Operetta in nero

Andrea Liberovici

Un palcoscenco distrutto. Senza sipario. E’ chiaramente un luogo abbandonato da molti anni, incuria, erbacce, pozzanghere. Un grande buco sul fondo della parete scrostata va verso l’alto, come una ferita. E’ una ferita da cui scendono rivoli d’umidità e gocce d’acqua e cala un groviglio di tubi sventrati. Dal buco partono due passerelle elevate, come se fossero un ponteggio abbandonato, e che tagliano la scena in due venendo verso il proscenio. Sul palcoscenico, sulla destra un lettino d’ospedale e delle vecchie sedie sparse. Una botola collega al soppalco, in proscenio.

Scena 4 – Luce

Generale, un uomo corpulento

Bolla, un ragazzo magro

G: (Seduto sulla sedia come all’inizio, spalle al pubblico, tra sé. Solo. Non si accorge che Bolla non c’è) La notte dei cristalli… infranti… non la poteva prevedere nessuno. E non è stata certo nostra responsabilità. (Pausa) Tu non ti sei accorto di nulla. Eri sotto. Ma quando sono esplosi i satelliti, si sono spente tutte le televisioni… i telefoni… le connessioni del pianeta… in quel momento preciso, in cui tutto si è azzerato, ho capito la vera portata del nostro lavoro… e la sua fragilità. Leggi tutto "Operetta in nero"