Saturno contro!

Riccardo Chiaberge
Il Fatto Quotidiano/Saturno
, 24 febbraio 2012

Pochi ne sentivano la mancanza e pochissimi se ne sono accorti, ma da due anni è resuscitata una testata gloriosa, "Alfabeta", fondata nel 1979 da Nanni Balestrini e Umberto Eco ed estinta nel 1988. Anche in questa seconda reincarnazione, la rivista ambisce a diventare il fulcro delle avanguardie pensanti. Ma prendiamo l'ultimo numero, il sedicesimo (febbraio 2012). Tra i pezzi forti, oltre a un articolo di Franco Berardi detto Bifo (giovane agitatore bolognese alla ribalta nel 1977) c'è una lunga ciàcola con quel pivellino di Toni Negri, 78 anni, ex capo dell’Autonomia operaia e ora molto corteggiato dai circoli radicai chic francesi e americani. Un'intervista genuflessa, di fatto un monologo punteggiato di domande ficcanti del tipo: «Uno dei tratti che colpisce nel tuo percorso è la convinzione nella possibilità di un'alternativa rivoluzionaria... Come hai conservato questa convinzione?». Il professore padovano, compiaciuto, affabula intorno alle sue prigioni, all'incontro con Spinoza (che quest'ultimo non riuscì a evitare), alla violenza in politica: «È ovvio - ragiona - che non e 'c'è alcun tipo di azione politica di rinnovamento, non c'è neppure riformismo che possa modificare la realtà senza passare attraverso certi gradi di uso della violenza... Che dalle "armi della critica" si debba passare alla "critica delle armi" a me è sempre sembrato ovvio». E così, di ovvietà in ovvietà, Toni offre una scintillante sponda filosofica a quei fior di galantuomini che lanciano estintori sui poliziotti e danno del boia a Gian Carlo Caselli.

Uno degli sport più in voga in Val di Susa pare sia il tiro al barattolo con foto del procuratore. Ovvio, dirà Negri: la spersonalizzazione del nemico, la sua riduzione a simbolo, è da sempre una specialità dei terroristi. Ricordarlo dovrebbe essere compito degli intellettuali, che invece preferiscono attardarsi coi tromboni di una rivoluzione fallita. O ridere delle battutacce di Beppe Grillo.

Come ha notato Caselli, «è nell'ambiguità che si infilano i professionisti della violenza». In un bei libro appena uscito da Laterza ("Vogliamo tutto". Perché due generazioni hanno creduto nella rivoluzione 1960-1988,) Angelo Ventrone spiega che davanti ai primi sequestri delle Brigate Rosse i cervelli di Potero Operaio avanzavano lambiccate riserve: la «giustizia proletaria» contro «esponenti del revisionismo operaio», sostenevano, non ha prospettiva perché resta «interna al sistema». Insomma rapire e ammazzare un essere umano non è sbagliato in sé, ma solo in quanto sganciato dalle lotte di massa. Capito che fighi, gli amici di Negri? Non stupisce che alcuni di questi supergeni abbiano fatto carriera e vengano interpellati come oracoli. Ma non è questo il punto. Ci piacerebbe piuttosto sapere cosa ne pensano Umberto Eco, Maurizio Ferrarìs e gli altri membri del "comitato storico" di Alfabeta. Se sono contenti di ospitare i maestri del pensiero ribollito. E come la prenderebbero se qualcuno giocasse a tirassegno sulla loro faccia. O magari su quella di Grillo, belìn!

«Se "Alfabeta2" nobilita il tiro a Caselli» di Riccardo Chiaberge, Il Fatto Quotidiano/Saturno - 24 febbraio 2012

Abbonati ai libri e ricevi un’opera! DeriveApprodi

Cosa c’entra questo famoso quadro di Nanni Balestrini del 1972 dal titolo Potere operaio con l’abbonamento annuale a tutta la produzione editoriale della casa editrice DeriveApprodi per il prossimo anno?
C’entra perché Balestrini è un autore importante e un convinto sostenitore della casa editrice. C’entra perché è un quadro di grande impatto usato su copertine e siti internet, non solo nostri. C’entra perché la litografia numerata e firmata di questo quadro importante è il regalo che le edizioni DeriveApprodi fanno a chi si abbona per un anno alle sue uscite editoriali mensili.

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Ottimista senza speranza

[Una versione più breve di questa intervista realizzata da Andrea Cortellessa a Nanni Balestrini è uscita su «Tuttolibri» della «Stampa» il 21 agosto.]

