I confini del diritto

Francesco Brancaccio, Chiara Giorgi, Michele Luminati

È oramai conclamato: viviamo in tempi di crisi. Tuttavia ciò che più è in crisi è la nostra capacità di immaginare un’alternativa, non solo rispetto allo specifico contesto politico e istituzionale odierno, ma in primis rispetto al dato sistemico della società capitalistica.

Da qui il grande sforzo, teorico e pratico, di re-immaginare il presente e riprospettare un futuro, dotandosi di tutti gli strumenti necessari per farlo. Da qui l’idea nata un anno fa di costruire un ciclo di ricerca, che federasse alcune esperienze attive sul territorio urbano di Roma – Fondazione Basso, Libera Università Metropolitana, Istituto Svizzero di Roma, Centro per la Riforma dello Stato, Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università La Sapienza – al fine di intraprendere un paziente lavoro di ricerca e di formazione, capace di intrecciare saperi diffusi ed eterogenei, di combinare luoghi pubblici diversi, istituzioni formali e informali.

Individuando la città sia come luogo nel quale si realizza continua creazione ed estrazione di valore, sia come spazio di incubazione di idee e movimenti alternativi capaci di coinvolgere coloro che sono implicati nella produzione e riproduzione della stessa vita urbana, questa esperienza ha inteso procedere tramite un lungo lavoro di scavo. La sfida è stata di tornare a riflettere su alcuni concetti, categorie problematiche che non a caso attraversano i conflitti odierni, con i quali metterli in tensione, in un intento desideroso tanto di decostruire, quanto di attivare pratiche di resistenza e antagonismo. Al contempo il seminario, concepito anche come esperienza laboratoriale (i laboratori, animati da ricercatori, docenti, studenti, attivisti, sono stati il cuore della riflessione complessiva), ha voluto interrogare a fondo il linguaggio, gli strumenti, il discorso del diritto e dei diritti, strutturalmente coinvolto in una perenne dicotomia, tra conservazione dell’ordine esistente e progettazione di un’alternativa.

Se i diritti non possono essere privati della loro dimensione conflittuale, non possono essere separati dai soggetti reali, quale valenza assume oggi il richiamo dei movimenti al lessico dei diritti e delle Carte? Cosa significa l’attuale “uso politico del diritto”? E ancora, quale rapporto esiste tra i movimenti e le istituzioni? Che rapporto intercorre tra l’ambiguità della dimensione del potere e la fondazione/immaginazione di nuove istituzioni non-statali? Cosa accade quando lo Stato non detiene più il monopolio della produzione del diritto? Quali processi e pratiche di soggettivazione sono sempre più riscontrabili nel panorama odierno, in grado di sfidare la società capitalistica?

Queste sono alcune delle domande di fondo che hanno attraversato il ciclo di ricerca I confini del diritto. Istituzioni e antagonismi - volto a far dialogare la scienza giuridica con altre discipline, la storia con la filosofia – che si è sviluppato in una serie di appuntamenti da gennaio a giugno. È così che si è tornati a interrogare il concetto di cittadinanza – e la sua storia – a partire dalle sfide poste dalle lotte in corso e da analisi che ne mettono in luce la natura conflittuale, processuale e dinamica (La cittadinanza oggi, E. Balibar, P. Costa).

È così che sì è voluto riflettere sulla funzione delle Costituzioni e del costituzionalismo moderno, inteso come limite ai poteri e garanzia dei diritti, nonché come progetto di emancipazione sociale (Il ruolo delle Costituzioni tra storia e diritto, M.R. Ferrarese, G. Teubner, L. Lacchè). È così che ci si è volti a valutare a fondo il ruolo dello Stato in un paesaggio profondamente mutato, cogliendone ambivalenze, nascondimenti e porosità (Lo stato dello Stato, G. Marramao, P. Schiera, A. Negri). Nondimeno, lo sguardo si è aperto al formidabile laboratorio dell’America Latina dell’ultimo quindicennio, cogliendo potenzialità (ma anche contraddizioni) capaci di offrire importanti spunti di riflessione per la discussione sull’Europa (Il laboratorio dell’America Latina. Movimenti, governi e pratiche del comune, L. Ferrajoli, S. Mezzadra).

L’ultimo incontro dal titolo Democrazia diretta, democrazia rappresentativa, processi costituenti - riprendendo l’argomento della crisi continentale delle forme di rappresentanza e partecipazione democratica, già affrontato in relazione al nodo del federalismo e all’esperienza svizzera (Il federalismo oltre lo Stato, G. Duso, R. Rhinow) - si svolgerà il prossimo 26 giugno e si soffermerà sulla tematica della democrazia, nelle sue diverse declinazioni, tematica che ha tagliato trasversalmente l'intero ciclo seminariale, specie con riferimento allo spazio politico dell'Europa.

La democrazia diretta, oggi tornata centrale nel dibattito politico, svolge una funzione di complementarietà rispetto al dispositivo di rappresentanza o può essere declinata nel senso dell'autogoverno? Dalla sperimentazione del Confederalismo democratico in Rojava alle recenti vittorie, in Spagna, delle liste Ciudadanos, questa seconda accezione sembra ricevere un rinnovato interesse. Il problema che attraverserà questo incontro, animato da tre importanti ospiti (R. Sanchez, H. Kriesi, C. Mouffe), ruota attorno al rapporto tra orizzontalità e verticalità – dunque la riapertura della questione del potere – nei termini della creazione di nuova istituzionalità, oltre la logica della sovranità e in relazione al nesso rappresentanza-rappresentazione.

