L’occhio, la villa

Luigi Weber

Sul numero 5 della prima «alfabeta» (1979), Giuliano Gramigna pubblicò un articolo dedicato a Germano Lombardi, L’occhio di Beatrix, ibridando i titoli di due, forse tre, opere narrative del poco più giovane autore ligure: L’occhio di Heinrich e Cercando Beatrix (più Chi è Beatrix). Se gli occhi bicolori dell’ignota ragazza si affacciano in varie opere di Lombardi, compreso Villa con prato all’inglese che torna oggi in libreria nelle edizioni il Canneto dopo trentatré anni dalla sua prima edizione presso Rizzoli, Gramigna con il titolo a innesto coglieva di lui due peculiarità: la tendenza agglutinante – di tre testi se ne fa uno – e il continuo slittamento di un personaggio nell’altro, la loro opaca definizione che li rende tutti sovrapponibili. Lombardi, allora, era sul limitare dell’oblio che presto lo avrebbe inghiottito, malgrado resti di lui un esemplare profilo critico a firma di Giulio Ferroni.

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