Paul Virilio, la luce ascendente

Batteria di artiglieria Kora-Karola sull'Île de Ré (Francia), postazione di tiro (foto Jean Richer, 2018)

Jean Richer

Paul Virilio cammina sul lungomare. Lo sguardo dritto davanti a sé, le mani ficcate nelle tasche del suo giubbotto da fotografo. Pronuncia con convinzione le sue idee sulla fine della geopolitica, la sommersione dei litorali e la grande migrazione climatica imminente. Ecco l'immagine che questo pensatore della velocità rimanda alla telecamera di Axel Poisson nel 2009. Dell'uomo che cammina sul lungomare di La Rochelle noi conserviamo questa immagine.

1 Da maestro vetraio a architetto e saggista

La mia origine è la guerra. La guerra è stata insieme mio padre e mia madre. La caratteristica della guerra è quella di bloccare un personaggio sul suo dramma. In un certo senso, a partire dal 1947-1950, io non ho vissuto. Tutto quello che mi ha formato è accaduto prima. Ecco, a dieci anni sono diventato un vecchio signore, un war baby, come Perec e altri”. Alla Liberazione racconta di essersi precipitato a Saint-Nazaire per vedere il mare e bagnarvisi. Lì, ha scoperto “degli oggetti bizzarri, paragonabili alle statue dell'isola di Pasqua, in attesa davanti all'infinito marino”. I bunker diventano da quel momento gli oggetti transizionali del suo pensiero.

Diventa maestro vetraio, si interessa alla trascrizione della pittura su vetro e lavora con pittori come Georges Braque, Henri Matisse, Léon Zack o Serge Rezvani. In parallelo, segue da uditore i corsi dei filosofi Vladimir Jankélévitch, Raymond Aron e Maurice Merleau-Ponty. Nel 1958 Paul Virilio avvia le sue ricerche archeologiche sul Vallo Atlantico. Questo lavoro iniziatico lo porterà a realizzare una mostra al Musée des Arts décoratifs di Parigi (1975) e un libro divenuto ineludibile: Bunker archéologie. La nascita del gruppo Architecture Principe nel 1963 con l'architetto Claude Parent, lo scultore Morice Lipsi e il pittore Michel Carrade porterà alla pubblicazione del Manifesto sulla funzione obliqua: “una cultura del corpo che gioca sullo squilibrio, che muove dall'assunto che l'uomo non è statico, ma in movimento, che il modello dell'uomo è il danzatore”. La funzione obliqua troverà la sua espressione nella realizzazione della chiesa Sainte-Bernadette-du-Banlay a Nevers (1963-1966).

L'infanzia da sola può spiegare l'attrazione del maestro vetraio per l'opacità dei bunker? La visita della chiesa fornisce un elemento di risposta. L'edificio assomiglia dall'esterno a un blocco di cemento armato. I due piani inclinati interni si chiudono alla loro estremità in una grande porta sull'esterno, mentre spesse conchiglie di cemento richiudono i volumi. In questo antro oscuro due fessure di luce gialla sono condotte dalle lastre di pietra al limite delle porte in modo tale che la luce risale dal basso verso l'alto e sfiora le vele di cemento. Contrariamente alla fessura zenitale che sormonta la piega tra i due piani obliqui, la luce che proviene dalle estremità è parsimoniosa e ascendente. Richiama irresistibilmente un sentimento di elevazione e di apertura della forma del bunker che si immaginava chiusa.

Al primo saggio L'insécurité du territoire: essai sur la géopolitique contemporaine (1976) ne seguiranno molti altri i cui titoli illustrano da soli il suo pensiero: Vitesse et Politique (1977), L'espace critique (1984), Esthétique de la disparition (1989), La vitesse de libération (1996), L’université du désastre (2007), Le futurisme de linstant (2009). La questione della velocità, come fattore che esaurisce il mondo finito, lo porta a concepire l'idea di una ecologia grigia, per distinguerla dall'ecologia verde. “Non esiste soltanto un inquinamento della natura – di sostanze come l'aria, l'acqua, la flora e la fauna – ma anche un inquinamento della grandezza-natura del globo, che colpisce le distanze geografiche”.

Nel 2002 organizza la prima esposizione sull'incidente alla Fondation Cartier pour lArt Contemporain a Parigi: Ce qui arrive. La mostra esibisce gli incidenti, dalle catastrofi naturali fino ai disastri industriali, come espressione della modernità in cui la velocità è vissuta come fattore di reclusione. La tesi è semplice: ogni progresso fa nascere il suo incidente. L'invenzione dell'aereo porta all'invenzione del crash, della sua caduta. Il pensiero di Paul Virilio poteva allora apparire cupo e fatalista.

Oggi, la domanda che mi pongo è se Paul Virilio è stato un collassologo ante litteram. Sì, in un certo senso, nella misura in cui prevedeva i pericoli dell'incidente globale per evitarli meglio. Era pervaso dall'escatologia e per questo basta ripensare all'aspetto brutalista di Sainte-Bernadette. In risposta al disastro sul quale voleva creare una università, tendeva allo stesso tempo verso una trascendenza luminosa.

2 Altri pensatori hanno affrontato la velocità nella seconda metà del XX secolo

Il filosofo francese Gaston Bachelard introdusse fin dal 1950 nel saggio La dialectique de la durée l'analisi dei ritmi di vita battezzata ritmanalisi. Il tema è stato ripreso da Henri Lefebvre e Catherine Régulier in Le projet rythmanalytique (1985), dove il conflitto tra visione ciclica e lineare del tempo viene risolto ponendo il ritmo al cuore della vita quotidiana e considerandolo come la somma di questi due processi temporali.

