Precari no, gratuiti

Mario Gamba

-       Pronto, sei tu Giampietro?

-       Sì, ciao Filippo, ti ho riconosciuto subito, hai una voce inconfondibile.

-       Va bene, però io vorrei sapere: l’hai passato tu il mio pezzo che è uscito oggi?

-       Sì, perché?

-       Perché dovresti spiegarmi come mai i capoversi sono saltati tutti, anzi, perché sono stati tutti spostati a capocchia.

-       Senti, il pezzo di un collaboratore quando arriva qui diventa nostra proprietà, noi lo sistemiamo come ci fa più comodo…

-       La regola la so, visto che ho trent’anni più di te e faccio il giornalista da una vita. Ma in quel pezzo si racconta un festival di quattro giorni, i miei capoversi staccavano una fase dall’altra, un autore dall’altro, in bell’ordine. Se tu mi mischi tutto, come hai fatto, diventa un guazzabuglio, un casino di pezzo, uno schifo.

-       Questo lo dici tu. Comunque io adesso ho da fare, ti saluto. Leggi tutto "Precari no, gratuiti"

La dittatura di Chávez

Dario Azzellini

Pochi personaggi al mondo sono nel mirino della stampa internazionale come il Presidente venezuelano Hugo Chávez. Viene chiamato dittatore, autoritario, buffone e matto. Dittatore nonostante essere stato eletto tre volte come Presidente, essersi sottoposto addirittura a un referendum a metà presidenza (nessun altro capo di Stato al mondo ne ha avuto il coraggio finora), e aver vinto altre otto elezioni e referendum con le forze che lo appoggiano. Le ultime elezioni presidenziali le ha vinte nel dicembre del 2006, Chávez con un 62,84% dei voti contro il 36,9% per il candidato dell’opposizione (cioè di praticamente tutti gli altri partititi esistenti), un risultato del quale si possono vantare pochi presidenti eletti democraticamente al mondo. E la partecipazione è stata del 74,69% dell’elettorato, un dato che non si raggiunge nella maggior parte dei paesi europei.

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Operai della conoscenza

Sergio Bologna

Milano centro, zona Missori, filiale italiana di una multinazionale del fashion. Ci lavora da quattro mesi, dalle 9 alle 18 (ma in genere la gente si ferma un’ora in più) e piace a Luca quel lavoro, 26 anni, laurea specialistica con lode. Non ha voluto fare il dottorato né prendere una borsa per l’Olanda, una terza lingua straniera da imparare gli pareva troppo, in fin dei conti il suo inglese è migliore dell’italiano del capo. Non gli hanno dato una lira e per altri due mesi sarà così, il suo è uno stage, un tirocinio semestrale gratuito, nemmeno un ticket ristorante. Ma l’altro giorno la vice del capo lo chiama e gli fa capire che «piace» alla ditta e alla fine dei sei mesi chissà che non gli venga proposta un’assunzione. A termine, ovviamente. Se tutto va bene e lui ci sta, saranno cinquecento euro al mese per un anno, ma poi magari «salta fuori un indeterminato». Leggi tutto "Operai della conoscenza"

La televisione fuori dalla televisione

Lello Voce

Se la televisione fosse soltanto in televisione la faccenda non sarebbe poi così grave.

Per evitare di essere mentalmente intossicati dal suo tripudio di siliconi analfabeti, dallo sciocchezzaio in pajette che ne deborda, per salvarsi dall’istupidimento coatto che provoca, grazie alla ripetizione ossessiva, e spesso urlata a squarciagola, di luoghi comuni assolutamente privati e sillogismi illogici, per scampare alla disinformazione travestita da reticentissima supposta obiettività, basterebbe un veloce switch off. Basterebbe tenerla spenta, o gettarla nella prima discarica a portata di mano, la luminescenza invasiva… E dedicare il proprio tempo alla lettura, all’ascolto della radio, ai festival, ai concerti, ai convegni, al cinema, al teatro: a tutto il resto, insomma.

Il problema è che purtroppo la televisione è soprattutto fuori dalla televisione, che anche la maggior parte di tutto il resto è ormai occupata, più o meno manu militari, dalla televisione e dalle sue evanescenti figurine sotto mentite spoglie di esseri umani: i «televisionati». Le librerie sono invase da testi del più vario analfabetismo: sportivo, velino, alla gigolò; i festival sono invasi da «alieni» che presentano se stessi solo perché sono quello che sono, cioè delle entità puramente virtuali, i concerti annegano sotto ondate di Amici. Leggi tutto "La televisione fuori dalla televisione"

Sporcarsi le mani

Silvia Ballestra

Sporcarsi le mani è necessario. Stupisce leggere alcune opinioni nei dibattiti in rete, sui blog letterari, rivolte a quei critici che osino attardarsi nella recensione di «opere basse». Si osserva: è già tanto lo spazio dedicato dall’editoria, dalla tv, dal mass market, a questi libri di discutibile profilo ma dalle vendite solide che non occorre anche l’attenzione della critica, fosse anche per una stroncatura, un appunto, una piccola osservazione che potrebbero comunque suonare come una legittimazione. Si indirizzi il lavoro del critico, invece, a quei libri di valore che non riescono ad avere un’adeguata esposizione nei media né promozione da parte dell’editore. Leggi tutto "Sporcarsi le mani"

Sommario del n° 2 – settembre 2010

03 Andrea Cortellessa Oltre il fattore Digamma
04 Omar Calabrese Il Successo senza Merito
05 Daniela Panosetti Talk-show: sfinimenti e deviazioni
06 Elena Casetta La pupa e l’intellettuale
06 Lello Voce La televisione fuori dalla televisione
07 Furio Colombo La censura e il computer
08 Marco Rovelli Una censura di sistema
08 Giuseppe Caliceti Di cosa parliamo quando parliamo di razzismo?
09 Andrea Inglese Odiare i poveri: quando l’indifferenza non basta
10 Aldo Bonomi Piccolo glossario della città fragile Leggi tutto "Sommario del n° 2 – settembre 2010"

Editoriale n° 2 – settembre 2010

L’esito del primo numero di «alfabeta2» ha superato le più rosee previsioni. Nella ricezione degli entusiasti, che non sono stati pochi, e dei dubitanti-ma-fiduciosi – che è nostra responsabilità non deludere. Ma soprattutto in quella degli stroncatori, degli affossatori, dei maramaldi. Tanti scudi levati possono voler dire solo una cosa: che su quegli scudi s’è abbattuto qualcosa di inatteso, e non imbelle. È opportuno dunque che, su quegli scudi, ci si continui ad abbattere – in modo sempre meno imbelle.
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