Hunger Games. Il Canto della Rivolta

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«Black women be ready, white women get ready, red women stay ready this is our time and all must realize». Così Honey, protagonista del capolavoro di fantascienza femminista Born in Flames, di Lizzie Borden (1983), spronava le sue compagne a unirsi al gruppo rivoluzionario Women’s Army. Questa orazione viene presa alla lettera nell’ultimo capitolo della saga degli Hunger Games, tratta dagli omonimi romanzi firmati da Suzanne Collins e pubblicati in Italia da Mondadori. Ora sono le donne a capo della rivoluzione: dalla presidentessa del Distretto XIII nonché capo assoluto della resistenza Alma Coin (Julianne Moore) alle comandanti Paylor (Patina Miller) e Lyme (Gwendoline Christine, nota come Brienne di Tarth nel Trono di Spade), rispettivamente ai vertici del Distretto VIII e del II. Queste eroine sono la dimostrazione di come in guerra non vi sia distinzione tra uomini e donne (l’aveva mostrato già Liliana Cavani, intervistando alcune partigiane della seconda guerra mondiale nel documentario La donna nella resistenza, 1965).

Infatti Katniss Everdenn (Jennifer Lawrence, vincitrice del premio Oscar come migliore attrice nel 2013), divenuta ufficialmente l’emblema multimediale della rivoluzione che sta attraversando tutti i Distretti di Panem, è sempre più decisa a uccidere il malefico dittatore, il presidente Coriolanus Snow (Donald Sutherland). Per realizzare il suo piano, non ascolta gli ordini impartiteli da Alma Coin né i consigli dell’ex stratega degli Hunger Games Plutarch (Philip Seymour Hoffman in una delle sue ultime apparizioni) ora braccio destro della donna, e sceglie di andare in avanscoperta con un gruppo di soldati in direzione del Palazzo di Snow.

Come ha notato la femminista Roxane Gay nel saggio What We Hunger For, Katniss è «una ragazza dura che viene spinta a diventare sempre più forte in circostanze che potrebbero altrimenti distruggerla», e in quest’ultimo capitolo diventerà ancor più forte arrivando anche a scegliere tra i suoi due contendenti: Peeta Mellark (Josh Hutcherson), suo compagno durante i settantaquattresimi e settantacinquesimi Hunger Games, ancora sconvolto per le torture inflittegli dai servi del regime, e Gale Hawthorne (Liam Hemsworth) suo attuale fidanzato.

Il lungo viaggio della fanciulla, accompagnata dalla personalissima troupe che riprende le sue azioni sul campo di battaglia con la finalità di aizzare nuovi focolai di rivolta nei distretti non ancora espugnati, è un cammino metaforico di crescita: la ragazza, pur intenzionata a risparmiare il più possibile vite umane, è accecata dalla volontà di uccidere il dittatore e soprattutto ormai ha preso coscienza di non essere mai stata libera, ma di essere sempre stata un oggetto di sguardo, prima da parte del sovrano di Capitol City, ora dei ribelli. Ma Coin ha chiara l’evoluzione interiore di Katniss verso una deriva anarchica, e tenterà di controllarla in tutti modi possibili.

Lo spettatore, accompagnando gli eroi in questa lunga marcia, riuscirà a vedere le macerie dei distretti: dai possenti grattacieli del Distretto II che portano i segni delle battaglie e quasi ci ricordano quelli reali della Siria, ai condotti fognari abitati da mostruose creature dette gli ibridi, fino al palazzo presidenziale. La scenografia, in Hunger Games. Il Canto della Rivolta parte II, è curata in modo particolare e riesce a fondere stili differenti (dal razionalismo allo stile spaziale fino al barocco) in un perfetto pastiche postmoderno. Essa è l’emblema di un sistema rigidamente classista in cui le ricchezze sono concentrate quasi esclusivamente nei Distretti attigui a Capitol City. Infatti man mano che i protagonisti si avvicinano alla capitale si possono notare il lusso e lo sfarzo delle abitazioni – soprattutto se confrontate con quelle del Distretto XII, dal quale proviene Katniss. Unica nota di colore della città fantasma, i manifesti «wanted» del commando di ribelli.

Così il film, record d’incassi in tutto il mondo, come già il precedente subisce una radicale trasformazione geografica: se nei primi due la battaglia era combattuta in un’arena, ora tutta Panem è uno sterminato campo da «gioco».

Si tratta dunque di  la protagonista arriva con quest’ultimo capitolo alla completa coscienza di sé e della sua classe d’origine; e si fa così parte attiva nella lotta rivoluzionaria contro ogni forma di totalitarismo e per la costruzione di una società democratica.

