Alfadomenica # 5 – dicembre 2017

Con un Alfadomenica di dimensioni monstre si chiude il 2017 e, come vi abbiamo annunciato la scorsa settimana, si apre un nuovo ciclo per Alfabeta. Nel 2018, infatti, la rivista riprenderà a uscire su carta, sotto forma di trimestrale monografico. Il primo numero, in uscita a primavera, sarà dedicato al Sessantotto, mentre il secondo e il terzo avranno rispettivamente come tema Femminismo e gender e Trasformazioni dell'industria culturale; in chiusura, l'Almanacco 2019. Una decisione che, come abbiamo scritto, è anche il frutto dei risultati dell'associazione Alfabeta, che ha raccolto alcune centinaia di adesioni. Per questo, ai soci che rinnoveranno l'iscrizione e a quelli che si iscriveranno per la prima volta riserviamo, insieme a una copia dell'Almanacco 2018, il primo numero della nuovissima Alfabeta. La quota associativa rimane invariata: 25 euro (18 euro per studenti e insegnanti). I soci sostenitori (quota: 100 euro) riceveranno invece, oltre all'Almanacco 2018, i quattro numeri del trimestrale. Per tutti si conferma l'accesso esclusivo al Cantiere di Alfabeta, che in questi giorni ospita una nuova discussione sullo ius soli. Quanto al sito, a partire da domani, l'alfapiù quotidiano sarà sostituito da un alfasettimanale che ogni domenica, a turno, tratterà di libri, di musica e spettacolo, di arte, di cinema. A questo si affiancheranno  interventi puntuali sulle più importanti questioni di attualità.

A tutti, lettrici e lettori, i nostri auguri per il nuovo anno!

La redazione di Alfabeta

Ed ecco il sommario di oggi:

