L’erba vorrei. Maurizio Gibo Gibertini

L'erba che vorrei? L'erba che voglio, è quella che mi accompagna nelle passeggiate a Villa Pamphili, nelle gite fuori porta, in quelle scarpinate pazzesche che in Val Susa chiamano manifestazioni e quella che con una certa frequenza mi procuro, furtivamente, dallo spacciatore sotto casa.

Insomma un'erba che non insegna niente a nessuno, ma di cui si può condividere il piacere. Ecco sì, il piacere, il nemico di sempre, il peccato, la colpa da espiare più duramente. Voglio svegliarmi con il piacere e andarci a letto, voglio far l'amore con il piacere e piacevolmente incazzarmi con quello che non va. Voglio abolire la vergogna del godimento, anzi voglio abolire la vergogna.

Voglio non aver paura perché la paura è dominio degli altri su di me, voglio che sia il nemico ad avere paura. Paura dei miei sentimenti, paura del desiderio di vivere e di farlo bene, paura della mia libertà. Assoluta? Si – perché no? - assoluta.

Voglio che la paura – e la depressione che è sua sorella - non si porti più via i miei amici e anche quelli che miei amici non lo sono stati solo perché è mancata l'occasione di un incontro. Voglio che la rabbia, la mia rabbia, sia un valore condiviso. Condiviso? Certo che sì, perché la rabbia è come l'erba, e come il piacere si possono, anzi si devono, condividere. Voglio voglio voglio, intensamente voglio.