AC

Sembra esserci qualcosa di non italiano in te. Voglio dire al di là del tuo aspetto fisico, delle tue origini famigliari. C’è qualcosa di straniero, come se fossi sempre in fuga o, comunque, velocemente di passaggio. Come se risiedere in Italia fosse qualcosa di accidentale, anzi proprio un incidente; uno di quegli incidenti dai quali non ci si rimette mai del tutto…

NB

Mia madre era tedesca, di Colonia, ma ha sempre vissuto in Italia; si trasferì a Milano quando sposò mio padre, che faceva l’industriale nel settore chimico. Dal punto di vista esistenziale, più che in fuga non mi sono mai sentito legato a un’identità locale. Le città dove ho vissuto, Milano, Roma, Parigi e Berlino, le sento tutte città mie, non sento legami con un’origine specifica. Ho l’idea che potrei stare in qualsiasi posto del mondo: dove faccio delle cose, lì sto bene. Per me è stato molto importante, piuttosto, essere stato giovane negli anni Cinquanta, un’epoca straordinaria per la cultura europea. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati un nuovo Rinascimento, i cui esiti si riverberano ancora oggi. Un periodo ricchissimo, pieno di curiosità instancabili, e che venivano soddisfatte! Ora, tutto questo in effetti proveniva dall’estero; la generazione di intellettuali italiani precedente alla mia non mi pareva più in grado di offrire niente. Al limite, dell’Italia mi interessava più quello che era successo all’inizio del secolo; il Futurismo per esempio. Leggi tutto "Ottimista senza speranza"

Istantanee per Jacqueline Risset

Speciale su Jacqueline Risset con testi di: Todini, Risset, Agosti, Rueff, Kristeva, Bonnefoy, Patella, Balestrini.

ACCADDE A SETTEMBRE
Umberto Todini

Accadde a settembre, a qualche giorno dalla partenza per il Perù. Tra le ultime parole di Jacqueline ci fu anche, in quel frangente terribile, la consapevolezza che avrebbe mancato l’evento per cui era attesa a Lima («avverti gli amici di Lima» mi disse), per essere insignita del titolo di «Professora Honoraria» dall’Universidad del Pacifico. Un riconoscimento che le era molto gradito anche per – così era Jacqueline – quella vicinanza tra Universidad e Pacifico.
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LE JARDIN/IL GIARDINO
Jacqueline Risset

Inedito da La Douleur. 14 poèmes nouveaux et anciens, traduzione di Jacqueline Risset
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REGARD/SGUARDO
Jacqueline Risset

Inedito da La Douleur. 14 poèmes nouveaux et anciens, traduzione di Jacqueline Risset
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L'ANIMA PUÒ FUGGIRE QUANDO MUORE LA CARNE
Stefano Agosti

Ci eravamo sentiti al telefono pochi giorni prima della sua scomparsa – così violenta, così inattesa, così insostenibile. Io l’avevo chiamata per annunciarle l’arrivo di una mia plaquette di versi, disseminati saltuariamente in circa mezzo secolo di vita, notizia che Jacqueline aveva accolto con una vera e propria esplosione di gioiosa approvazione.
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VELOCITÀ DI RISSET
Martin Rueff

Colei che aveva scritto un saggio dedicato alla velocità di Dante (Vitesse de la Comédie, «L’Infini», 2, 1983) e non aveva rifiutato di estendere la sua passione per il nome proprio (si dedica a Scève, ma anche agli anagrammi di Saussure) fino al suo stesso nome (pubblica Récit in «Tel Quel», 2, 1966 – récit? Risset), è partita: «com’era venuta, rapida».
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DORMENDO SU UN CAVALLO
Julia Kristeva

Dove sei? Va tutto come vuoi? Alcuni amici mi chiedono di partecipare, è il minimo che possa fare. Saggio, commento, interpretazione? Sospettano forse che noi non ci troviamo del tutto a nostro agio, né io né tu, in ciò che si chiama l’«istituzione universitaria»? Non è vero che siamo qui per caso, né che essa non ci abbia insegnato a renderci utili. Ma noi «non lo siamo», come dice Proust che conosci così bene.
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IL PARADOSSO DEL TRADUTTORE
Yves Bonnefoy

Si deve a Jacqueline Risset una traduzione della Divina Commedia che ha fatto epoca, e che con ogni probabilità resterà un punto di riferimento fondamentale. Anzitutto perché è diversa da tutte le altre. Molti traduttori si sforzano di preservare le regole prosodiche dei poemi su cui lavorano, per esempio le strofe regolari; il che li obbliga, per adattarle ai significati che hanno il compito di preservare, ad acrobazie penose, tali da far subito capire che essi non hanno il senso della poesia, o lo stanno per perdere.
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MES REINES BELLE GIOIE
Luca Maria Patella
A Jacqueline & Rond nel Segno e nel sogno dei Gatti
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ADIEU JACQUELINE
Nanni Balestrini

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Adieu Jacqueline

Nanni Balestrini

 

 

 

m’a dit un jour
justement les instants
dans les yeux
scruter l’invisible
quelque chose à dire
les expériences du rien
qui déchire la nuit
l’oubli est un risque
le désir d’écrire
jouer les mots
étoiles soudaines
le secret est là
la poésie se présentait
foudre comme lumière