Democrazia diretta, democrazia rappresentativa, processi costituenti
con: Hanspeter Kriesi, Chantal Mouffe, Raul Sánchez
26 giugno 2015 - ore 17.30
Istituto Svizzero di Roma
via Ludovisi, 48

Esercizi di immaginazione

Augusto Illuminati

Quando ho visto l’emblema della prima giornata – la copertina del 1925 de La Révolution surréaliste che inseriva un archivio dei sogni nel programma di una generale sovversione politica e delle forme di vita – e poi nella fila di attori professionali e non, membri dell’Istituto Svizzero di Roma e bambini che leggevano a turno sogni tratti dalla letteratura o dai diari di scrittori famosi ho riconosciuto ragazze dei movimenti studenteschi che negli anni scorsi avevano portato alla testa dei cortei i book bloc, scudi di cartone con il titolo di un libro. Ecco è svanito il confine fra coscienza e inconscio, ed entrambi mi sono sembrati veridici nel suggerire nuove forme di contestazione e di recupero della socialità. Una conferma del progetto di cui ora ricordiamo le linee guida.

Il workshop Touch of Joy. Esercizi di immaginazione si inserisce all’interno del nuovo spazio di ricerca "Studio Roma. Programma transdisciplinare sul Contemporaneo" promosso dall’Istituto Svizzero, articolandosi in diversi momenti di approfondimento, ricerche sul campo, letture e conferenze che si svolgono a Villa Maraini, in un cinema, un teatro, un'università e differenti luoghi della città di Roma e Sabaudia.

In due settimane di intensa attività i metodi e le tecniche dell’immaginazione guidano i partecipanti in un percorso che affronta, tra i molti temi, le forme estetiche del quotidiano e il Social Dreaming, le pratiche urbane e le fantasie del colonialismo italiano, la storiografia e la fiction, la memoria e il fare storia, la narrazione collettiva e le biografie individuali, la dimensione onirica variamente filtrata nei protocolli e il daydream, il sogno a occhi aperti, le fantasie dell’insonnia.

Nella varietà dei luoghi, dei temi e delle attività del laboratorio sono coinvolti storici, artisti, psicologi, studiosi delle scienze umane, attivisti politici e il più ampio pubblico non specialista di Studio Roma. Al laboratorio partecipano: Angelo Del Boca, Elena Esposito, Mia Fuller, Karen Pinkus, Jean-François Chevrier, Billy Ehn, Tonino De Bernardi, Gianluca e Massimiliano De Serio, Marco Avena, Eleonora Planera.

Il 1 aprile si è aperto con le suddette letture di sogni (spettacolari quegli inediti di Adorno), precedute da una spiegazione di Peter Friedl e seguito, dopo una recita “professionale“ (Francesca Mazza) di Immaginazione Morta Immaginate di Samuel Beckett), da due film solo apparentemente diversi, un’intensa riflessione beckettiana su notte e sogni (Nacht und Träume, accompagnato da sporadiche battute del lied schubertiano) e un’altrettanto memorabile (e più gioiosa) invenzione di Buster Keaton sul tema, toccato forse per la prima volta, dell’irruzione del personaggio, anzi del proiezionista, nel film, sconvolgendone la trama: un sognare a occhi aperti che spariglia il sogno convenzionale nel melodramma (Sherlock Jr., 1924). Un giovane irresistibile, impassibile Keaton di cui già presagiamo l’epifania terminale in Film di Beckett.

Nel ricco programma che prosegue fino al 12 aprile con film, raccolta di sogni, dibattiti e un’escursione (mercoledì 9 aprile) alla fantasmagorica Sabaudia, spicca (oggi, sabato 5 alle 17) una conversazione con Angelo del Boca. La giornata, intitolata “La storia infinita”, è una giornata dedicata alla narrazione e alla scrittura della storia, ai suoi metodi, alle sue metodologie, limiti e doveri. Il mestiere dello storico è il tema della conversazione tra l’artista Peter Friedl e Angelo Del Boca, narratore, giornalista e grande storico del colonialismo italiano.

Abbiamo già visto il rapporto sogno-edifici onirici nel surrealismo (Le paysan de Paris di Aragon e poi gli scritti di W. Benjamin). Il colonialismo lo riproduce in forma perversa, quello italiano è addirittura un “doppio sogno”: il primo è l’orientalismo dei manifesti, delle cartoline, delle canzoni, di una certa edilizia minore “moresca”, il secondo è il progetto architettonico razionalista, che si sviluppa in colonia libero dagli ostacoli posti in madrepatria dal classicismo retorico e monumentale.

Lo stato di abbandono delle abitazioni singole e dei villaggi colonici nel Djebel cirenaico – teatro delle più feroci stragi di Graziani e dello sfortunato lavoro pionieristico dei contadini meridionali – fa di questi scenari la messa in scena della pittura metafisica e dell’impossibilità della conquista. Un daydream tinto di sangue e abbagliante sotto il sole.

Programma di Touch of Joy. Esercizi di immaginazione

Il sito Daydream Factory a cui inviare i vostri sogni a occhi aperti