Numerosi altri in seguito, come il geografo inglese David Harvey o il sociologo spagnolo Manuel Castells, hanno postulato una mutazione della grandezza geografica nel corso del periodo moderno sotto l'effetto congiunto della ristrutturazione dell'economia mondiale e dello sviluppo delle reti di comunicazione. David Harvey ha mostrato il cambiamento radicale della nostra esperienza del tempo e dell'ambiente urbano. Quanto a Manuel Castells, ha precisato il passaggio dallo spazio dei luoghi allo spazio dei flussi, quest'ultimo caratterizzato innanzitutto da una organizzazione priva di centro, che funziona in rete all'interno di una governance instabile.

In Modern times, modern places (1999) il critico australiano Peter Conad ha individuato nell'accelerazione del tempo l'evento fondamentale della modernità, tema ripreso e sviluppato dal sociologo Hartmut Rosa in Alienation and Acceleration. Towards a Critical Theory of Late-Modern Temporality (2010), mentre il sociologo polacco Zygmunt Bauman ha svelato i Liquid Times (2007) la cui esperienza decisiva è quella della simultaneità degli eventi e dei processi eterogeni. Hartmut Rosa, sociologo della scuola di Francoforte, è colui che ha teorizzato nel modo più preciso la questione del tempo in questi ultimi anni. Rosa descrive le conseguenze dell'accelerazione: “Le strutture temporali della modernità tardiva sembrano caratterizzarsi in larga misura con la frammentazione. Cioè attraverso la decomposizione delle catene di azioni e di esperienze in sequenze sempre più brevi, con zone di attenzione che si riducono di continuo”.

Paul Virilio è stato l'erede del pensiero di Bachelard e il contemporaneo di Lefebvre. La questione temporale si è imposta nel dibattito urbano al passaggio al XXI secolo e Virilio vi ha contribuito molto attivamente con l'ampiezza della sua opera. Tuttavia non ha fatto scuola, nel senso che pochi autori lo prendono come punto di riferimento. Bisogna allora analizzare la scelta della forma letteraria, del saggio. Questa forma libera, cui Montaigne ha dato in Francia credenziali di nobiltà, non deve far dimenticare l'altro senso del termine. L'operazione attraverso la quale ci si assicura la qualità o il modo di utilizzare qualcosa: il saggio di laboratorio, il test, il banco di prova. Nei suoi saggi Virilio non ha collaudato prototipi di aerei ma concetti filosofici. Solitario e vigilante, ha osservato l'orizzonte dalla sua carlinga virtuale. 

3. Al tempo dell'Antropocene, l'orizzonte del collasso è sempre più importante nel dibattito

I collassologi e altri studiosi delle catastrofi mettono in rilievo i dati scientifici, tra cui il riscaldamento globale, l'esaurimento delle risorse energetiche, il raddoppio della popolazione mondiale che nell'arco di un secolo potrebbero causare un collasso. Lo storico americano Jared Diamond ha studiato il collasso delle civiltà antiche e medievali in Collapse: How Societies Choose to Fail or Succeed (2004) sottolineando la componente ambientale di questi eventi.

Dal 2015, due ricercatori francesi, Pablo Servigne e Raphaël Stevens, hanno affermato la collassologia in Comment tout peut seffondrer con l'obiettivo di fondare una vera scienza del collasso applicata e transdisciplinare. Questo approccio ricorda l'università del disastro auspicata da Paul Virilio. In risposta al rischio di collasso, i survivalisti imparano a nutrirsi da soli o accumulano lattine nei bunker, il che avrebbe fatto ridere molto Virilio.

Ecco dunque quello che sembra connotare il tempo presente: l'accelerazione dei ritmi di vita e un collasso dell'ambiente tale da provocare l'estinzione. I pensatori britannici neo-marxisti Srníček Nick e Alex Williams hanno riproposto la questione del tempo nel 2013, pubblicando il manifesto Accelerazione!. Comincia così: "In questo principio del secondo decennio del ventunesimo secolo la civiltà globale si trova ad affrontare un nuovo tipo di cataclisma. Le prossime apocalissi rendono ridicole le norme e le strutture organizzative della politica ... ". In risposta, propongono un'accelerazione del pensiero: "Ciò verso cui ci spinge l'acceleratorismo è un futuro più moderno (...). Dobbiamo rompere ancora una volta il guscio del futuro, per liberare i nostri orizzonti aprendoli alle possibilità universali di quanto è Fuori”. In altre parole, hanno proposto quella velocità di liberazione di cui Virilio parlava già nel 1995.

Il pensiero di Paul Virilio rimane quindi più che mai attuale. La distinzione tra neo-marxisti, collassologi da un lato, e la dromologia inventata da Virilio dall'altro potrebbe derivare dal senso del sacro che è assente negli uni e costantemente sotto traccia in Virilio. La sorprendente attrazione dei bunker – questa illusione di bastione – per un giovane maestro vetraio ci mette sulla pista. L'opposizione tra la massa immobile e la luce si riferisce a un tempo reso atemporale dall'immobilità abbagliante in cui le due prospettive si uniscono in una forma di simultaneità.

L'escatologia era presente in Paul Virilio a partire dal principio che ogni interruzione di continuità è un incidente, cominciando dalla guerra, e che qualsiasi incidente può essere fatale. Tuttavia, Virilio non era un predicatore dell'apocalisse perché credeva nella possibilità di evitare l'incidente anticipandolo. Pilota sperimentale filosofico, invocava la secolare e sacra redenzione di un mondo ossessionato dalla velocità. Una delle poste in gioco del nostro tempo non sarebbe di andare oltre le posizioni storicamente opposte – tra l'immanenza marxista e la trascendenza sacra, per esempio - e accettare la simultaneità delle alterità? Dalla loro alleanza arriveranno certamente le risposte alle gravi crisi che stiamo attraversando.