alfadomenica dicembre #3

DEMICHELIS SULL' EUROPA - CHICCHI SU LAZZARATO - MIGLIORE/BORDONI - GRAFFI -

J'ACCUSE! L'EUROPA È MORTA IL 22 SETTEMBRE
Lelio Demichelis

J’accuse! Ma a differenza di Zola – che si rivolgeva al presidente francese – noi non possiamo rivolgerci a presidenti come Barroso, Angela Merkel o Mario Draghi, perché non sono super partes come poteva essere Félix Faure ma anzi, e peggio, sono loro gli autori diretti di un’autentica e deliberata ingiustizia.
Leggi >

IL GOVERNO DELL'UOMO INDEBITATO
Federico Chicchi

Non è oggi giunto il tempo per mollare gli ormeggi? L’ultimo e formidabile libro di Maurizio Lazzarato Il governo dell’uomo indebitato (DeriveApprodi, 2013).
Leggi >

LA CULTURA MOTORE POLITICO
Conversazione di Tiziana Migliore con Isabella Bordoni

T.M.: il mese scorso, a Milano, è stato presentato Dencity, un sistema culturale integrato, della durata di tre anni, per una macro area della periferia sud-ovest della città – Giambellino-Lorenteggio, Solari-Savona-Tortona, Barona-Parco Teramo.
Leggi >

UNA POESIA DI MILLI GRAFFI
Leggi >

*alfadomenica è la nuova rubrica di alfabeta2 in rete:
ogni domenica articoli di approfondimento, dibattiti, scritture, poesie ecc.

Milli Graffi

nella mente dello spazio    ci entro a sbattere il carrello con forza
a sinistra a soddisfazione a spazzare via con un colpo anatra meccanica
dolce abisso la memoria

tutto dritto è raramente possibile e le svolte a destra o a sinistra
sono sempre tendenziose l’angolo non è mai di 90 gradi non c’è altro da fare
che girare l’angolo dove te lo trovi imperfetto

ma diversamente da Venezia dove il tutto dritto comprende anche angoli
perfetti a 90 gradi e il pedone comprende e tira
dritto nella curva se poi quel dritto l’ha sbagliato torna indietro e tira dritto svoltando dall’altra parte e la
bellissima risorsa della città è che non ti perdi mai veramente te lo senti nella
periferia della mente il disegno del dolce dondolio che non sbaglia nel portarti
là dove condividi il sapere obiettivo del suo andare e ci vai dolcemente svelto

ma a Milano ti perdi implacabilmente il disegno occulto è inaccessibile
non sai mai dove una strada ti può portare sia a piedi che in macchina e alla
fine te lo spieghi e lo capisci
è una città stellare e la direzione è un bivio dove l’ultima destinazione alla fine
configura chiaro il tuo destino quello che è scritto nelle stelle fatalismo che è
una sconfitta perché le stelle non te l’hanno scritto in mente per questo è una
città dove si combatte
torna comodo agli architetti di Milano presumere di essere nella mente delle
stelle e si arrogano il diritto di essere loro il destino la Stazione Centrale di
Milano è sempre stata brutta non ci si può fare niente ma era comoda sincera
ci entravi e vedevi subito la stecca della biglietteria salivi le ampie scale che
vedevi lì immediate e sicure ci hanno infilato le scale mobili a scalini e le
vedevi
immediate e sicure e ci arrivavi ai treni che te li vedevi lì davanti con la forma
di treno tutto era solido lineare immediato il disegno della stazione era vai
avanti
dritto e il treno lo trovi sempre dirtto anche se ti alzavi in verticale il
dislivello tra il piano della città e il piano del treno
neanche lo sentivi era un tutto dritto elementare era la rassicurazione che
anche il treno sarebbe filato via tutto dritto la stazione non era costruita nel
disegno della città ma nel disegno del treno
ora l’hanno rovinata entri e non c’è più niente niente biglietti niente edicole
non c’è la gente i treni sono soltanto un cartello piccolo dove c’è scritto
TRENI e ci devi credere come se Magritte non avesse mai fatto i suoi scherzi e
ti devi imbucare in un tunnel basso e uscire nel bagliore lucido stessa intensità di
luce stessi colori svolti a sinistra 90 gradi precisi passerella mobile in salita
liscia senza gradini la valigia ti sbatte sugli stinchi e poi giravolta a 180 gradi
come se volessi tornare indietro altra passerella mobile in salita liscia senza
gradini la valigia sempre sugli stinchi lo capisci il grande disegno occulto per
andare dritto devi fare zig zag due volte
il dietro che stai lasciando e il davanti del tuo futuro si rimpallano a zig zag fra i
due tre quanti
livelli di negozi che ti sparano negli occhi i loro spazi al neon

scrivo poesie per poter dire quello che se comincio a dirlo a voce non mi
ascolta nessuno
quando io è anche tu e mi ti piace ascoltarmi

