Una poesia 32 / Simona Menicocci

Simona Menicocci (1985) ha pubblicato per le edizioni de La Camera Verde Incidenti e provvisori (2012) e Posture Delay (2013); alcuni testi dal progetto Saturazioni nel volume antologico di scritture sperimentali Ex.It - Materiali fuori contesto (Tielleci, Colorno, 2013); il testo italo-francese Il mare è pieno di pesci – La mer est pleine de poissonsper la prima serie dei Fogli bilingue Benway Series (Tielleci, Colorno, 2014); Manuale di ingegneria domestica per la collana Chapbooks (Milano, Arcipelago Edizioni, 2015); glossopetrae / tonguestones per la collana syn (Roma, IkonaLiber, 2017). Suoi testi sono apparsi in riviste, lit-blogs e web-zines tra cui «L’Ulisse», «Nazione Indiana», «alfabeta2», «Il caffè letterario». Collabora al collettivo «eexxiitt.blogspot.com». Dal 2013 la sua ricerca si è estesa ai linguaggi dell’arte video, fotografica e installativa. Nel 2014 è stata tra i curatori della rassegna di arte e scrittura sperimentali Ex.it – Materiali fuori contesto (Albinea, RE) e ha partecipato alla rassegna Generazione y - poesia italiana ultima presso il Museo Maxxi di Roma. Nel 2015, presso l’Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino, ha partecipato al progetto La descrizione del mondo, a cura di Andrea Inglese, con l’installazione Hiro (anamorfosi è un avverbio di modo) ideata assieme a Fabio Teti, con il quale ha anche curato un ciclo di laboratori di scritture ‘divergenti’ dal titolo prove d'ascolto, presso il WSP photography di Roma.

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Il Cantiere di Alfabeta è uno spazio di dibattito online e dal vivo concepito per sostenere e ampliare il lavoro quotidiano della rivista. E da qualche giorno per i soci è stato avviato un gruppo di lettura.

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Una poesia 31 / Vincenzo Frungillo

A.

Ah, il tempo delle prove,
non ne verremo mai fuori,
non avremo un cortile,
un sottoscala, una cantina.

Non serve ritirarsi in convento,
bisogna patire il peso degli stracci
sui badili, le scenografie del pallore,
le camere vuote, bisogna ghignare

alla vista dei poeti chini sulle parole,
sulla metrica del respiro,
che si credono davvero io.

Tagliamo i punti alla cicatrice,
mentiamo alla buona fede,
bisogna stare qui, nel mentre.”

 

(e i fantasmi che arrivano di notte)

 

nel mentre

.

si muore

a.

Non fare di tuo figlio l’erede,
non esporlo alla tortura,
che sappia la sua natura,
parliamo ora,

prima che si vada in scena:
non avrà altro regno se non questo,
il tiro a muro, la pelota,
il proscenio.”

Vincenzo Frungillo è nato a Napoli nel 1973. Ha pubblicato Fanciulli sulla via maestra (Palomar, 2002), Ogni cinque bracciate. Un estratto (Galleria Mazzoli, 2007, Finalista Premio Delfini), Ogni cinque bracciate. Poema in cinque canti (Le Lettere, 2009, con prefazione di Elio Pagliarani e postfazione di Milo De Angelis), Il cane di Pavlov. Resoconto di una perizia (d’If, 2013, Premio Russo-Mazzacurati), La disarmata (Cfr, AA. VV., 2015), Le pause della serie evolutiva (Oèdipus, 2016). Ha scritto inoltre Spinalonga. Una drammaturgia sulla corruzione (Zona Contemporanea, con tavole di Davide Racca, 2016), Il cane di Pavlov. Un monologo (Editoria&Spettacolo) con il quale ha vinto il Premio di Drammaturgia Fersen. È presente in libri collettivi come La fisica delle cose. Dieci riscritture di Lucrezio (Perrone, 2011), Hyle. Selve di poesia (La vita felice, 2012), XI Quaderno di Poesia Italiana Contemporanea (Marco y Marcos) e in antologie, Poesia dell'inizio del mondo (Derive e approdi, a cura di Nanni Balestrini), Il miele del silenzio (Interlinea, a cura di Giancarlo Pontiggia).  

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone

Una poesia 30 / Elisa Alicudi

l’uomo che fugge è solo
sulla spiaggia sembra salma
o manichino
nella corsa oltre le rocce
senza dove

l’acqua lambisce
la bocca alla gola l’acqua
disseta
il sole affoga

l’uomo sulla spiaggia
corre senza sosta:
erano le sette
il cuscino gonfiabile l’alga
tutta ripiegata

prova a ricordare:
qualcuno c’era, accanto e dietro,
poi come cispa
da un unico occhio
è precipitato
su colonie di molluschi,
grandinato in mare.

Si specchia nella pietra,
lucida e salmastra, si guarda attorno,
a pochi metri una casa vicina,
un abbaglio cancella la lingua,
e il crimine passa inosservato
sulla spiaggia del naufragio.

