Malinche e l’automa

Franco Berardi Bifo

Quando flussi di incomprensibile enunciazione provenienti dalla Meta-macchina semiotica invadono lo spazio dello scambio simbolico, il nostro mondo collassa perché siamo incapaci di dire qualcosa di efficace sugli eventi e le cose che ci stanno intorno. I nostri discorsi girano a vuoto: sono lamenti, imprecazioni, ma non agiscono più sulla realtà.

La colonizzazione spagnola del Mesoamerica fu essenzialmente un processo di sottomissione culturale e simbolica. La “superiorità” dei colonizzatori stava essenzialmente nell’efficacia operativa delle loro produzioni tecniche. La colonizzazione distrusse l’ambiente culturale nel quale le comunità indigene avevano vissuto per secoli: la tecnologia alfabetica, il potere della parola scritta superarono devastarono e alla fine sostituirono le culture indigene. Il messaggio cristiano si contaminò con le mitologie pre-coloniali, e la cultura messicana ne emerse come effetto della sottomissione alla semiosi alfabetica e come effetto di sincretismo e contaminazione. Grazie alla superiorità funzionale della semio-macchina alfabetica gli europei sottomisero e modificarono l'universo culturale dei nativi.

Il mito di Malinche sta a fondamento dell’inconscio latino americano. Prima dell’arrivo degli spagnoli Malinche, di nobile famiglia Atzeca era stata venduta come schiava a commercianti di passaggio dopo la morte del padre. Quando arrivò Cortes, Malinche aveva appreso diversi dialetti Maya oltre alla madre lingua Nahuatl. Donna di eccezionale bellezza e di grandi risorse intellettuali, divenne l’amante di Cortes e lo accompagnò come interprete. Tradusse il dialogo tra Cortes e Montezuma, e tradusse le parole che Cortes e i suoi religiosi rivolgevano alle folle degli indigeni. Come riuscì a tradurre la mitologia Cristiana e i principi etici nella lingua mitologica di Quetzalcoatl e di Huizilopochtli?

Che tipo di trasformazioni simboliche introdusse? La traduttrice era traditrice da ogni punto di vista: tradiva il suo popolo facendo lega con gli invasori. Ma al tempo steso tradiva i conquistatori e il suo stesso amante. Dal punto di vista morale non doveva nulla al suo popolo che l’aveva resa schiava. Cortes l’aveva scelta come amante e come collaboratrice, ed ebbero un figlio, Martin, il primo Messicano. Malinche è il simbolo della fine di un mondo e anche il simbolo della formazione di un nuovo spazio semiotico e culturale. Solo quando sei capace di vedere la fine del tuo mondo, un nuovo mondo può essere immaginato. Solo quando ti liberi dalla speranza (il peggior nemico dell’intelligenza) cominci a vedere il nuovo orizzonte di possibilità. Questa è la lezione che Malinche ci offre.

Democrazia

Il 31 Ottobre 2011 George Papandreou annunciò l’intenzione del suo governo di tenere un referendum per decidere se accettare i termini dell’accordo sul salvataggio dell’eurozona. Voleva che il suo popolo potesse decidere se accettare o respingere il diktat finanziario che stava strangolando la società greca. Quella notte stessa il primo ministro eletto di Grecia fu obbligato a rassegnare le dimissioni. Proprio laddove venticinque secoli fa la democrazia fu inventata essa venne cancellata. Non tornerà in vita mai più. L’astrazione finanziaria ha ingoiato il destino di miliardi di persone nel mondo. Il salario dei lavoratori europei si è dimezzato negli ultimi dieci anni, la disoccupazione e la precarietà crescono mentre i profitti finanziari schizzano verso l’alto.

Guerra

Il continente euroasiatico va verso una proliferazione di micro-guerre che si saldano in una guerra frammentaria totale. La guerra infinita lanciata da Cheney e Bush ha aperto la strada alla costituzione del Califfato islamista.In Giappone il primo ministro è il nipote di un ministro del governo nazista del 1942. Un razzista accusato di assassinio di massa (naturalmente neoliberista) è primo ministro dell’India. La guerra euro-russa si prepara al confine ucraino. Il capitalismo è destinato a prosperare grazie alla schiavitù di massa e alla catastrofe ambientale e lo scontro tra astrazione finanziaria e bio-fascismo si diffonde. L’attività cognitiva automatizzata si separa dal corpo collettivo, e il corpo decerebrato prende la forma dell’aggressività identitaria. Il fascismo rinasce dallo spirito di vendetta dei perdenti: gli sconfitti della competizione economica si uniscono sotto le bandiere dell’identità aggressiva.