 

Poemi & Oggetti

Cecilia Bello Minciacchi

«Non ho mai pensato che la poesia potesse salvarmi, non mi sono mai illusa sulla sua aleatoria qualità imperitura»: così annotava Giulia Niccolai in Esoterico biliardo, singolare e splendido libro d’inizio millennio (Archinto 2001). Noi invece – speriamo che lei non ce ne voglia, ma guardi benevola i nostri affanni e il nostro bisogno di serenità – siamo convinti che la sua poesia possa salvarci. Non potremmo esserne convinti mai più di ora, davanti al volume con le sue poesie complete: Poemi & Oggetti. A Milli Graffi, che da anni è interprete acuta di Giulia Niccolai, si deve la cura puntuale e affettuosa del corposo libro, e l’ampio saggio introduttivo che dichiara venuto il tempo di capire, dell’action writing di Giulia Niccolai, «la portata e la forza propulsiva come assoluta novità nel campo delle lettere italiane». A Stefano Bartezzaghi si deve una divertita, serissima e assai istruttiva prefazione, con chiarificante «dialettica carota-ciliegie», ben adatta a una poesia che ha in sé «l’offerta del gioco» e la meditazione sul tempo.

Questo libro era stato a lungo atteso, e temuto perché già si sapeva ultimo titolo di «fuoriformato». Va detto ora che non si sarebbe potuta auspicare conclusione migliore e augurale – se conclusione possa esserlo – alla collana diretta da Andrea Cortellessa: unico è il libro di Giulia Niccolai per innovazione e per intrinseca serenità. Una prova d’equilibrio e di sperimentazione luminosa e permanente, arguta e instancabile, per una collana a cui in questi anni siamo stati – è bene dirlo – molto legati e molto grati in molti. Poemi & Oggetti dunque è carico di responsabilità, non ultima, con il ritratto di Giulia Niccolai scattato da Adriano Spatola in quarta di copertina, quella di riaccendere il rammarico che per Spatola un libro analogo «fuoriformato» non sia riuscita a fare, malgrado le ottime intenzioni dell’editrice e del direttore. Ma le poesie complete di Giulia Niccolai, dicevamo all’inizio, ci salvano da questi e altri turbamenti. Ci insegnano, lungo un percorso biografico e poetico di grande densità, che la «pazienza» è un «pensiero non turbato»; ci dimostrano, in Sala d’attesa, che davvero «l’antidoto / alla collera è la pazienza».

Milli Graffi spiega molto bene – come raramente accade, ma anche lei è poetessa e traduttrice, anche lei ama nonsense e limerick, Palazzeschi e Carroll – la qualità concreta e visiva, e i guizzi ironici dei primi testi di Giulia Niccolai. L’approccio visivo, la creazione iconica, possiamo ribadire adesso davanti alla sua intera produzione poetica, è il dato che s’impone. Ben comprensibile per un’autrice anche fotografa che esordì con il romanzo Il grande angolo (Feltrinelli 1966).

Malgrado la forte incidenza dell’immagine in tutta la sua scrittura, la qualità peculiare di Poemi & Oggetti è la compiuta e sempre stringente rispondenza del piano visivo con quello verbale. L’equilibrio (a volte appositamente franto, fatto «brillare» come bagliore e come mina) tra luminosa evidenza della composizione visiva e soluzione linguistica arguta e inventiva. In questo è il valore conoscitivo dell’atto poetico, in una pratica che è materiale ed è teorica e concettuale: lo spillo vero (l’Oggetto & il Poema) appuntato nel poema tautologico sopra altri spilli disegnati mette in crisi il rapporto tra oggetto e sua rappresentazione, con tutte le sue brave conseguenze.