Il non compleanno

Salto il fosso di un lungo sonno, mi sveglio
il giorno del mio non compleanno.
Gli anni passati festeggiavo
ritagliandomi un’immagine a occhio,
questa volta farò uso dello specchio.
Salto il fosso dell’oracolo, nella quiete
la cura al mal di testa è dentro l’urna,
non muovo un muscolo.
Spolvero un’immagine spoglia
dicano pure che il cartone è un lago.
Salto il fosso delle stagioni, mi perdo
in reticoli che non riconosco,
è lontano il paesaggio riflesso
ma le alghe sostengono, potrei galleggiare
potrei farlo poi esco.

Elisa Alicudi collabora alle attività del gruppo sparjurij e alle sue propaggini editoriali, come la rivista letteraria "Atti Impuri" (sia cartacea che online www.attimpuri.it ). Ha partecipato a Slam e letture in giro per l'Italia. Suoi testi sono apparsi su alcuni blog letterari, nell'antologia Paesaggio 013, a cura di Tommaso Ottonieri (Caratteri Mobili, Bari, 2012) e sulla rivista "Smerilliana" n. 17. Si è occupata di poesia russa del Novecento. Vive a Torino.

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone

Una poesia 29 / Vincenzo Bagnoli

Orlando disamorato (like a rolling stone)

c’è un insetto che striscia sul soffitto
e io lo guardo, sdraiato sul letto,
con le parole che non ho mai detto
chiuse ben strette nel petto afflitto

domani sarà morto io invece zitto
continuerò come un altro insetto
a strisciare avendomi in dispetto
e morto dentro tirerò diritto

solo e pensoso, con lo sguardo basso
con l’angoscia di Willard, l’occhio assente
e senza senso farò ogni passo

con lo sgomento di chi si è perduto
come un muto sconquasso sconosciuto
come un sasso al sasso indifferente

Vincenzo Bagnoli (Bologna, 1967), autore di saggi sulla letteratura e sull’editoria italiana (Contemporanea, Esedra, 1997; Letterati e massa, Carocci, 2000; Lo spazio del testo, Pendragon, 2003), è stato tra i fondatori di «Versodove». Suoi versi sono apparsi su varie riviste nonché in blog, siti e webzines. Ha pubblicato le raccolte 33 giri stereo LP (Gallo & Calzati, 2004), FM - Onde corte (Bohumil, 2007), Deep Sky (d’if, 2008) e, con foto di V. Reggi, Offscapes. Beyond the Limits of Urban Landscapes (Trafika Europe, 2016). È autore dei testi dell’album Bologna ’67-77 della band Stratten (NML, 2012) e del graphic novel di Elena Guidolin, Outlandos (GIUDA edizioni, 2016); ha inoltre collaborato ad alcuni documentari di Home Movies e Mammutfilm.

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone

Una poesia 28 / Silvia Salvagnini

ninna nanna senza di me

 

ninna nanna non lo sai
non lo sai se a me fai
meno male meno guai
non lo sai quali ferite
quali più forti farai

ma ti contenterai
ninna nanna ti gioirai
di riperdermi
pulviscolarmi
non navigare
non astronavicellarmi
non accompagnarmi?

ma ti allegrerai
di anche tu la mano
disinafferarmi
di immaginarmi
in lontananza
di rinunciarmi?

ninna nanna del lascio andare
ninna del mi lascio abbandonare
ninna degli miei scappare.

ninna nanna del non preferirmi
del rinunciarmi al lato del bosco
depistarmi, ninna della luce
luce leggera luce di sera
luce del mio motore
del motore a scoppio
del motore che nessuno
disinneschi ninna bambina
lasciata sola lasciata prima
ninna bambina bambina ferita
ninna imparata a lasciare ogni mano
mano desiderata mano delicata
ninna bambina bambina non tenuta
ninna brilla luce di bosco luce di rovo
brilla sempre anche da sola/io trovo
trovia di fuga passaggio direzionale
luminosa aerea distanza sopravvivitale.

 

Silvia Salvagnini Nata a Venezia nel 1982, dopo aver esplorato le possibilità espressive nella musica e nella pittura si laurea in Lettere all’Università di Padova con una tesi sperimentale sull’albo illustrato per l’infanzia.
Avvia subito dopo una libreria in proprio, che diviene presto un punto di riferimento per le proposte scelte e per gli eventi ospitati.
In parallelo mette a fuoco la sua attitudine compositiva partecipando al gruppo di autoproduzione editoriale Auteditori con cui pubblica: Silenzio cileno (2004) e I baci ai muri (2006), entrambi accompagnati da disegni.
Comincia quindi ad arricchire testi propri e altrui col suo talento figurativo, avviando un’attività di illustrazione sia per l’infanzia che per adulti.
Con performance di lettura e musica viene invitata ad eventi di calibro nazionale, tra cui nel 2007 “Roma Poesia” a cura di Nanni Balestrini e “RicercaBo” a cura di Renato Barilli e Nanni Balestrini. Nel 2008 arriva a vincere lo slam nazionale “Horus” di Roma, mentre è in finale al “Big
Boat”, poetry slam internazionale organizzato da Absolute Poetry a cura di Lello Voce.
Nel 2009, con l’opera laelefantevolante è tra i vincitori della quinta edizione del premio per la poesia contemporanea Antonio Delfini. Nel 2015 Silvia è tra i poeti
ospiti dall’Université Paris-Sorbonne al convegno Génération 80, come una delle voci più originali e significative della propria generazione.
Vari testi sono accolti in antologia, tra le quali: Il volo del calabrone. Un progetto di poesia performativa (Battello Stampatore – Ammutinati, 2008); Bastarde senza gloria (Sartoria Utopia, 2013) a cura di Francesca Genti; Scacciapensieri – Poesia che colora i giorni neri, prima antologia di poetry therapy in Italia (Millegru, 2016).
Collabora con la performer e regista Silvia Costa, realizzando nel 2015 lo spettacolo Non è oro tutto ciò che luccica, presentato a Milano nella rassegna di teatro per l’infanzia UovoKids.

