Il merito in agenda

Augusto Illuminati

Strano paese l’Italia, dove gli oggetti materiali spariscono e quelli immateriali proliferano. Per esempio, spariscono nelle mani dei Servizi le agende cartacee, come quella rossa di Borsellino, proliferano agende fumose e minacciose come quella Monti. Tutti la sostengono, da destra e da sinistra, senza troppo specificare, tutti lamentano o esultano perché diminuisce i salari, mantiene (se non accresce) la pressione fiscale, incrementa i disoccupati. Nel suo alone di retorica emergenziale (senza reali decisioni) l’agenda Monti è quello che, a partire da Hitchcock, si chiama un MacGuffin, l’oggetto misterioso intorno a cui si costruisce una trama.

A definire il nostro oggetto agendoso c’è di sicuro la sofferenza sacrificale e la promessa di ricompensare il merito in alternativa al dispendio e al debito colpevole e sfigato. Il merito è appunto il rovescio enigmatico della colpa: enigmatico perché il premio (successo, visibilità, stipendi da favola, vitalizi e rimborsi autocertificati) tocca innanzi tutto ai numerosissimi e mai sazi membri di un ceto politico che a rigore non può aspirare, in quanto elettivo, a un riconoscimento per competenze tecniche, concorso o selezione e, per di più in Italia è nominato dall’alto secondo canina fedeltà a partiti screditati e inseguiti con i forconi.

In linea con la suinocrazia delle rappresentanze, un po’ arrancando per gli introiti assai minori e per la scoraggiante carenza di orge e disinibiti partner, segue l’Università con l’Anvur e l’ancor più scrausa scuola secondaria con Invalsi. Invece di rrobba, Suv, ostriche e gnocca, vuoi mettere il listone delle peer reviews considerate "scientifiche": Barche, Nautica e Yacht Capital per l’area 8 (peer Briatore), Airone per l’area 10 (ma non la distribuivano gratis sugli aerei?), Rivista di suinicultura, appunto, area 13, peer Ulisse-De Romanis, er Batman e la Polverini, un’infinità di bollettini diocesani e di monogruppi parlamentari. Per non parlare dei test Invalsi, sparuti eredi degli IQ della fulgida tradizione eugenetica Galton-Abravanel, su cui già si è soffermato Caliceti.

Ma che c’entra, mi direte. C’entra e come, perché oggi la logica del merito non è la promozione di eccellenza, più o meno accortamente miscelata con la cura di chi “rimane indietro” (secondo il datato paternalismo cristiano-liberale), ma la costruzione di un’élite sulla più feroce discriminazione e regressione della massa. Certo, fa ancora qualche differenza se l’élite si costruisce a Eton o al Mit piuttosto che all’università Krystal di Tirana o nei corsi Cepu, ma la logica è la stessa, complementare a quella dei brevetti che definiscono i vari ranking universitari americani o cinesi. La logica dell’esclusione, del recintare un campo per estrarne una rendita e imporre una taglia agli utenti. Altro che transdisciplinarità e sostituzione dell’accesso alla proprietà...

Pensare che i vecchi sociologi parrucconi del New Deal, tipo Robert K. Merton, fantasticavano che i criteri di eccellenza della scienza fossero la cooperazione sociale e culturale, la diffusione illimitata delle scoperte a vantaggio del genere umano, la cessione gratuita dei diritti di proprietà intellettuale in cambio del riconoscimento e della stima della comunità, l’eliminazione del segreto e del brevetto per consentire la più ampia falsificazione nel dibattito scientifico... Communalism o communism, appunto, vade retro Satana. Invece è più fico (e si autovaluta come tale) chi meglio sa fottere i concorrenti e valorizzare le proprie pensate, magari su una rivista divulgativa o mettendo su un dipartimento improbabile, leggere gli elenchi per credere, manco nella biblioteca visitata da Pantagruel!

L’indimenticato Brunetta voleva addirittura sostituire al lavoro, come fondamento della Costituzione, la coppia merito e competizione. Del bunga-bunga (almeno a livello centrale) ci siamo sbarazzati, del nocciolo duro del neoliberismo evidentemente no. Ce lo ricordano tutti i giorni Monti e Fornero (i poveri, i disoccupati e gli esodati sono colpevoli, mica i bankster seminatori di derivati tossici), gli spassosi blog di Abravanel e Michel Martone, il culto bocconiano di tecnici che non tirano fuori un ragno dal buco.

Sapendo che il merito “vero” (non quello dei Gatti Impellicciati e altri corrotti di serie B) si commisura sul sapere dei teorici che pensano di accrescere l’occupazione aumentando l’orario di lavoro di alcuni dei già occupati e licenziandone una parte, viene da dire parafrasando Mark Twain: la differenza fra la scienza economica e la menzogna, è che la seconda deve almeno apparire credibile.