  • Patricia Peterle e Elena Santi, Cinque voci dal contemporaneo # 5 / Valerio Magrelli (con una nota di Andrea Cortellessa su Guida allo smarrimento dei perplessi): L’attività poetica, questo “fare” per antonomasia, rappresenta una forma di resistenza linguistica contro ogni preteso uso “innocente” del linguaggio. Pertanto, chi si ostina a comporre versi, dovrà cercare di rendere alla parola la lucentezza del conio che le viene quotidianamente offuscata. La poesia esige dunque un approccio reattivo, capace di sottrarre i materiali verbali alla mercificazione quotidiana. È appunto questo a renderla così complessa, impegnativa, salutare, “etica”. È appunto questo a spiegare perché, come l'Araba Fenice, essa rinasca dalle sue stesse ceneri, ed abbia per culla la fiamma. Altrimenti detto, ricorrendo a un’immagine assai meno sublime, più il linguaggio si deteriora, maggiore è la necessità della sua manutenzione poetica. E di manutenzione, oggi, c’è assai bisogno. - Leggi:>
  • Arianna Agudo, Happy New Ear: Nell’incipit del suo l’Arte del romanzo Milan Kundera, rifacendosi alla celebre conferenza che Edmund Husserl tenne nel 1935 a proposito della crisi dell’umanità europea, individuava i germogli di questa crisi nell’incalzante tendenza alla formazione di discipline specializzate, alla divisione categoriale del mondo in tante verità relative che ne frantumano e dissolvono l’unità fino a condurre l’uomo moderno all’«oblio dell’essere». Secondo Kundera è proprio il romanzo moderno a porsi per primo come ricettore e ricettacolo di questa realtà frammentata grazie alla sua capacità di accettare la relatività, parzialità e ambiguità del mondo e a possedere «come sola certezza la saggezza dell’incertezza». A questa tendenza alla specializzazione, che oggi risulta quanto mai acuita, l’arte contemporanea sembra aver risposto attraverso i tanti tentativi di erosione dei confini tra le arti, la loro commistione e contaminazione reciproca. - Leggi:>
  • Carlo Branzaglia, Anche la grafica fa storie. Una visione autoriale sul graphic designA molti anni dall’uscita del seminale, è il caso di dirlo, Storia del Graphic Design di Maurizio Vita e Daniele Baroni, edito nel 2003 da Laterza, compare in libreria un altro corposo volume in cui la storia si incrocia con la grafica. Ma già dal titolo è evidente che l’intenzione dell’autore non è quella di costruire una storiografia precisa, per quanto la sequenza di saggi e schede segua inflessibilmente un ordinamento di stampo cronologico. Il racconto della grafica di Andrea Rauch, edito da Casa Usher (sottotitolo Storie e immagini del graphic design italiano e internazionale dal 1890 ad oggi) segnala infatti la volontà di raccontare delle storie e di parlare di grafica più che di design. - Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / Gualtiero immaginario: Un menu : Le Dîner de l’Apocalypse chez Marchesi. Cena dell’Apocalisse da Marchesi, Milano, 21 Marzo 1979. Lo ritrovo ne La mia grande cucina italiana (Rizzoli, 1980). Scorro il menu, dietro l’ultima pagina della copertina, e leggo e traduco : I fiori del Male saltati e bagnati di neghentropia, e sotto Implosione di rombo semiologico alla maniera di Umberto Eco, e sono preso dall’idea fissa che la nuova cucina è stata, è immaginazione. Le ricette vengono prima o dopo questi fiori del male e dopo il rombo semiologico, e non esauriscono una ricerca fatta di intuizioni, accostamenti, plagi, parole e giochi di parole e mani da prestigiatore, da cuoco. Gualtiero Marchesi, una voce posata, cauta ed amichevole, un volto tranquillo, lo ricordo così, con esternazioni culinarie impossibili, il risotto con la foglia d’oro, e una giusta distanza da me, da chi cuoco non è, e dovrebbe ascoltare in silenzio. - Leggi:>
  • Antonella Sbrilli, Alfagiochi / Alfabetadue à la carte: Ci siamo lasciati la vigilia di Natale con un anagramma molto riuscito e tempestivo di Sandra Muzzolini: Regalo di Natale = Donate allegria. E intanto si è fatta la fine dellanno e linizio di una nuova fase di Alfabeta2, che dal 2018 uscirà come trimestrale su carta e come settimanale, sempre la domenica, online. Alfabetadue, con le sue undici lettere, si presta  a  rivolgimenti di vario genere. Sincretistico: LAde fu beata; Fiabesco: Baule da fate; Cinefilo: Daube fatale.  - Leggi:>
  • Semaforo: Algoritmo - Coscienza - Fundraising - Offline - Tempo. Leggi:>

Semaforo # 5 – dicembre 2017

Algoritmo

Dobbiamo molto al dotto studioso persiano del IX secolo Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi. Secoli dopo la sua morte, le opere di al-Khwarizmi hanno introdotto in Europa i decimali e l'algebra, ponendo alcune delle basi per l'attuale era tecnocentrica. La versione latinizzata del suo nome è diventata una parola comune: algoritmo – una parola che nel 2017 ha assunto sfumature sinistre. (…) Questo è un cambiamento notevole rispetto a pochi anni fa, quando "algoritmo" significava principalmente modernità e intelligenza, grazie al successo strepitoso di aziende come Google, fondata su un algoritmo per classificare le pagine web. Quest'anno, la crescente preoccupazione per il potere delle aziende tecnologiche ha conferito all'eponimo di al-Khwarizmi una nuova aura negativa. (…) Tuttavia, la pressione esercitata su Facebook e su altre aziende a volte rappresenta una trappola, per cui gli algoritmi diventano il capro espiatorio dei fallimenti umani e aziendali. Alcune critiche sottintendono, o addirittura affermano, che gli algoritmi hanno una sorta di autonomia. Questo è un errore, perché permettere agli algoritmi di diventare il "mostro di Frankenstein" può distogliere l'attenzione dalle responsabilità, dalle strategie e dalle scelte delle aziende che le fabbricano.

Tom Simonite, 2017 Was The Year We Fell Out of Love with Algorithms, Wired, 26 dicembre 2017

Coscienza
Gli studiosi non sanno se si possono progettare macchine auto-organizzanti e adattative sofisticate come il cervello umano. Non abbiamo una teoria matematica del calcolo per sistemi di questo tipo. Forse è vero che solo le macchine biologiche possono essere sufficientemente creative e flessibili. Ma questo suggerisce che si dovrebbe cominciare (o che comunque si comincerà) a lavorare su nuove strutture biologiche che sono, o potrebbero diventare, consapevoli.