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone

Una poesia 27 / Julian Zhara

Canto di K.

La luce accelera il passo, si sbriciola, scioglie ed espande,
insegna agli occhi stupiti a cedere allo stupore,
la luce là versa nell’aria, abbevera tutto il paese,
adesso la luce si sperpera in sabbia, si stacca dai muri, si mischia alla polvere.

L’odore di cibo rimbomba per tutta la strada, il quartiere,
la voce di mamma richiama e sembra cantare una marcia,
ora il cibo ha scadenze, ora non servono orari,
se non la voce che narra notizie e detta l’inizio del pasto.

Per strada risolvo teorie, al buio maneggio i sogni,
i volti si chiudono presto in gusci, ritornano vuoti,
i passanti passano e basta, camminano verso qualcosa,
i vicoli pare che vivano solo di carne guasta.

Quando sul letto è esilio, quando è estranea la casa,
quando calpesti la terra, quando la terra non dice,
quando raddrizzi i sentieri verso il cartello d’uscita,
i vetri in casa specchiano lo stesso ghigno di ieri.

La donna del bar mi sorride, racconta di cose del posto,
è l’unica donna a cui parlo, mi versa da bere ogni giorno.
Le mani callose l’amore, lo imparano presto a rubare,
tra campi di sole e zanzare, come diversivo del gioco.

Se avanza del tempo lo impiego, rimbalzo da ufficio a ufficio,
conosco l’attesa a memoria, i termosifoni scrostati,
le facce intorno che sbuffano, riscaldano l’aria a parole,
nessun impiegato che sappia dirmi la mia condizione (civile).

Lo stato umano è palese, nei saluti non ricambiati,
nei gesti nervosi se passo, discorsi interrotti in mezzo,
nei supermercati controllo scadenze e prodotti scontati,
la cosa che sento più prossima è il pollo in offerta quel giorno.

Qualsiasi cosa io faccia mi sento gravare sul mondo,
la febbre che indica il male, il neo che macchia la faccia,
e sembra la colpa del niente, che gli altri si portano addosso
sia la mia parlata, gli accenti nei posti sbagliati.

Vorrei raccontarti ste cose,
è che non parlo la tua lingua-
intanto le dico allo schermo.

Testo e voce: Julian Zhara
Musiche: Ilich Molin

Julian Zhara, poeta, performer, organizzatore di eventi culturali, è nato a Durazzo (Albania) nel 1986. Si trasferisce in Italia nel 1999. Ha all’attivo una pubblicazione, In apnea (Granviale, 2009). Presente tra i finalisti del Premio Dubito in L’epoca che scrivo, la rivolta che mordo (Agenzia X, 2013). Dal 2012 lavora col compositore Ilich Molin. Nel 2014 partecipa con un progetto di spoken music a Generation Y, evento sulla poesia ultima, a cura di Ivan Schiavone, al MAXXI. Sempre con lo stesso progetto, è presente all’omonimo documentario andato in onda su Rai 5. Cura assieme aBlare Out, il Festival di poesia orale e musica digitale Andata e Ritorno. Nel 2016 gli viene assegnata una menzione speciale al Premio Internazionale di Poesia Alfonso Gatto. Sue poesie sono presenti in blog e riviste specializzate. Vive lavora e scrive a Venezia.

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone

Una poesia 26 / Gabriela Fantato

Dieci passi nell’acqua

La città è crollata senza rumore.
Nel centro di tutto si staglia
l’acqua imprigionata, una geometria
esatta – ombre e fondali.
Resta una piscina che non dice ,
non sa il viaggio dell’acqua sin qui.
Non sa, non ha prove di verità.
Aspetta.

Gabriela Fantato, insegna lettere al Liceo Manzoni di Milano. La sua poesia è stata tradotta in.inglese, francese, arabo e spagnolo. Ultimi libri pubblicati: Codice terrestre, prefaz. Milo De Angelis, (La vita felice 2008, Milano); L'estinzione del lupo, prefaz. Elio Pecora (Empiria 2012, Roma). Con una silloge è presente nell'annuario di poesia mondadori (Mondadori 2012, Milano) e nell'antologia Nuovi poeti italiani 6 ( Einaudi, 2012)

 

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone.