Anomalia greca

Vassilis Vassilikos

Leggendo l’articolo Sottocultura e nuovo fascismo di Pier Aldo Rovatti e l’intervista di Slavoj Žižek L’effetto Berlusconi sul n. 04 di «alfabeta2», mi sono convinto che dovevo analizzare la parola anomalia prima dal punto di vista etimologico.

Anomalia deriva dal rovesciamento di senso della parola omalòs, che vuol dire piano, regolare: c’è un a privativo con l’aggiunta di una ν, poiché la parola seguente comincia da vocale e bisogna evitare lo iato. Il sostantivo normalizzazione (sempre derivante da omalos) non ha come contrario la anormalizzazione ma più semplicemente l’anomalia. Leggi tutto "Anomalia greca"

La decrescita non è impoverimento

Marino Badiale, Massimo Bontempelli

L’idea (o slogan) della decrescita è una componente essenziale di un pensiero critico capace di confrontarsi con la situazione del mondo contemporaneo, e di interagire con una possibile nuova pratica politica adeguata ai gravissimi problemi attuali. Il punto di partenza del pensiero della decrescita è la ritrovata consapevolezza, annullata nel senso comune da qualche secolo di capitalismo, che i concetti di bene economico e di merce non sono identici: beni (intesi anche come servizi) sono i prodotti del lavoro umano che soddisfano determinati bisogni e necessità, merci sono, tra quei beni, quelli inseriti in un mercato monetario con un prezzo di vendita, e acquisibili, quindi, soltanto pagando quel prezzo. In termini logici, sono due concetti interconnessi, ma non coestensivi. La distinzione chiaramente riecheggia quella, introdotta dagli economisti classici e ripresa da Marx, fra valore d’uso e valore di scambio. Quando si parla di crescita si intende la crescita della sfera della circolazione di merci, quindi della sfera di compravendita di beni e servizi dotati di un prezzo. Quando si parla di decrescita si intende la diminuzione del raggio di questa sfera. Leggi tutto "La decrescita non è impoverimento"

L’orfana dell’Europa

Oana Parvan

La Romania è un paese dall’anima duplice. Un’anima appartiene all’Oriente, coi suoi storici domini ottomani e sovietici, un’altra all’Occidente, alla Roma del suo Traiano e agli Hohenzollern (famiglia nobile austriaca alla guida della monarchia rumena). Questo destino oscillante è dovuto alla delicata posizione geografica del paese, collocato alle porte dell’Oriente, quindi permeabile a influenze politiche spesso in conflitto.

Ma nel popolo rumeno è stata sempre viva una tensione verso lo spazio immaginario dell’Occidente – inteso come spazio della modernità e della civiltà, in cui si sarebbe sempre voluto essere inclusi. L’Occidente ha agito sempre da ideale: politico e culturale. Si dice tuttoggi, nel linguaggio comune, per spiegare qualche difetto della società rumena, come la corruzione o la volgarità «Siamo degli orientali…». L’Oriente è inconsciamente fonte del male. Così è stato percepito lungamente anche dai politici rumeni, che mai hanno voluto fare i conti con i grandi poteri che si trovavano alle loro spalle, i poteri dell’Est. Leggi tutto "L’orfana dell’Europa"

Irlanda

Nicholas Ciuferri

Spesso mi sono interrogato sul vago senso di superiorità che prova un abitante della città eterna, madre nevrotica da cui scappare. Sono approdato sulla West Coast irlandese per vedere il mondo con un’altra ottica.

L’Irlanda era una provincia dell’impero, la più vicina, e Galway al suo interno, la più lontana. Così ho assisto all’inesorabile caccia grossa alla tigre celtica col pensiero fisso sul fatto che i cicli per loro natura si chiudono. Però continuo a porre delle domande a questo popolo, (che va detto, mi ha accolto, aiutato a inserire, dato spazio, ruolo e possibilità) e a rimanere spiazzato dalle risposte. Leggi tutto "Irlanda"

Per la liberazione dei lettori

Vincenzo Ostuni

Quando, riguardo ai destini dell’editoria libraria, voci delle istituzioni o delle grandi imprese menzionino un qualche progresso, registrato o atteso che sia, questo sarà perlopiù considerato sotto la specie della quantità; la qualità di quel che si pubblica è consegnata da quei pulpiti al regno degli epifenomeni, degli accessori; e da molti critici e analisti del settore, del resto, al tetro dominio del rimpianto e dell’impotenza, al lessico-ghetto dell’inevitabile regresso. Esplicito obiettivo del neonato Centro per il libro è che fra dieci anni il 10% degli italiani adulti legga abitualmente anziché l’8% di oggi, e il 50% almeno un libro l’anno anziché il 45% di oggi (nel 1965 era il 16,3%, magnifiche sorti). Mentre scrivo si festeggia, comprensibilmente, che il fatturato complessivo dell’editoria libraria non sia calato nel 2010 e anzi sia cresciuto dell’1,3% (gennaio-ottobre 2010 contro lo stesso periodo del 2009).

Leggi tutto "Per la liberazione dei lettori"

Non si mangia con l’anoressia culturale

Umberto Eco

Gentile ministro Tremonti,

scrivo a Lei perché qualcuno, probabilmente uno sciocco e un suo nemico, le ha attribuito la frase che la cultura non si mangia, o qualcosa di simile. Non mi risulta che Lei, a salvaguardia della Sua reputazione, abbia energicamente smentito, e quindi dovrà portarsi dietro questa leggenda metropolitana sinché vive. Si figuri che io mi trascino dietro la diceria che scrivevo le domande per Lascia o Raddoppia, e benché chi le scriveva davvero abbia a suo tempo pubblicamente smentito; ma tant’è, ritrovo questa notizia ora qui ora là, e pazienza, perché al postutto, non c’era nulla di vergognoso a inventare la domanda sul controfagotto o quella sull’uccello sul quale, a detta di Mike Bongiorno, era caduta la signora Longari. Ma cadere sulla cultura è disdicevole.

E quindi indirizzo questa lettera a Lei e, se Ella è vergine di tanto oltraggio, la passi a chi di competenza – e amici come prima. Leggi tutto "Non si mangia con l’anoressia culturale"

Numero 6

«alfabeta2» numero 06

dal 28 gennaio in edicola e in libreria

«Gentile ministro Tremonti,

[…] mi domando come mai l’Italia abbia meno indotto turistico della Francia o della Spagna, e naturalmente di New York. C’è qualcosa che non funziona, qualcuno che non sa come far soldi (e mangiare) con la cultura nazionale». Umberto Eco apre il numero con una lettere al ministro Tremonti: Non si mangia con l’anoressia culturale.

Il focus  Cultura anno Zero denuncia lo stato di collasso delle istituzioni culturali italiane. Interventi - distinti nei diversi settori (cinema, teatro, biblioteche, musei, librerie) – di Andrea Carandini, Claudio Strinati, Manuela Gandini, Antonella Agnoli, Vincenzo Ostuni e altri. Leggi tutto "Numero 6"