Capricci teologici

Augusto Illuminati

Nella grande tradizione teologica mediterranea del monoteismo che, con varie commistioni neo-platoniche, va da Filone d’Alessandria allo Pseudo-Dionigi, dagli gnostici al sufismo e all’illuminazionismo iranico, da Agostino e Tommaso a Meister Eckhart, abbondano i paradossi che vertono intorno a due punti chiave: la creazione che responsabilizza il creatore del male e dell’uso peccaminoso del libero arbitrio, il trovarsi Dio al di qua dell’essere e della forma, dunque in una luminosissima caligine che solo una totale e remissiva ignoranza può penetrare. Ne offrirà una buona sintesi, al di là dell’Atlantico, Philip K. Dick nella trilogia Valis. Per quanto prediligesse le anfetamine, l’autore finiva per suggerire l’incarnazione della compassionevole Sapienza nel fungo allucinogeno anokhi. Solo che non si trova soltanto nel deserto del Mar Morto, ma è diffuso – questo è il tratto geniale della conclusione – nei luoghi più impensati.

Certamente a Roma, Berlino e Bruxelles, a scorrere imparzialmente i più recenti eventi, di quel fungo hanno fatto scorpacciate. Prendiamola alla lontana: successore privilegiato della teologia è, a partire almeno dai Physiocrates di metà Settecento, l’economia, con la differenza che mentre la teologia classica aveva sempre più preso le distanze dall’astrologia teurgica platonizzante, l’economia post-keynesiana si è gradualmente accostata, con minori esiti previsionali, alle pratiche astrologiche. Vediamone qualche capitolo, ricorrendo alla forma devozionale del rosario.

Primum mysterium gaudiosum, Annuntiatio (effetto annuncio). L’abbiamo fatta finita con lo scandalo delle pensioni facili, abbiamo prolungato l’età del ritiro e diminuito l’entità delle retribuzioni per incoraggiare a lavorare di più. Così i giovani troveranno più facilmente lavoro. Stessa logica non standard che facilitando fiscalmente gli straordinari cresce l’occupazione. Peccato che la disoccupazione giovanile galoppi oltre il 36%. Inoltre ci siamo ritrovati 300.000 esodati senza salario e senza diritto alla quiescenza, pur avendo pagato tutti i contributi prescritti. E pensare che al Lavoro ci sta una prof ordinaria e meritocratica di Economia (ben poco titolata su Google Scholar, ma, cazzo, mica siamo l’Anvur), madre di associata e piangente, e a vice-ministro il più giovane ordinario italiano di Diritto del Lavoro, il monolibro Michel Martone. Amen, venissimo a capi’ che so’ misteri.

Primum mysterium dolorosum, Agonia in hortu (stagnazione recessiva). Abbiamo reso, con voto di fiducia bi-partisan, seguito da Adoremus di A. Finocchiaro), più facili i licenziamenti e più precari i contratti di ingresso al lavoro, per stimolare le imprese ad assumere e far ripartire produttività e occupazione. Risultati assai dubbi, cadono tutti gli indici statistici relativi a produzione industriale, occupazione e consumi, sale soltanto l’inflazione, ma Monti è andato tutto contento a Bruxelles e poi alla deludente finale di Kiev, mentre Napolitano è apparso soddisfatto e Marchionne si è rivelato studioso di folklore. Lo sviluppo è affidato alle cure di Passera, indagato per elusione fiscale, dunque ben rappresentativo della tradizione imprenditoriale nostrana. Amen, venissimo a capi’ che so’ misteri.

Mysteria gloriosa 1-5: Resurrectio, Ascensio, Descensus Spiritus Sancti, Assumptio, Coronatio in coelis (missione trionfale di Monti a Bruxelles). Abbiamo salvato l’euro (e le banche), sconfitto l’Anticristo, buttato a mare la Grecia, adesso tutto andrà bene, basta che si proceda alla spending review e a licenziare un po’ di fannulloni statali, tanto i sindacati strillano e non muovono un dito. Oddio, qualche divergenza teologica c’è, com'è giusto che sia: ci sta la fazione predestinazionista agostiniano-luterana (il Corsera-Rcs e Giavazzi), che tifa per la Merkel e vogliono riforme neo-liberiste pure e dure anche in Italia, la fazione pelagiana (gruppo Espresso-Repubblica e Pd a rimorchio), che sostengono un mix di rigore e compassione e sognano un riformismo europeo. Fantasticano addirittura di vincere le elezioni e andare al governo con Casini.

Infine, i cani che abbaiano alla culona e sostengono che Monti porta sfiga. Nulla di nuovo, solo che teologi e bestemmiatori di altri tempi scrivevano un po’ meglio, ma si sa, nessuno è perfetto. Il trionfo addolcisce la nuova ondata di sacrifici, se poi il trionfo non c’è stato e la crisi continua come prima, se non peggio, pazienza, anzi Amen. Venissimo a capi’ che so’ misteri.