Potere bio-finanziario

Depotenziato dalla macchina globale della finanza lo stato nazionale è impotente a governare. Le corporazioni globali prendono il suo posto. L’automazione di mente linguaggio emozioni è l’architettura del potere bio-finanziario. Poco importa che la macchina militare americana giri a vuoto grazie alla strategia fallimentare di Bush. La potenza non è più politica o militare, ma si fonda sulla penetrazione di atomismi tecno linguistici nella sfera del linguaggio e della vita, e sull’automazione dell’attività cognitiva.

Il compimento

Per quanto mediocre, il romanzo The circle di Dave Eggars è una metafora della relazione tra tecnologia comunicazione, emozionalità e potere. The Circle è il nome di una corporation, la più potente del mondo: una sorta di conglomerato di Google più Facebook più Paypal più Youtube e molto altro. Tre uomini guidano la compagnia: Stockton è il pescecane finanziario, Bayley è l’utopista illuminato che vuole stabilire la perfezione sulla terra obbligando tutti a essere perfettamente trasparenti, e Ty Gospodinov è colui che ha concepito originariamente l’impresa, la mente che sta dietro tutto il progetto. Il principale personaggio del romanzo, però, è Mae, una giovane donna assunta dalla compagnia durante il processo del Compimento (Completion), la fase finale di implementazione di TrueYou, un programma che deve rendere obbligatoria la registrazione di ogni istante della vita per la continua condivisione, per la totale apertura e trasparenza. Grazie alla sua dedizione alla missione di trasparenza totale, Mae diventa la portavoce della corporation, la faccia che appare ogni giorno sugli infiniti canali della pervasiva televisione del Circle, l’ambasciatore del nuovo Credo.

The Circle è un libro sul tema della cattura definitiva dell’attenzione umana: comunicazione ininterrotta, amicizia obbligatoria, creazione di un nuovo bisogno, l’ossessivo bisogno di esprimersi e condividere continuamente. Si potrebbe osservare che Eggars sta semplicemente riproponendo Orwell, più di 60 anni dopo la pubblicazione di 1984. È vero, ma nelle pagine finali il romanzo di Eggars va oltre Orwell, quando le parole di Ty Gospodinov rivelano la potenza transumana dell’incubo totalitario del Compimento. Nell’ultima scena l’inventore e fondatore del Circle incontra clandestinamente Mae, la neofita che ha sedotto il pubblico globale. Le rivela di aver perduto il controllo della sua creatura, e di essere privato di ogni potere sul dispiegamento inarrestabile del progetto che ha originariamente concepito:  “Non volevo che questo accadesse, ma sta andando troppo veloce. Non volevo un mondo nel quale l’appartenenza al Circle è obbligatoria, in cui i governi e la vita del pianeta è tutta incanalata attraverso un unico network. Un tempo c’era la possibilità di venirne fuori, ora non più. Il compimento è la fine. Stiamo per chiudere il circolo che intrappola tutti. È un incubo totalitario.” L’automa non può essere fermato perché il creatore è stato sopraffatto dalla sua creatura: il circolo dell’attenzione continua, la cattura dell’attenzione. Il circolo del potere totale e della totale impotenza.

Potremo?

All’inizio del ventunesimo secolo siamo in una posizione simile a quella di Malinche: il conquistatore è qui, pacifico o aggressivo, funzionalmente superiore, irraggiungibile, incomprensibile. L’automa bio-info prende forma nel punto di connessione tra macchine elettroniche, linguaggi digitali e menti formattate in modo tale da essere compatibili con il codice. Il flusso di enunciazione dell’automa produce un mondo connettivo che i codici congiuntivi non possono interpretare ed è incompatibile con la civiltà sociale prodotta da cinque secoli di umanesimo illuminismo e socialismo.

