Alfagiochi / Tempo al minuto

Antonella Sbrilli

L’ossessione per il tempo può portare a concepire opere d’arte come The Clock dell’americano Christian Marclay: un “film” lungo 24 ore, fatto di frammenti di film in cui compaiono orologi che segnano via via l’ora in tempo reale. Se The Clock è difficile da vedere fuori da festival e rassegne, un montaggio analogo e più agevole si ritrova nel sito Literary Clock, dove - a ogni minuto - si può leggere un nuovo brano letterario che parla proprio di quel minuto, di questo minuto in corso.

L’ossessione per il tempo ha i suoi risvolti creativi, le sue imprese collettive (umane e algoritmiche), i suoi numi tutelari e le sue reti.
Una di queste reti è l’International Society for the Study of Time (ISST), fondata nel 1966 da Julius T. Fraser (1923-2010), emigrato negli Stati Uniti dall’Ungheria, ingegnere, inventore, esploratore del tempo in tutti i suoi risvolti e strati: in italiano si può leggere uno dei suoi libri più significativi, Time. The Familiar Stranger, tradotto da Lucia Cornalba per Feltrinelli con il titolo Il tempo: una presenza sconosciuta.

Dal 1969, ogni tre anni, in località sempre diverse (fra cui spesso l’Italia), l’ISST organizza un incontro interdisciplinare sul tempo. Quest’anno, il 17° incontro si è appena concluso a Los Angeles (Loyola Marymount University, 23-29 giugno), ed è stato dedicato al tema Time in Variance: il tempo considerato in rapporto con il concetto di “varianza”,  intesa come variabilità e come modifica. Letto di seguito, però, “in Variance” suggerisce anche il suono della parola “invarianza”,

evocando così che quando si affronta il tempo ci si muove in una zona mista, dove il flusso delle trasformazioni convive con la presenza di costanti, la necessità delle misure con la condizione dell’instabilità.

Nel sito dell’ISST si possono leggere le presentazioni degli interventi e dei laboratori, delle mostre e dei workshop che si sono svolti, attraversando variegate regioni disciplinari, che includono e intersecano Cortázar e Borges, Dante e Virgilio, le serie tv, la musica, l’animazione, i fusi orari, William Kentridge e molto altro.
Il tempo come una esperienza complessa a cui ci avviciniamo per approssimazioni, metafore, rovesciamenti anti-intuitivi, paradossi: il disegno di Paolo Bernacca sintetizza magnificamente - con l’immagine e la sua didascalia - questa condizione.

Il gioco di questa settimana

È un invito a visitare il sito Literaryclock e a prendere nota del brano che segnava nel minuto in cui vi siete connessi: la citazione si può condividere inviandola all’indirizzo redazione@alfabetadue.com e su Twitter e Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

Per quanto riguarda il gioco della volta scorsa La descrizione di un rebus, Afro Somenzari ha visto nel collage di Nanni Balestrini (U nano T teda M ore) una situazione dada: le tre lettere UTM sono quelle di TU M’ e MUT che ricorrono nei titoli e nelle firme di Marcel Duchamp; Somenzari le ha ricontestualizzate in una micro-storia: “T’um e Mut erano un solo nano, scomparso e riapparso sulle cifre di un orologio, illuminate dalla fiaccola di Étant donnés”.

Grazie anche a Federico Mussano, che ricorda l’opera di Nanni nella rivista “Leonardo” (luglio 2019), dedicata agli studi sul rebus.

Immagine: courtesy Paolo Bernacca