La primavera e la guerra. Quattro telegrammi sulla Libia

Alberto Burgio

Diverse in ciascun paese, le rivolte arabe hanno tra loro molto in comune. Sono insurrezioni per la democrazia. Con le nostre categorie e i nostri pregiudizi stentiamo a comprendere. Immaginiamo paesi arretrati e popolazioni incolte. Ci saremmo attesi moti suscitati dalla miseria, facili da sedare con qualche elemosina. Non è stato così. La povertà c’entra, esasperata dalla disoccupazione e dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari provocato dalle speculazioni di borsa. In paesi nei quali la spesa per il cibo è quasi la metà dei consumi (in Italia, anche in tempi di crisi, è sotto il 20%) il triplicarsi del prezzo della farina e dell’olio non è uno scherzo. Ma la collera popolare si è levata soprattutto per la negazione dei diritti di libertà. Si è trattato (si tratta) di una grande insurrezione laica antiautoritaria, di una sfida a oligarchie patriarcali e corrotte che opprimono le società. Leggi tutto "La primavera e la guerra. Quattro telegrammi sulla Libia"

Una politica economica per la transizione (I parte)

Decrescita (4)

Marino Badiale, Massimo Bontempelli

La principale questione che si pone a chi voglia dare spessore concreto al pensiero della decrescita è quella della transizione dall’attuale società della crescita a una società, appunto, della decrescita. Per prima cosa occorre precisare che ragionando su società della crescita e società della decrescita, si stabilisce una comparazione (che certo è necessaria) tra termini eterogenei. Società della decrescita significa società svincolata dall’obbligo della crescita del prodotto interno lordo, cioè della produzione rivolta al mercato, che è tipico del capitalismo. Leggi tutto "Una politica economica per la transizione (I parte)"

Fukushima mon amour. Il nucleare non passa la prova del nove

G.B. Zorzoli

Non potrebbe essere più netto il contrasto fra i punti di vista odierni sul nucleare e quelli dominanti nel 1955 alla prima Conferenza di Ginevra delle Nazioni Unite sugli usi pacifici dell’energia nucleare, dove si diffuse un ottimismo acritico sul futuro di questa tecnologia, destinato a durare, anche se con qualche crepa, durante gli anni Sessanta. Paradossalmente, proprio dopo il prima shock petrolifero del 1973, che avrebbe dovuto rafforzarne le prospettive, con la sola eccezione della Francia, che proprio allora vara un massiccio programma nucleare, le prospettive di questa tecnologia entrano in crisi in quasi tutti i paesi, a partire dagli Stati Uniti.

L’opzione energetica che a Ginevra era stata definita così a buon mercato da non valere il costo di un contatore che ne misurasse l’erogazione (too cheap to be metered) si dimostra più cara del previsto a causa dei crescenti investimenti per migliorarne la sicurezza che, oltre a rivelarsi un tallone di Achille economico, nell’immaginario collettivo assume le sembianze del rischio inaccettabile. Leggi tutto "Fukushima mon amour. Il nucleare non passa la prova del nove"

Berlusconi e la paura del racconto. A proposito di Silvio Forever

Alberto Gangemi

Più d’uno ha scritto che Silvio Forever, il film di Roberto Faenza e Filippo Macelloni, scritto da Gian Antonio Stella e Marco Rizzo, è un film su Berlusconi diverso da tutti gli altri. Chiunque l’abbia visto sa che è così. Gli stessi autori e registi lo attribuiscono a una scelta di genere inedita come l’autobiografia non autorizzata. Di biografie non autorizzate di B. se ne contano a decine, in effetti, ma di autobiografie ancora non se ne erano viste.

Le malefatte del Presidente del Consiglio, i vizi, le frequentazioni, le parole d’ordine, gli amici, il Milan, la Televisione, le Donne e Mamma Rosa: tutto questo lo spettatore già lo sa a menadito: quello che c’era da sapere, in fondo, lo si è saputo. Colpisce, invece, sentirselo raccontare dalla viva voce dell’interessato, come si dice, «con parole sue». Leggi tutto "Berlusconi e la paura del racconto. A proposito di Silvio Forever"

L’affare della guerra ai migranti

Turi Palidda

La rassegna dei media italiani dall’inizio dell’anno a oggi mostra alcuni aspetti emblematici della continuità e dell’accentuazione della deriva sfacciatamente razzista foraggiata dall’attuale governo dopo che buona parte del centro-sinistra ne ha aperto la strada.

La prima «notizia» che dà all’occhio è l’immediata drammatizzazione dell’allarme «invasione» di immigrati, da subito definiti da molti «clandestini». Le categorie adottate nel lessico dei media, così come il canovaccio, le schema narrativo e la retorica sono quasi sempre gli stessi in auge sin dalla fine degli anni Ottanta(1). Leggi tutto "L’affare della guerra ai migranti"