L’automa è la reificazione dell’attività cognitiva connessa di milioni di semio-lavoratori in tutto il mondo. Solo diventando compatibili con il codice connettivo i semio-lavoratori possono entrare nel processo della rete. Questo implica la disattivazione dei modelli congiuntivi di comunicazione e di percezione (compassione, empatia, solidarietà, ambiguità ironia), e questo apre la strada all’assimilazione dell’organismo consapevole con l’automa digitale. L’astrazione finanziaria si fonda sull’operazione impersonale degli automatismi. Nessuno è davvero al potere, nessuno prende consapevolmente decisioni: una catena logico-matematica ha sostituito la decisione, e l’algoritmo del capitale è divenuto indipendente dalla volontà individuale del proprietario. Saprà l’intelletto generale emanciparsi dall’automa? Può la coscienza agire sull’evoluzione neurale?

Riemergeranno in forma postumana il piacere, l’affetto, l’empatia? Sapremo tradurre in linguaggio umano il linguaggio connettivo della macchina automatica che ronza sempre più forte nelle nostre teste? A queste domande solo Malinche può rispondere, aprendosi all’altro incomprensibile, tradendo il suo popolo e reinventando un linguaggio per esprimere quello che non può essere detto.

Agosto 2014

L’erba vorrei. Franco Berardi Bifo

Vorrei sbagliarmi. Guardo la mappa del continente euroasiatico e cerco di immaginare l'evoluzione degli eventi. In Giappone, dove il primo ministro discende da una famiglia di alti dignitari nazisti, c'è un movimento nazionalista che invita a mangiare cibi che vengono da Fukushima. Kamikaze dell'insalata.

In India hanno eletto premier un violento induista responsabile del massacro della moschea di Adjodia che si prepara a imporre un programma di riforma neoliberista. Milioni di profughi nei territori della guerra civile interislamica. Il califfato si insedia a poca distanza da Israele. E Israele massacra ogni giorno i reclusi di Gaza.

Al confine orientale d'Europa si aggirano i fantasmi delle guerre del '900. La società europea sacrificata sull'altare delle banche: la disoccupazione cresce il salario crolla, la generazione precaria costretta ad accettare lo schiavismo che ora si chiama lavoro volontario. In Europa i nemici dell'Unione sono quasi dovunque vincenti. E la società pare indifesa in balia degli sciacalli perché la competizione tra precari distrugge le condizioni stesse della solidarietà.

Vorrei sbagliarmi, ma l'orizzonte del secolo che avanza sembra orribile. Vorrei sbagliarmi e credo che mi sbaglio. Certo quello che vedo è un futuro da zombie, ma quello che non vedo, quello che si nasconde quello che mi sfugge, quello che solo adesso sta nascendo, è più importante. E poi lo sanno tutti: i profeti sono noiosi e deprimenti. Ma per fortuna sbagliano spesso.

***
L'erba vorrei cresce anche nel giardino del re... Dal 2 agosto ogni giorno le voci dei collaboratori di alfabeta2 esprimeranno un loro desiderio. Ogni sogno resta sogno perché troppo poco ancora gli è riuscito, si è compiuto. Perciò esso non può dimenticare ciò che resta, in tutte le cose mantiene la porta aperta [Ernst Bloch].

Su alfa+più potrete seguire anche il Festival del film di Locarno (dal 6 al 16 agosto) con le Lettere helvetiche di Ilaria Bussoni. Vi proponiamo infine le 31 ricette di Alberto Capatti per una estate alfasensoriale.

Dalla strada alla Rete

Francesco Raparelli

Cervelli sconnessi. La resistibile ascesa del net-liberismo e il dilagare della stupidità digitale (Castelvecchi 2014), l'ultima fatica di Giuliano Santoro, in questi giorni alla seconda ristampa, è un libro sul crowdsourcing, il comune, il cervello. Prima di spiegare il perché, una piccola premessa.

Le pagine di Santoro sono sempre chiare, combattive, appassionate. Il giornalismo di inchiesta si mescola con la critica militante, lo sguardo è situato, di parte, ma l'orizzonte è ampio, i riferimenti molteplici. Una cosa è certa: Santoro non ha mai separato le tecnologie della comunicazione, la Rete, dalla pratica politica, per questo può sbarazzarsi della dicotomia tra «apocalittici» e «integrati». Senza concedere più nulla all'incanto libertario, Cervelli sconnessi non smette di pensare il Web come campo di battaglia. Chi negli anni Novanta, infatti, ha reso la Rete alibi privilegiato per farla finita con la lotta di classe, capita oggi che abbia bisogno di riscoprire l'ortodossia: conseguenze morali dell'austerity. Non è il caso di Santoro, che critica l'espropriazione dei commons digitali perché quei commons, dentro e fuori la Rete, non ha smesso di costruire.

