La retorica della verità

laboratorio αβ Bologna

Anna Maria Lorusso

Molte volte nel corso dell'anno appena terminato abbiamo letto del pericolo che corre l'informazione, tra tentativi di legge-bavaglio, ritorni censori, dossieraggi e la solita, insoluta, questione del conflitto di interessi. Poco si parla, però, a nostro avviso, di un problema dell’informazione meno evidente ma ugualmente grave e che meriterebbe analoga attenzione: il diffondersi di tentazioni veritative e assolutistiche: monologiche. Cerchiamo di spiegarci.

È ovvio che in un panorama mediatico polifonico, plurale e libero ogni soggetto autorizzato a parlare dovrebbe essere garantito nel suo diritto di parola. Tuttavia, ci pare che sarebbe altrettanto essenziale che ogni soggetto autorizzato a parlare si limitasse a farsi portavoce del proprio punto di vista, del suo credo e dei suoi valori, senza volontà di prevaricazione dogmatica. Più volte invece ci siamo trovati in questa situazione, e troppo spesso forse senza accorgercene neanche. Il “monologismo” si sta facendo sistematico, abitudine diffusa, stile informativo, forse cifra epocale. Non dobbiamo pensare solo allo stile inquisitorio del Giornale o alle urla sguaiate e pre-politiche di Beppe Grillo. Forse dobbiamo anche riflettere su chi, da una parte e dall’altra dell’arena politica, predica il ritorno ai fatti o presenta le proprie inchieste come Verità, e non come indagini (soggettive, interessate, parziali, seppur – auspicabilmente – corrette). Leggi tutto "La retorica della verità"

Viaggio nell’Italia del lavoro non-salariato 2

[Diamo spazio ad alcuni interventi postati recentemente su "PrecarieMenti", blog che si definisce "uno spazio dedicato a tutti i lavoratori precari che operano tra istruzione, ricerca ed editoria".]

Valentina Fulginiti

Il lavoro dei tuoi sogni

Molti iniziano da un tirocinio per acquisire competenze pratiche in ambiti dove hanno poca o nessuna esperienza, nella speranza di portar via almeno un po' di preparazione specifica, di imparare concretamente come funziona una biblioteca, un museo, un teatro, una redazione, un ufficio stampa.  Altri, invece, sognano di acquisire le competenze pratiche tralasciate in corsi di studio umanistici, tradizionalmente pensati come anticamera per una carriera di insegnanti e nulla più. Ma c'è anche chi si adatta allo stage per svolgere lavori ai quali non aveva mai pensato, e che non c'entrano nulla con la propria formazione. In casi simili, lo stage è semplicemente il nome di comodo dato a un contratto che non verrà mai firmato. In parole povere, una truffa per risparmiare sui contributi e dribblare qualsiasi obbligo contrattuale. Leggi tutto "Viaggio nell’Italia del lavoro non-salariato 2"

Viaggio nell’Italia del lavoro non-salariato 1

[Diamo spazio ad alcuni interventi postati recentemente su "PrecarieMenti", blog che si definisce "uno spazio dedicato a tutti i lavoratori precari che operano tra istruzione, ricerca ed editoria".]

Valentina Fulginiti

Non è un problema solo italiano, quello degli stage e dei tirocini gratuiti. Se persino tra le vacche smagrite degli USA la concorrenza tra i laureati prende spesso la forma della possibilità di lavorare gratuitamente, figuriamoci in Italia, con la disoccupazione giovanile più alta d'Europa (28,2% a febbraio 2010). Sono un esercito che fa surf sopra e sotto le statistiche: disoccupati, inoccupati, in cerca di prima occupazione, studenti, neo-laureati e diplomati allo sbaraglio, dentro e fuori la formazione e (spesso) con le valigie pronte. Stagisti, tirocinanti, volontari: come chiamarli? Anche all'interno della redazione di PrecarieMenti un po’ di dibattito c'è stato. “Il lavoro non può essere gratuito, per principio”, è l’obiezione che si affaccia alla mente di chi lavora nella cultura, sperimentando quotidianamente la fatica di veder riconosciuta come una professione ciò che molti vorrebbero considerare un hobby. Leggi tutto "Viaggio nell’Italia del lavoro non-salariato 1"

Approfondimenti a: Le tendenze culturali dei giovani

Maria Pia Pozzato

Per dare un’idea al lettore dei profili tratteggiati dagli studenti di Scienze della Comunicazione dell’Università di Bologna nell’autunno del 2009 a proposito dei propri consumi culturali, riporto i primi venticinque dei centoventi questionari. Ho messo sotto la stessa voce film e fiction perché spesso i ragazzi fruiscono di entrambi sul computer e quindi non percepiscono le serie come prodotto specificamente televisivo. Nelle schede originarie però la fiction si trova sotto la voce «televisione». Per il resto, i questionari sono del tutto anonimi, a parte ovviamente le caratteristiche individuali delle diverse scritture che in questa trascrizione si perdono. Ho cercato di trascrivere fedelmente, mantenendo anche le imprecisioni e le abbreviazioni. Non si sa se si tratti di profili di ragazzi o di ragazze; alcuni potrebbero essere di stranieri in Erasmus, come sembra probabile ad esempio per il profilo 18. Questa lista non pretende di rappresentare tutte le configurazioni che si sono presentate, ma solo di dare un’idea al lettore di alcuni dei «menu» culturali giovanili raccolti.

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