alfadomenica giugno #1

DELIOLANES su TSIPRAS - PAOLOZZI su RENZI – FERRIERI sul FENOMENO SAMIZDAT - CARBONE Semaforo - CAPATTI Ricetta **

LA VITTORIA DI TSIPRAS
Dimitri Deliolanes

Una situazione politica complessa che pone alla sinistra questioni difficili ed esige mosse ponderate e attente. Questo è il risultato delle elezioni europee nel paese di gran lunga colpito più duramente dalla crisi e dalle politiche di austerità.
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LA VITTORIA DI RENZI
Letizia Paolozzi

“Non mi fido però…”; “Mi fido ma…”; “Aspettiamo a vedere…”. Intorno alla vittoria di Renzi, al di là dei vari commenti sul Pd partito-stato; partito-pigliatutto, partito-contenitore; nuova Dc. E sulla sua “mutazione antropologica” o sulla continuità con il berlusconismo in salsa giovanilistica.
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IL LETTORE ECCEDENTE
Luca Ferrieri

Sono molti gli elementi di interesse di questo libro di Valentina Parisi, che, oltre a essere una grande esperta del mondo russo e della sua letteratura, è traduttrice da diverse lingue ed è attenta conoscitrice delle esperienze artistiche ed estetiche del Novecento, oltre che dell’editoria e della sua storia.
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SEMAFORO
Maria Teresa Carbone

DEMOGRAFIA - DIMENTICANZE - DISUGUAGLIANZE - RICERCA & SVILUPPO
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QUATTRO FORMAGGI - Ricetta
Alberto Capatti

I moltiplicatori numerici applicati ai nomi dei piatti suonano male e suggeriscono una abbondanza fasulla, una convivenza forzata e una indeterminatezza di fondo.
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*alfadomenica è la rubrica settimanale di alfabeta2 in rete:
ogni domenica articoli di approfondimento, dibattiti, scritture, poesie ecc.

La vittoria di Renzi

Letizia Paolozzi

“Non mi fido però…”; “Mi fido ma…”; “Aspettiamo a vedere…”. Intorno alla vittoria di Renzi, al di là dei vari commenti sul Pd partito-stato; partito-pigliatutto, partito-contenitore; nuova Dc. E sulla sua “mutazione antropologica” o sulla continuità con il berlusconismo in salsa giovanilistica, sul bluff, sulle promesse alle quali finora sono seguiti pochi fatti, se dunque, al di là di queste interpretazioni, interrogate le amiche (gli amici) che l’hanno votato, collezionerete tante spiegazioni. Eppure qualche filo è possibile provare a tirarlo.

Intanto: la “sorpresa femminile”. Significa che la differenza deve in qualche modo manifestarsi. In effetti “una donna al Quirinale” esorta il presidente della Repubblica. Questa democrazia maltrattata ha bisogno di rifarsi il trucco.

Indicativa la foto di Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento, di ritorno dall’Africa con treccina opera di un bambino congolese portato in Italia ai genitori adottivi. Che vi sembra: una Madonna salvatrice e contemporaneamente, uno spot pubblicitario governativo?Veniamo ai dieci milioni di lavoratori dipendenti che hanno toccato con mano ottanta euro in busta paga. In prossimità delle elezioni europee. Anche qui, astuzia propagandistica, abilità comunicativa del premier oppure segno concreto di attenzione verso chi percepisce mille euro al mese?

Deve aver funzionato a vantaggio di Renzi la sensazione che sì, con lui è stato dato il colpo di grazia al partito pesante, novecentesco, ideologico. Abbandono della “ditta”; si affloscia la concezione del partito di massa. Di quel partito erano sopravvissute le parti peggiori (i rituali, il potere senza autorità). Al momento, nessuno si preoccupa di perdere anche le parti migliori di una storia, di un passato.  Dopodiché, a Renzi è servito il “pericolo Grillo”. I media hanno sguazzato nella demonizzazione e il leader pentastellato ci ha messo del suo con le urla anti-sistema e il plastico del castello di Lerici dove avrebbe chiuso dietro le sbarre giornalisti, politici, imprenditori.

Campagna elettorale sbagliata. L’ex sindaco di Firenze ha colto la palla al balzo. Noi del Pd rassicuriamo. In effetti, si era già dichiarato lontano dalla concertazione. Aveva preso le distanze dal sindacato senza andarsi a sedere in prima fila all’Assemblea annuale della Confindustria. Intanto, fioccano i “Ci metto la faccia” e “Cambio l’Italia, cambio l’Europa”. Il berlusconismo nonché un certo antiberlusconismo paiono al tramonto. Noi (cioé il Pd renziano) non vogliamo fagocitare le forze politiche minori ma offriamo una semplificazione del sistema.

Nel frattempo ecco il ricambio del personale politico. Come mostra la squadra renziana (minoranza compresa) nella notte della vittoria. Foto di ragazze e ragazzi poco impacciati, normali, sorridenti. L’immagine di un Pd che non pensa più di battere gli avversari politici per mezzo delle procure? Dopo anni di caccia alla “casta”, di parlamentari considerati pendagli da forca, si potrebbe addirittura perdonare a Renzi il linguaggio becero della “rottamazione”, se questo è l’effetto che fa.