Con il Web 2.0, ci indica Cervelli sconnessi, das Kapital radicalizza l'assalto alla «folla». La valorizzazione della cooperazione sociale extra-lavorativa, infatti, raggiunge livelli mai toccati prima. Di più: crowdsourcing e rinnovata (inedita) concentrazione monopolistica procedono di pari passo. I social network, chiarisce con dovizia di esempi Santoro, sono una inesauribile fonte di monitoraggio dei gusti, degli stili di vita, delle ossessioni della folla. Sondaggio permanente che orienta e organizza le campagne pubblicitarie così come i ritmi incessanti dell'innovazione di prodotto. Ancora, e l'esempio del giornalismo aiuta a capire, la Rete lavora gratuitamente, esibisce identità, relazioni, propone contenuti. Al capitale, così come accade sul terreno della valorizzazione finanziaria, basta procedere come un'aquila capace di catturare a valle quanto la folla, in modo inevitabilmente caotico, produce. Ma sappiamo che non è il caos a spaventare la contemporanea accumulazione originaria, anzi.

Eppure la Rete è anche e soprattutto comune: la definizione puntuale dei processi di espropriazione non dissuade mai Santoro dal prendere sul serio questa affermazione. Comune immaginativo e linguistico, sempre già fatto e sempre da fare, sul quale si impianta la produzione intelligente, la cooperazione alternativa, la creatività. Il crinale è sottile, ed è giusto, come fa Cervelli sconnessi, insistere criticamente sul primato ossessivo e di superficie dell'immagine sull'argomentazione. Ma non sta a noi difendere l'argomentazione razionale contro la barbarie tecno-comunicativa, semmai occorre esemplificare una nuova concatenazione virtuosa tra segni e immagini, tra pratiche di conflitto e comunicazione.

E questa interrogazione percorre per intero le pagine finali del volume di Santoro, in particolare quelle dedicate al discorso tecno-politico elaborato dai movimenti spagnoli al seguito delle acampadas e delle mareas. Il comune della Rete va riconquistato, perché catturato ovunque dal capitale e colonizzato sempre più dalla logica e dal linguaggio televisivo, solo dalla strada e dalle sue lotte può partire questa impresa ambiziosa. Va da sé che la strada e i corpi che la animano sono protesici, innervati dalla comunicazione. Va da sé, altrettanto, che al narcisismo individualista, esaltato dalla “rivoluzione” di Facebook, se di tecno-politica si vuol parlare, deve sostituirsi la potenza della cooperazione, il carattere radicalmente comune/connesso della singolarità.

Il cervello del Web 2.0 non stacca mai, è assediato dalle immagini e dai segni, è sovraccarico/sovreccitato dunque disattento. Cosa sta cambiando nel cervello di homo sapiens? È stato Franco Berardi Bifo, tra i primi, a parlare di «inflazione semiotica» e a qualificare la mutazione psichica imposta dalla Rete. Di più, di questa mutazione Bifo ha saputo cogliere l'incidenza passionale: ansia, panico, depressione, con conseguente trionfo delle sostanze psico-attive, legali e illegali. Sintonico con questa lettura, Santoro ci segnala che il cervello contemporaneo, sempre connesso, è impaziente e bulimico, fatica a leggere libri, con frequenza perde la memoria, non necessariamente è più democratico, anzi, mimetismo e logica del gregge hanno spesso la meglio.

Eppure con la Rete, anche quella di Twitter, si materializza il «cervello sociale» presagito da Marx nei Grundrisse, un cervello, cioè, che non coincide più con la coscienza o col soggetto. Come questo cervello deterritorializzato possa resistere alla cattura capitalistica e alla stupidità, all'ipertrofia comunicativa e agli automatismi, e diventare quell'intelletto comune capace di rendere realistica una politica della molteplicità, è la sfida che il libro di Santoro ci propone. La stessa sfida che i movimenti non possono non fare propria.

