurare una consapevolezza esistenziale e politica capace di ritagliarsi uno spazio autonomo, indipendente e strategicamente alternativo rispetto ai contigui – e in taluni casi sovrapposti ed egemonizzanti – movimenti della sinistra extra parlamentare.

Appare qui all’orizzonte il compito metodologico che questo progetto intende seguire e alimentare nel suo farsi: tessere la connessione tra singolarità. Disegnare la linea che mette in relazione un piano complesso di eventi al contempo sociali, politici e artistici.

In altri termini, il compito è quello di indagare e analizzare, in un dato tempo storico, la qualità delle relazioni tra persone, tra persone e cose, tra pensieri e luoghi, e tra immaginazioni e forme e forze, nella piena consapevolezza che ciò che si sta cercando ha la consistenza di una corrente d’aria o di un’atmosfera, avvertibile ancorché inafferrabile, diffusa, inarrestabile ma capace di disseminare segni tangibili per chi li sa riconoscere e raccogliere. Parliamo dunque di una tendenza che non si è mai manifestata in forma coesa, ma che oggi il tempo – con la distanza e la discrezione feroce che gli è propria – lascia affiorare come un disegno, una costellazione.

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