Subhash Kak, Could Humanity Actually Create A Self-Aware Machine?, Pacific Standard, 29 dicembre 2017

Fundraising
Francamente, noi che ci occupiamo di fundraising sappiamo che le uniche persone più difficili da gestire rispetto ai donatori esigenti sono le celebrità esigenti. E quando hai a che fare con entrambi, la vita è semplicemente un inferno. Abbiamo celebrità che chiedono un biglietto aereo di prima classe per sé e il loro entourage, 10.000 dollari di parrucchiere e trucco, e poi si rifiutano di sedersi a tavola con il presidente del comitato. Questo ancora si può gestire. Ma peggio di tutto, abbiamo donatori che reclamano tutti i posti migliori, vogliono totale esclusività e insistono che tutte le celebrità si siedano al loro tavolo. La verità è che al momento del servizio tutti pensano di essere celebrità.

Karen Brooks Hopkins, 'Tis the Season: The 10 Most Excruciating Parts of Fundraising, Inside Philanthropy, 20 dicembre 2017

Offline

Il più grande cambiamento a cui assisteremo è che gran parte del monitoraggio e della sperimentazione abitualmente associato ai comportamenti online si applicherà sempre più ai comportamenti offline. In altri termini, molti ricercatori sono oggi consapevoli che tutti i nostri movimenti online sono tracciati e soggetti a sperimentazione. Ad esempio, quando si visita Amazon, il comportamento di navigazione viene registrato e analizzato e si conducono esperimenti per migliorare la misurazione delle transazioni. Tuttavia, sempre di più queste stesse cose accadranno con il nostro comportamento offline a causa della cosiddetta connettività ubiqua e dell'internet delle cose. Ad esempio, i negozi fisici investono sempre più in sistemi analoghi di raccolta e sperimentazione di dati.

Matthew Salganik, autore di Bit by Bit: Social Research in the Digital Age (Princeton University Press), intervistato da Lindsay Mc Kenzie, ‘Bit by Bit’, Inside Higher Ed, 22 dicembre 2017

Tempo

Per me, come storico, la scoperta più affascinante è stata che il concetto tradizionale di tempo dei Maori era completamente diverso dal nostro. Gli europei tendono a immaginarsi come se stessero nel presente e guardassero avanti verso un futuro indistinto, con il passato alle spalle. Ma i Maori adottavano la posizione mentale opposta. Stavano in piedi, per così dire, con la faccia rivolta al passato, osservando le azioni degli dei e degli antenati mentre voltavano freddamente le spalle a ciò che doveva ancora venire. Il loro vocabolario riflette questa posizione. Il passato è ngaa raa o mua, 'i giorni davanti', mentre il futuro è kei muri, 'cosa c'è dietro'. Come ha detto un antropologo, i Maori "camminavano all'indietro nel futuro". Il loro sguardo era fisso sul passato. E l'idea di progresso era assente”.

Norman Davies, autore di Beneath Another Sky: A Global Journey into History (Allen Lane), citato da John Gray in Beneath Another Sky: a historian’s revisionist, global take on migration and identity, New Statesman, 20 dicembre 2017

Il Semaforo di Alfabeta è a cura di Maria Teresa Carbone

Alfadomenica # 3 – dicembre 2017

Oggi su Alfadomenica:

  • Patricia Peterle e Elena Santi, Cinque voci dal contemporaneo # 3 / Tommaso OttonieriLa radice del termine – poeta, poesia – risiede evidentemente, nel poìein, nel fare; che riconduce il lavoro della parola alla più generale e concreta prassi dell’arte (termine che nell’origine indica un muoversi verso (qualcosa), ovvero, in senso traslato, un adattare, ossia nuovamente un fare), e dunque, persino, alla manualità che l’arte stessa implica, alle sue virtù di plasmazione. - Leggi:>
  • Massimo Filippi, Le vite degli animali infami: Linguaggio obbligatorio e rituale. È il linguaggio capace di rendere “umanitario” l’orrore più cupo – le guerre, gli stermini di massa, i respingimenti, l’esclusione istituzionalizzata, la quotidiana messa a morte de* vivent*. Il linguaggio che legittima la malvagità del banale, l’inarrestabile lavorio dei dispositivi di smembramento che, dietro una scintillante patina di normalità e di naturalità, continua a trasformare il vivo in morto.  - Leggi:>
  • Semaforo: Facebook - Genetica - Natura: - Leggi:>