E poi volete mettere la sottile vendetta ottenuta con questo voto in primis da Italia e Grecia nei confronti degli austerissimi parenti del nord Europa? Ci hanno accusati di rappresentare la rovina economica e adesso siamo la salvezza politica dell’Unione. Tanto per omaggiare il Partenone, paragonateci alle Cariatidi di Bruxelles. Mentre i cugini francesi che ci hanno sempre inflitto lezioni di serietà, ora hanno da pelare una gatta di nome Marine.

Una come me che Renzi non l’ha votato, sa che la politica oggi deve tenere conto della libertà individuale. La libertà ha a che fare con i desideri, l’inconscio, la storia individuale. Ma, appunto, non si basa su identità collettive astratte, dentro e fuori dai partiti bensì sul vivere delle singole persone in relazionale.

Qualche giorno fa Maria Baratto, dipendente del polo logistico nolano della Fiat, in cassa integrazione dal 2008 nel reparto confine, si è suicidata. Al funerale nessun rappresentante Fiat, delle istituzioni, dei sindacati (tranne gli amici, iscritti come lei allo Slai Cobas) mentre a Nola, i cassintegrati, i licenziati Fiat, cosparsi di vernice rossa, si sono stesi a terra per imitare dei “morti ammazzati”. Ecco, se l’ex sindaco di Firenze e il suo governo non guarda cosa succede a Nola, se smarrisce le radici nel mondo del lavoro, della giustizia sociale, significa che è molto lontano dalla realtà.

La pretesa di tenere tutto sotto controllo

Letizia Paolozzi

Salsicce, football, amore, abbandono, calcestruzzo, altezza vertiginosa, morale, dovere, paura, cordone ombelicale, etica della responsabilità. Parlano di tutto questo e d’altro ancora i personaggi invisibili (i nomi degli attori sono nei titoli di coda) di Locke, film fuori concorso a Venezia, accolto dalla critica con la più lunga ovazione della scorsa Mostra.

Una conversazione continua, in viva voce al cellulare. Sarà il passaggio dai toni affettuosi a quelli violenti, dai sussurri alle reazioni rabbiose ad annunciare al protagonista, uno straordinario Tom Hardy, che sta arrivando l’apocalisse. Un copione mandato a memoria, quattro giorni di prove, riprese per otto notti, l’autostrada tra Birmingham e Londra “rifatta” sulla North Circular. Ambientato interamente nell’abitacolo di una macchina in movimento, la Bmw X5, con un budget molto contenuto, il film dura ottantacinque minuti. Un po’ meno dell’ora e mezzo del viaggio del protagonista, Ivan Locke.

Le tre macchine da presa digitali Red Epic montate nell’X5 hanno ripreso i primi piani di Hardy. Unica interruzione, le luci della segnaletica e i fari delle automobili. Vediamo soltanto un uomo che guida nella notte. Equilibrato, saggio: “Sei il più bravo capocantiere con il quale ho lavorato”. Locke è convinto di tenere tutto nelle sue mani. Ha fiducia in lui l’assistente, il capo dell’impresa di costruzioni; gli operai; addirittura il boss americano.

Si aspettano che domani, all’alba, Locke blocchi le strade, sincronizzi i camion, vigili sulla più grande colata di cemento che servirà a costruire un grattacielo di cinquantacinque piani. “Per quel grattacielo ruberemo un pezzo di cielo”. Invece no. L’uomo del quale si fidano deve rimediare al gesto incoerente compiuto nove mesi prima. Per questo invece di vigilare sulla colata di cemento, viaggia in autostrada verso Londra. Perché non sia sola la donna, non giovane, non bella, che sta per partorire il suo bambino.

Non la ama. “Ti conosco appena”. Ha semplicemente avuto un gesto di tenerezza. Ma per quel gesto di tenerezza non andrà a casa dove lo aspettano i figli, la moglie. “Mamma ha comprato le salsicce che ti piacciono” dice il figlio. Mamma si è persino messa la maglietta della squadra di football per vedere la partita insieme, sul divano. A casa si fidano di Locke che guida e parla. Prova a spiegare agli interlocutori invisibili la sua scelta morale. Pianifica: “Domani tornerò a casa e sarà tutto come prima”. Rassicura: “È stato una volta sola”. La moglie ribatte: “La differenza tra mai e una volta sola è la differenza tra bene e male”.

Se le nuove tecnologie hanno trasformato i nostri rapporti, la nostra immaginazione, questo film si svolge in una automobile e in una notte. Alla maniera del teatro antico applica l’unità spazio-temporale della tragedia. “Volevo fosse una sorta di tragedia ordinaria. Si tratta di un uomo ordinario a cui capita qualcosa di ordinario. Non un inseguimento di macchine o un’invasione aliena. Ma per quelli coinvolti rappresenta un’enome tragedia” ha spiegato il regista, Steven Knight (nato nel ’59, sceneggiatore di Piccoli affari sporchi di Frears e de La promessa dell’assassino di Cronenberg).

I giornali hanno definito Locke un thriller. E certo, ti incatena dall’inizio alla fine questa situazione nella quale Ivan Locke, pervicacemente, prova a difendere la sua dignità di uomo. A costo di perdere tutto. “Non ho più una casa, una moglie, un lavoro”. Il fatto è che la pretesa di tenere tutto sotto controllo prima o poi si dimostra impossibile.