Hunger Games: Il canto della rivolta

Valerio De Simone

Con la distruzione dell'arena della 75^ Edizione della Memoria degli Hunger Games, Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) ha dato inizio a un processo inarrestabile: una rivoluzione. Dopo quest'azione, la ragazza è stata tratta in salvo dai ribelli del Distretto XIII i quali stanno pianificando la definitiva deposizione del Presidente Coriolanus Snow (Donald Sutherland) e quindi la fine del suo regime totalitario. Ma per ottenere l'appoggio degli altri undici distretti (il tredicesimo e il dodicesimo sono stati distrutti dai bombardamenti incendiari voluti dal perfido tiranno) serve un simbolo che incarni la rivolta.

Così Plutarch Heavensbee (Philip Seymour Hoffman in una delle sue ultime interpretazioni) ex stratega degli Hunger Games, ora coinvolto attivamente con la ribellione, vede nella giovane questo simbolo e lo propone al Presidente del Tredicesimo Distretto nonché capo dell'esercito dei ribelli, Alma Coin (Julianne Moore). Per creare l'immagine della Ghiandaia Imitatrice, i Radicali (così li chiama Coriolanus con l'intento preciso di non legittimarli e di svilirli) si dotano di un squadra senza eguali: una troupe d'assalto, che riprenderà in presa diretta le azioni della giovane, e l'esperta dell'immagine, Effie Trinkett (Elizabeth Banks) anche lei passata con le forze ribelli.

Gli spot che verranno creati, in cui Katniss esorta gli abitanti dei distretti a rivoltarsi contro il loro malvagio sovrano, mostrano come in una rivoluzione, o in un suo tentativo, le immagini hanno sempre ricoperto un ruolo fondamentale e di amplificazione propagandistica. Alma e Plutarch costruiscono a tavolino l' immagine di Katniss-guerriera senza coinvolgerla. Sono loro che dirigono le operazioni, scrivono i discorsi per la giovane eroina in maniera come faceva l'Esercito di Liberazione Simbionese nel 1974, con l' ereditiera Patricia Campbell Hearst, rimodellata nella guerrigliera urbana "Tania".

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Differentemente dai personaggi ribelli presenti nella saga di Guerre Stellari, come la principessa Leila e Mon Mothma, quest'ultima capo assoluto dell'Alleanza Ribelle, Alma Coin si presenta più come un capo militare, indurita dalla prematura scomparsa della sua famiglia, intenta a lunghe e accese orazioni. La donna ha compreso l'importanza della spettacolarità degli Hunger Games e del loro potere sulla popolazione di Panem, e quindi, come il presidente Snow, vuole sfruttare, l'immagine di Katniss per i propri scopi politici.

Certo che nella serie cinematografica Hunger Games, in particolar modo in Il canto della rivolta parte I, notiamo come alla guida della rivoluzione il genere femminile assume un ruolo di comando, come già si era visto nel cult di fantascienza lesbo-femminista Born in flames (Lizzie Borden, 1983). Infatti oltre a Katniss Everdeen e ad Alma Coin, a guidare le truppe degli insorti del Distretto VIII è il comandante Paylor (Patina Miller), afro-panemense, quasi a voler rappresentare le diverse anime del femminismo contemporaneo intento a porre fine, una volta per tutte, al dominio del tiranno-patriarca.

Nel film, adattamento del terzo volume della trilogia scritta da Suzanne Collins, differentemente dai primi due capitoli, viene meno l'elemento di azione, probabilmente perché gli autori hanno preferito dividere la storia in due parti (pratica molto in voga nel cinema che si ispira a saghe letterarie giovanili). Come era già successo negli anni Settanta con Guerre Stellari, e più recentemente con V per vendetta (James McTeigue, 2005) la cui maschera fu utilizzata prima dal gruppo hacktivist Anonymous e poi da Occupy Wall Street, anche la serie Hunger Games, grazie proprio al potere delle immagini a cui sopra si accennava, ha ispirato movimenti o tentativi di rivolte. In Thailandia molti giovani, in risposta al colpo di stato militare del 22 maggio, hanno utilizzato il saluto con tre dita che la giovane eroina lancia e che poi diviene un segno di protesta contro il regime di Capitol City. In risposta a questo fermento molti cinema in Thailandia hanno ritirato il film dalle sale.

Ma Hunger games: il canto della rivolta parte I di Francis Lawrence si ispira alla realtà attuale. La tuta militare che indossa Katniss nel quartier generale della resistenza rimanda agli abiti indossati dalle guerrigliere del PKK e che il colosso dell'abbigliamento svedese H&M voleva lanciare, ma dopo una serie di proteste, ha ritirato chiedendo scusa. La rivoluzione dunque assume sempre più una valenze Pop e dunque, come diceva Obi Wan Kenobi, che la forza sia con voi.