L’interrogazione su senso e potenzialità del linguaggio è l’origine della scrittura di Giulia Niccolai, e dopo anni di sperimentazione il suo approdo, lungi da imporre risposte, è quello di continuare a scoprire immagini nella realtà e nella coscienza profonda, che quando si lascia affiorare è più reale del reale. Sogni, lapsus, invenzioni verbali possono diventarle trasparenti a distanza d’anni e mostrano sempre lo smalto con cui sorride il gatto di Alice: il «Cheeeeeeeeese» in mezzaluna del poema The Cheshire Cat’s grin. In un libro che presenta tanti generi diversi il filo conduttore c’è – e cuce il bottone al foglio, si guardi la terza di copertina –: è la pratica di un linguaggio inventivo e sostanzioso (anche quando esita in ironia a tutto campo – «ironia materiale» scrive Cortellessa). Una pratica che non smette di scartare dal senso comune e come l’umorismo trova «spazio dove spazio non c’è», ovvero nelle intermissioni, nelle faglie rivelatrici, vitali e liberatorie. Tutto si tiene, da Humpty Dumpty (1969) ai Frisbees della vecchiaia (2001-2011), passando per il meridiano di Greenwich, smontando e rimontando i Novissimi, giocando ai Facsimili.

L’eterogeneità delle pagine, a prima vista, non farebbe pensare come tutto si spieghi, invece, nella ripetizione con variazione al modo dell’amata Gertrude Stein: e ogni volta nei poemi di Giulia Niccolai tutto è nuovo. Lei più di tutti, oggi, ci conforta: «il linguaggio è vivo e sta bene». Lo scriveva nei Frisbees ’88, per lei è stato e resta vero, per noi valga, con tutta la sua poesia, come un augurio.

IL LIBRO
Giulia Niccolai

Poemi & Oggetti. Poesie complete

a cura di Milli Graffi, prefazione di Stefano Bartezzaghi
Le Lettere «fuoriformato» (2012), pp. 410
€ 38,00

Seconda interrogazione sul mezzo

Milli Graffi

Cerco di capire che cosa sia questa scrittura che invade il web e che è molto diversa da tutte le fome di scrittura conosciute finora. Una caratteristica predominante è la firma, anzi la mancanza della firma. Non ci sono più i cognomi, in linea di massima, e la firma si regge sull’uso di nomi propri molto comuni. Vien da pensare che più che scrittura siano pratiche che appartengono all’oralità. L’oralità esercita un fascino potente, perché ha le stigmate dell’autenticità, del pulsare in presa diretta con il senso/sentimento dei singoli, e inoltre facilita il rifiuto della razionalizzazione, degli obblighi burocratici delle grammatiche ecc, ecc. Gli  studi di Havelock e di Ong sull’oralità degli antichi, se mi ricordo bene, oltre a esaltare le qualità di un modus inventivo che è alla base di tutta la poesia occidentale, affermavano anche che l’oralità aveva un deciso carattere conservativo. Leggi tutto "Seconda interrogazione sul mezzo"

Interrogazione sul mezzo

Milli Graffi

Questa settimana spendo il mio gettone di presenza su questo blog muovendo qualche timido passo nel tentativo di capire che cosa sia la scrittura che viene avviata online sui blog. Sembrano pagine di diario senza contenitore cioè con quella cornice minima che è appunto definita diario e alla quale un lettore si avvicina con la curiosità di chi va a scoprire possibili segreti o perlomeno illuminanti idiosincrasie. E invece no, l’effetto non è quello del diario. Il diario come autoriflessione per quanto libera è sempre rivolta su se stessa e perciò produce un effetto autocontenente, si produce come capacità di contenersi dentro lo spazio che va inventandosi. Penso che persino il diario di uno psicotico riesca a prodursi come contenitore, o forse più che mai il diario dello psicotico è un contenitore. Invece la scrittura sui blog ha questo effetto di essere stracciata sbrindellata in uno spazio di libertà così immenso da diventare vago. Leggi tutto "Interrogazione sul mezzo"

Sorprese di stagione

Milli Graffi

Recentemente, a un festival plurimediale di poesia musica arte, tenutosi in Sicilia, a Tosa, nell’ambito delle manifestazioni di Fiumara Arte, mi è venuto in mente di organizzare una delle diverse letture che ci venivano richieste leggendo la breve serie di poesia che negli anni avevo scritto unicamente sul tema di cosa fosse la poesia e la scrittura per me. Cioè poesie che avevano incorporata in qualche modo quello che si chiama di solito una dichiarazione di poetica.

Dico poetica con qualche titubanza, perché ho sempre sentito che il termine fosse giusto e usufruibile per chi si occupa di critica, mentre al poeta interessa il come si fa. Senza dubbio le due cose possono essere portate a coincidere, ma io rimango con questo alone di esitazione.

Leggi tutto "Sorprese di stagione"