Splendore (del potere) e degrado (dell’ambiente)

Giorgio Mascitelli

Come è noto, lo scorso 15 marzo si è svolto con grande successo lo sciopero studentesco internazionale per la difesa dell’ambiente promosso dall’organizzazione Fridays for future guidata dalla giovanissima attivista svedese Greta Thunberg. Proprio l’apparizione sulla scena pubblica della ragazza di Stoccolma ha dato la stura a una serie di accuse complottiste nei suoi confronti veicolate come al solito dai social media sfociata anche in una dichiarazione volgare in una trasmissione della radio pubblica italiana. La tesi di fondo di queste accuse sarebbe che il successo mediatico delle iniziative della Thunberg, culminato in inviti a vari prestigiosi consessi internazionali tra i quali il Forum economico di Davos, sarebbe dovuto a una volontà del sistema di usarla come strumento di propaganda contro le forze sovraniste in vista delle prossime elezioni europee; in particolare lei sarebbe manipolata dal capitalismo ‘progressista’ dei colossi della rete che vorrebbero dare un’immagine ecologica della globalizzazione neoliberista nascondendone i problemi. Naturalmente in un contesto del genere non poteva mancare la tipica dichiarazione ideologicamente kitsch di Diego Fusaro per cui Greta Thunberg sarebbe usata dal padronato cosmopolita per distrarre le masse dalla lotta di classe.

Invero non si capisce perché il padronato cosmopolita avrebbe bisogno di una studentessa sedicenne impegnata contro il capitalismo petrolifero per distrarre le masse, nel momento in cui la sua egemonia è tale che ha convinto le suddette masse che i capitalisti legati alla finanza tradizionale, che ha generato la globalizzazione, tipo Trump possano difenderle dal capitalismo globale. Peraltro se si analizzano le dichiarazioni della Thunberg difficilmente possono essere ricondotte a un discorso ideologicamente neutro o filoliberista: basterà qui ricordare che l’uso da parte sua della polemica generazionale per cui le vecchie generazioni stanno togliendo il futuro alle nuove inquinando l’ambiente smaschera l’uso strumentale di questo argomento che era stato fatto dalle élite neoliberiste a proposito del debito pubblico, restituendolo al contesto in cui era nato con la formulazione del principio responsabilità. Ogni discorso radicalmente ecologista, e quello della giovane Greta al momento lo è, è incompatibile con il neoliberismo perché cozza contro due principi cardine di quel tipo di ordine: la crescita economica infinita a tutti i costi e la competizione di tutti contro tutti. Rafforzare poi i partiti ecologisti europei, che possono ostacolare le grandi opere, queste sì strategiche per il capitale, non è certo tra le priorità dei signori di Davos.

Ovviamente non si può negare che la fondatrice di Fridays for future goda di una benevolenza molto ampia presso i mass media ed è questo che ha destato il sospetto di molti soprattutto perché è evidente che essa le ha aperto le porte di quegli incontri internazionali delle élite citati sopra. Con tutta onestà bisogna aggiungere che a spiegarla non bastano né la sua decisione nel condurre la sua azione di protesta né alcuni tratti della sua immagine pubblica che ne fanno una potenziale icona del politicamente corretto, perdipiù proveniente da un paese guida del politicamente corretto. E’ evidente che, se è stata invitata a Katowice e a Davos, è perché si riteneva vantaggioso farlo. Se a questo si aggiunge che da sempre il potere è solito usare bambini e ragazzini per le proprie finalità, come ben sa il primo ministro polacco Kaczynski che tredicenne fu protagonista con il gemello di un film di grandissimo successo, direi che per il complottista medio non ci possono essere dubbi. Peccato però che il discorso della Thunberg, finché mantiene questo profilo politico, abbia un valore propagandistico inesistente o controproducente per qualsiasi turbopotere a scelta del lettore.

Il fatto è che essere invitati in questi congressi dei potenti del mondo non significa automaticamente essere manipolati dalla propaganda, la Thunberg è stata invitata tanto in ragione del suo impegno quanto per via della sua età e del suo volto ancora da bambina e se persevererà in questo tipo di critica, se accetterà di non trasformarsi in ambasciatrice di un ambientalismo depoliticizzato, tra qualche anno sarà ignorata dall’apparato mediatico o trattata come un qualsiasi gilet giallo. Non va dimenticato che le forze che organizzano il Forum di Davos non hanno bisogno di fare alcun tipo di propaganda perché non hanno bisogno di alcun tipo di consenso popolare. La caratteristica centrale del predominio della finanza, infatti, è che questo ormai può prescindere da qualsiasi forma di consenso di massa per imporre le proprie priorità alle agende politiche di gran parte dei governi europei e non.

Lo spettacolo della giovane attivista che criticava le logiche economiche che hanno causato i mutamenti climatici di fronte ai potenti del mondo non aveva a che fare con la propaganda, ma era la rappresentazione dello splendore e del fasto del potere globale che nella sua illuminata benevolenza si permette di ascoltare anche chi lo critica. Non è un fenomeno nuovo e a ricordarcelo c’è la Colonna Traiana di Roma. Per molto tempo questo monumento, decorato per tutta la sua altezza da una striscia di bassorilievi che raccontavano la conquista della Dacia da parte dell’imperatore, fu interpretato dagli studiosi come un esempio di propaganda delle imprese e dei valori ideologici del principato di Traiano. Il limite di questa interpretazione è però che i bassorilievi sia per l’altezza della colonna sia per la sua posizione non erano visibili alla popolazione romana: il che per un’opera di propaganda non è un difetto trascurabile. La colonna in realtà, come spiega Paul Veyne, doveva essere semplicemente guardata da lontano nel contesto del complesso urbanistico in cui era inserita perché non doveva persuadere nessuno della bontà dell’azione di Traiano, ma testimoniare concretamente la sua grandezza. Ecco in qualche modo similmente il discorso di Greta Thunberg a Davos non doveva essere recepito dal pubblico, ma si doveva semplicemente vedere che i signori economici del mondo avevano ascoltato un discorso critico nei loro confronti di modo che l’illuminata liberalità del loro dominio ne risultasse confermata. Il significato della scena è solo quello di mostrare che non vi è mai stata al mondo una dominazione così progredita e clemente con i suoi sudditi, ma questo messaggio non mira a convincere nessuno a fare alcunché, è una manifestazione di forza e lungimiranza o, se si preferisce, di fasto del potere.

Questo però, a meno di non soffrire di quella particolare forma di cecità che è il complottismo, ci dice molto sulla natura del potere odierno, ma nulla sulla genuinità della lotta di Greta Thunberg e soprattutto dei numerosi giovani che sono scesi in piazza al suo fianco. Essa dipenderà esclusivamente dalla sua capacità di farsi politica ossia di individuare obiettivi e avversari precisi con un’analisi realistica degli interessi che questi avversari rappresentano e delle forme di lotta più adatte a raggiungere tali obiettivi.