Alfadomenica #1 – dicembre 2017

Da mercoledì 6 a domenica 10 dicembre all'Eur di Roma, nella nuova sede della "Nuvola" progettata da Massimiliano Fuksas, si tiene la sedicesima edizione di Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria. Sarà una occasione, per i lettori romani o per quelli che si troveranno in quei giorni nella capitale, di vedere da vicino - e magari di acquistare - l'Almanacco 2018 di Alfabeta, esposto sui banchi delle Edizioni DeriveApprodi (stand D01). Vi aspettiamo.

Alfadomenica, il sommario:

  • Cinque voci dal contemporaneo / Mariano Bàino: Inizia oggi una serie di appuntamenti che si susseguiranno sugli alfaDomenica di dicembre: cinque importanti poeti italiani di oggi a colloquio con due studiose dell’altro emisfero. A Patricia Peterle ed Elena Santi, italianiste dell’Università di Florianópolis in Brasile, si deve infatti un ponderoso e bellissimo volume dal titolo Vozes. Cinco décadas de poesia italiana (Editora Comunità, Rio de Janeiro 2017), che raccoglie trentatré conversazioni con poeti italiani di cinque generazioni diverse, da Giampiero Neri a Massimo Gezzi. Ogni dialogo comprende una prima parte di domande uguali per tutti i poeti, e altre dedicate in modo più ravvicinato all’esperienza di ciascuno; e si conclude con un componimento – inedito all’altezza dell’intervista –, dato nell’originale italiano e nella traduzione portoghese di Patricia Peterle. Ne è uscita non solo un’antologia iperselezionata e, nondimeno, assai ricca; ma, soprattutto, un giro d’orizzonte assai comprensivo e per molti versi illuminante.  - Leggi:>
  • Ottobre rosso poetico, a cura di Anna Soudakova Roccia: Tribuno della Rivoluzione per antonomasia. Per Lev Trockij, Majakovskij è “majakomorfo” e popola di sé le piazze, le vie e i campi della rivoluzione”. In Majakovskij non c’e l’apologia: il sogno utopico di un nuovo mondo è il nutrimento del suo cuore e delle sue più profonde corde dell’anima. Per Boris Pasternak egli sognò la rivoluzione, prima che quella accadesse ed è, dunque, il primo poeta della epoca per il suo “spirito rivoluzionario innato |…|, generato non solo dagli eventi storici, ma anche |...|dalla sua costituzione, dal suo pensiero, dalla sua voce”. - Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / 1914È l’anno della guerra e a Londra esce il Répertoire de cuisine di Gringoire e Saulnier, due allievi di Auguste Escoffier che operava all’Hotel Carlton. È un ricettario per professionisti del mondo intiero, con ricette di due-quattro righe, ingredienti e operazioni essenziali. Vediamo come erano trattate le paste, collocate in fondo al capitolo sulle verdure. Cos’è cambiato? possiamo recuperarne alcune? Esaminare come era preparata e servita la pasta, lontano dall’Italia, significa riflettere sul nostro modo di consumarla a tavola, e in alcuni casi replicarla dopo più di un secolo con inevitabili varianti. - Leggi:>
  • Semaforo: Iniziativa - Manuali - Oligarchi - Leggi:>

Semaforo #1 – dicembre 2017

Iniziativa

Michael Wernstedt vive nel futuro, nel centro di Stoccolma. Si tratta di un “co-living”, un ex hotel ora abitato da cinquanta persone che condividono cinque cucine e una varietà di spazi comuni su quattro piani; ogni inquilino ha anche una camera da letto con bagno privato. Tutto è incredibilmente ben progettato e meticolosamente pulito. (...) La scorsa settimana, lo spazio ha ospitato una conferenza stampa, durante la quale Wernstedt e due co-organizzatori hanno annunciato la formazione di un nuovo partito politico, Iniziativa. (...) La novità più importante di Iniziativa è il lancio di un partito senza un programma ma con due elenchi. Uno è un elenco di sei valori che il partito propone: coraggio, apertura, compassione, ottimismo, creazione condivisa e capacità di azione. L'altro è un elenco di tre crisi che il partito deve affrontare: la crisi della fede nella democrazia, la crisi ambientale e la crisi della salute mentale.

