Biogrammi 3

Gianluca Gigliozzi

Suona bene la parola cratere con cui si nomina l'area colpita dal disastro – forse fa sentire quelli che la attraversano ogni santo giorno degli audaci che affrontano un territorio zeppo d'insidie multiformi – mi ricorda la Zona dello Stalker di Tarkovskij – con spazi che mutano di continuo forma – ogni movimento imprudente comporta il rischio di finire risucchiati da tutt'altra parte, non si sa dove – e anche quando non si finisce risucchiati, quel che viene fuori da ognuno tendenzialmente è comunque e quasi sempre il peggio–––

Se mi chiedo in cosa consiste esattamente ciò che mi sconvolge di più del diario di Gombrowicz ho difficoltà a rispondere – evidentemente sono troppi i nodi inerenti al rapporto tra ego scriptor e scrittura, tra scrittore e pubblico – so solo che i conti non mi tornano – questo è forse il passaggio su cui più mi arrovello :

«La letteratura ha un doppio significato e una doppia origine: nasce dalla pura contemplazione artistica e dalla disinteressata ricerca dell'arte ma, nello stesso tempo, è anche una personale battaglia dell'autore contro la gente, l'arma con cui combatte per affermare la propria esistenza spirituale. È qualcosa che matura in solitudine, una creazione per la creazione, ma anche un fatto sociale, l'imposizione di se stessi alla gente, anzi la creazione pubblica si sé stessi con l'aiuto degli altri» (vol. I, p. 210) | : – | –––––––– Leggi tutto "Biogrammi 3"

Eros ed elaborazione delle informazioni

Gherardo Bortolotti

Uno dei tratti caratteristici della fantascienza cosiddetta cyberpunk, e uno dei motori del suo fascino, almeno per quel che mi riguarda, sembra essere la sovrapposizione ricorrente di eros ed elaborazione delle informazioni. In William Gibson, per esempio, il cyberspazio diventa il luogo di malinconici fantasmi amorosi; allo stesso modo, un oggetto virtuale come l'aidoru diventa passibile di nozze. Neal Stephenson, nella figura dei tamburini dell'Era del diamante, esplicita la cosa al punto da mettere in gioco la nanotecnologia per permettere al coito di diventare elaborazione di dati tout court. In Fairyland, Paul J. McAuley sposta la figura dell'hacker dall'informatica alla genetica e finisce per applicarne l'opera ai corpi perversi e, soprattutto, polimorfi delle "bambole", prostitute semicoscienti progettate e generate in laboratorio.

In qualche modo, sembrerebbe che la somma astronomica delle informazioni, il loro attraversamento, la loro manipolazione e l'accesso alle loro sedi diventino le articolazioni di una specifica dimensione del piacere, che ricorda quella già individuata da J. G. Ballard. Lo scrittore inglese, non per nulla considerato uno dei padri spirituali del cyberpunk, tematizza ripetutamente, ne La mostra delle atrocità e in Crash per esempio, questa sua fascinazione per l'inorganico, per il pre- o il post-umano, una fascinazione che condivide, con quella cyberpunk, una specie di pulsione negativa, verso la dissoluzione schizofrenica del soggetto nello spazio di ciò che è inerte. Leggi tutto "Eros ed elaborazione delle informazioni"

I compilatori

Italo Testa

Li vedi camminare per le strade, a testa bassa, fermarsi all’improvviso, schiarirsi la gola, declamare il canone della letteratura del XX secolo, nome per nome, con un tono feroce, definitivo. “Loro sapranno, loro sapranno”, non si sente dire altro alle fermate d’autobus, “che i giudizi di valore, i giudizi contano”, non si sente altro a mezzogiorno, nelle mense aziendali, sulle tavole imbandite. I fiorai hanno opinioni salde in proposito, ti rincorrono e con aria di sfida esibiscono antologie,  florilegi: “è necessario”, gridano, “è necessario: proprio perché rigettiamo la verticalità del linguaggio, proprio perché il soggetto va espunto, loro devono intervenire alla fine, risistemare l’alto e il basso”. Ho provato a spiegare al mio commercialista che bisogna esporsi alle cose, lasciarle deflagrare, ma quello non sentiva ragione: “ecco la parcella, e mi raccomando, i minori vanno distinti dai maggiori, e soprattutto il critico, soprattutto il critico, con il potere del giudizio”. Leggi tutto "I compilatori"

Non è un problema di artigianato

Una cosa che mi trovo spesso a dichiarare è che la letteratura, comunque, non è un problema di artigianato, di maestria tecnica o di stile. E, per come intendo io la letteratura, questa è un'affermazione ovvia.

La metafora artigiana, tuttavia, è un modo di interpretare la letteratura ancora molto forte. Le ragioni sono varie. Da una parte, per esempio, c'è il fatto che una rappresentazione di questo tipo sottolinea l’investimento in sapere tecnico che la letteratura, per come la conosciamo, ha comportato e che ne ha giustificato, in vari termini, la specificità ed i meccanismi di selezione e di attribuzione di ruolo a cui, come sapere appunto, ha dato luogo. Da un'altra parte ancora, nella pratica quotidiana, non si può non riconoscere che lo scrivere letterario prevede tutta una serie di operazioni “manuali”, di limatura, scelta, messa in opera etc. che vengono convenientemente rispecchiate nell’immagine artigiana. La metafora artigiana, per di più, trova una forza ulteriore nella riduzione del testo a prodotto, che a sua volta implica. Una riduzione che privilegia la parte "visibile" del testo (escludendo, per esempio, la sua continua rigenerazione in seno alla lettura - per non parlare della sua eventuale natura meramente orale) e che contribuisce a collocare la letteratura nello schema più generale di produzione/consumo in cui praticamente ogni nostra esperienza, ai tempi del capitalismo, viene inquadrata. Leggi tutto "Non è un problema di artigianato"

Per un’opposizione letteraria artistica («Alfabeta», n. 103, dicembre 1987)

Edoardo Sanguineti

Le tesi di Lecce

Aprile 1987

È tempo di riproporre, nel quadro più largo di una cultura di opposizione alle «idee dominanti» (alle «idee della classe dominante»), un ruolo storica­mente adeguato per un’opposizione letteraria e artistica, nei confronti del consumo oggi egemone. Mi limito a tre brevi notazioni.

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