Masha Gessen, The Invention of a New Kind of Political Party in Sweden, The New Yorker, 1 dicembre 2017

Manuali

Se il linguaggio che usiamo e il modo in cui lo usiamo dà forma al modo in cui pensiamo, non è giusto che a scuola giovani menti indagatrici abbiano subito rimproveri per aver domandato come mai non ci fossero donne nei manuali di storia pieni delle gesta dell’"uomo”.

Ella Tennant, Ol’ Man River – how gendered language shapes the way we see the world, The Conversation, 29 novembre 2017

Oligarchi
Perché gli oligarchi sono rimasti leali (a Putin)? La risposta sta nell'abile uso di carote e bastoni per legare più strettamente gli oligarchi al regime. L'amministrazione Putin ha speso generosamente per convincere i vertici della comunità imprenditoriale che si tratta dell’unico cavallo su cui puntare: un governo popolare, competente, ma anche spietato, che non ha alternative reali alla sua presa di potere.

David Szakonyi, Why Russian Oligarchs Remain Loyal to Putin, Moscow Times, 1 dicembre 2017

Il Semaforo di Alfabeta è a cura di Maria Teresa Carbone

Alfagiochi / Turismo-truismo

Antonella Sbrilli

Il 24 novembre 2017 gli #alfagiochi si sono trasferiti per una sera al Cinema Palazzo di Roma in piazza dei Sanniti, dove - all’interno del Festival DeriveApprodi - è stato presentato l’Almanacco alfabeta 2018. L’Almanacco raccoglie i pezzi usciti sul sito di Alfabeta2 fra il settembre 2016 e il luglio 2017, scanditi mese per mese (Cronaca di un anno) e introdotti da una serie di interventi sul tema scelto come filo conduttore di questa edizione: la rivoluzione turistica. Il turismo come condizione obbligata  e pervasiva, che si riverbera nell’economia e nei comportamenti, affacciandosi in lungo e in largo, in alto e in basso, nella smania di muoversi, nelle offerte a pacchetto, nella ripetizione di formule.

Del resto, notava Stefano Bartezzaghi nel suo libro sui tormentoni Non se ne può più (Mondadori 2010), i racconti di vacanza occupano una grande parte delle conversazioni quotidiane, caratterizzate da frasi fisse e ricorrenti: crociere da sogno, hotel ideali, nuvole fantozziane ecc.
Stereotipi da viaggio e da soggiorno, che forse solo un artista come Banksy ha saputo far convivere con il loro rovescio nel progetto del Walled Off Hotel di Betlemme un vero albergo funzionante, costruito nell’unica cittadina “a vocazione turistica della Palestina”, affacciato sulla vista più brutta del mondo, il muro di divisione costruito da Israele. Nelle dieci stanze dell’hotel, le convenzioni del comfort alberghiero convivono fisicamente e metaforicamente con i segni del conflitto, offrendo quella che - con un altro stereotipo - si potrebbe definire un’esperienza unica. Non per caso, “esperienza” è uno dei termini che Maria Teresa Carbone, nel suo pezzo nell’Almanacco, registra come onnipresente.
Da qualunque parti lo si affronti, il turismo si porta dietro un carico di frasi confezionate e ovvie, quelle che in inglese si chiamano truisms (da true, vero). A questa tipologia di frasi apodittiche, l’artista americana Jenny Holzer ha dedicato negli anni Settanta una grande attenzione, proiettandole o stampandole in luoghi di passaggio.
L’italiano ha adattato il termine inglese, trasformandolo in truismo, sette lettere che con un piccolo sommovimento diventano turismo.


Ed eccoci al gioco svolto il 24 novembre al Festival DeriveApprodi.

Ai partecipanti è stato dato un “titolo di viaggio”, un cartoncino verde in forma di biglietto aereo in cui scrivere il nome, la provenienza (da dove sei partito), la destinazione (dove sei diretto), un titolo di viaggio (un libro, un film, una storia) e un truismo (la prima cosa che viene in mente sentendo la parola turismo).

C’è chi è partito dalle colline del Monferrato diretto vero La luna e i falò, chi dalla sua stanza diretto in tutte le stanze, chi proviene dal sogno e va verso la conferma…

I titoli da viaggio proposti sono questi: Ai confini della realtà, La morte corre lungo il fiume, L’Anabasi, Viaggio al termine della nota, One year on a shoestring, Il mestiere di vivere, Alice nel paese delle meraviglie, Lazarillo, Sogno vivido, Rateb, Ricerca, Sulle cime, La fine del mondo, Roma>Londra (non Heathrow), Occhi bianchi sulle colline, Vertigo.
Mentre la parola turismo fa venire in mente: i giochi da spiaggia abbandonati sul litorale (Pindaro 53), i tuffi (Algoritmo), il mare (Biko56), l’Airbnb (Eva-M), i volti (Fulvia), la prenotazione (Andrea), la crociera (Sigismondo), la disattenzione (Diario onirico), un hashtag (stanzesante), il Paese dei balocchi (nome così); Era propone l’anagramma “mo is tru”, per Pippo il termine è banalissimo, per Jasper è convenzionale; Giancarlo associa turismo a “Sto a casa”. Infine per Stefano “Il turismo mantiene giovani” e inconfutabilmente per Andrea C. “Partire è un po’ morire”.

Si può proseguire ad associare il turismo a un truismo e a proporre titoli di viaggio scrivendo a redazione@alfabeta2.it o postando su Twitter con gli hashtag #alfagiochi #alfaturismo.

Soluzioni del 12 novembre 2017

Oggi domenica 26 novembre 2017 è la data della chiusura ufficiale della 57. Biennale di Venezia “Viva Arte Viva”.
Nella scorsa rubrica ci chiedevamo se l’arte fosse letteralmente viva, proponendo di smascherare una frase sibillina “E so; c’è l’arte: vive e vive tra le cose”.

La giocatrice Marisa (@beccodigru) ha capito che si trattava di un palindromo, leggibile da sinistra a destra e viceversa.

 

Semaforo # 3 – novembre 2017

Cani

Nel caso in cui abbiate bisogno di un altro motivo per coccolare il vostro cucciolo, secondo un nuovo studio basato su un campione di oltre 3,4 milioni di persone, possedere un cane è legato a una vita più lunga. La ricerca, pubblicata su “Scientific Reports”, è l'ultima di una serie crescente di studi che suggeriscono che gli amici cani hanno effetti positivi sulla salute umana, specialmente per le persone che vivono da sole.

Amanda MacMillan, It’s Official: Dog Owners Live Longer, Healthier Lives, Time 17 novembre 2017

Media
Facebook è diventato l'editore più ricco e potente della storia rimpiazzando gli editori con algoritmi, scomponendo la pubblica piazza in milioni di notizie personalizzate, spostando intere società lontano dal terreno aperto di discussioni e dibattiti genuini, mentre fanno miliardi con la nostra stimata attenzione. Questo cambiamento presenta grandi sfide per la democrazia liberale. E comporta problemi particolari per il giornalismo.

Katharine Viner, In turbulent times, we need good journalism more than ever, Guardian, 16 novembre 2017


Scrittori

Scrivi di quello che conosci” è la cosa più stupida che abbia mai sentito. Incoraggia le persone a scrivere una noiosa autobiografia. È l'opposto di accendere l'immaginazione e il potenziale degli scrittori.

Kazuo Ishiguro, cit. in Emily Temple, Write what you know” is the stupidest thing I've ever heard, Literary Hub, 8 novembre 2017

Il Semaforo di Alfabeta è a cura di Maria Teresa Carbone