Giuliano Santoro
Cervelli sconnessi
La resistibile ascesa del net-liberismo e il dilagare della stupidità digitale
Castelvecchi (2014), pp.140
€ 16,50

alfadomenica marzo #1

BIFO e FORMENTI sull'EUROPA - RASTIER su HEIDEGGER - CAPATTI / RICETTARIO DELLA DOMENICA - CEPOLLARO / POESIE  - ACCARDI / VIDEO - EMMER su LICATA *

PERCHÉ VOTEREMO PER LA LISTA TSIPRAS
Franco Berardi Bifo

Qual è l’orizzonte in cui si colloca la lista Tsipras che nasce in questi giorni e si presenterà alle elezioni europee di maggio? In quale contesto opera, quali obiettivi potrà proporsi?
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LETTERA APERTA AI COMPAGNI DELLA SINISTRA RADICALE SULLE ELEZIONI EUROPEE
Carlo Formenti

Dire che la Lista per Tsipras, così come viene configurandosi, rischia di essere un’ennesima occasione mancata per rilanciare una sinistra italiana degna di questo nome è un eufemismo.
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NON C'È NESSUN AFFAIRE HEIDEGGER
François Rastier

Il carattere nazista della filosofia heideggeriana è stato oggetto di numerose analisi, nelle quali si è voluto vedere altrettanti affaires speciosi e diffamatori. Con la pubblicazione dei Quaderni Neri (Schwartzen Hefte), quelle analisi cominciano a ricevere dallo stesso Maestro conferme postume ma irrefutabili, che hanno messo in grande agitazione i suoi discepoli.
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INEDITE QUALITÀ
Biagio Cepollaro

il corpo sa che tra i suoi mobili confini e le strade si accumula
una gran massa d’acqua che piove dal cielo.
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GOCCE DI MARSALA
Alberto Capatti

Ricominciamo, dopo il mese d’agosto 2013, a suggerire delle ricette con cadenza, per ora settimanale, partendo da una domenica che non è più giorno di festa ma di maggiore libertà.
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Pochi giorni fa sono scomparsi Carla Accardi e Riccardo Licata. A Carla Accardi alfabeta2 aveva dedicato il numero 7 (marzo 2011) del mensile interamente illustrato con le sue opere; Qui la ricordiamo con un video realizzato in occasione di una mostra alla galleria Valentina Bonomo di Roma; Licata è ricordato da un articolo di Michele Emmer.

CARLA ACCARDI - Intervista

ARS COMBINATORIA
Michele Emmer

Riccardo Licata era arrivato a Venezia nel secondo dopoguerra per studiare all’Accademia di Belle Arti. È il momento della contrapposizione tra la nuova astrazione (Vedova, Santomaso, Turcato) e il realismo.
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*alfadomenica è la nuova rubrica di alfabeta2 in rete:
ogni domenica articoli di approfondimento, dibattiti, scritture, poesie ecc.

Perché voteremo per la lista Tsipras

Franco Berardi Bifo

Qual è l’orizzonte in cui si colloca la lista Tsipras che nasce in questi giorni e si presenterà alle elezioni europee di maggio? In quale contesto opera, quali obiettivi potrà proporsi? Negli ultimi cinque anni l’aggressione del capitalismo finanziario ha prodotto un cambiamento profondo nelle condizioni di vita della popolazione europea, e soprattutto un mutamento nella percezione di ciò che l’Unione europea rappresenta.

L’Unione che nacque come progetto di pace e di solidarietà è stata trasformata da Maastricht in poi in un progetto di sottomissione della società agli interessi del ceto finanziario. La crisi del 2008 ha offerto l’occasione per l’assalto finale contro la civiltà sociale che il movimento operaio ha costruito nei cento anni della sua storia, e contro i diritti dei lavoratori. La prospettiva politica su cui l’unione fondava il suo progetto è stata stravolta a tal punto che Europa è diventata una parola maledetta per un numero crescente di persone. Se questa spirale di impoverimento e di odio non si spezza, il punto d’arrivo è la guerra.

E la guerra già suona le trombe alle porte d’Europa. Clamorosamente alla frontiera orientale, dove si annuncia la guerra tra Russia ed Europa, ma anche a occidente dove la repubblica catalana promette secessione. E alla frontiera meridionale dove diecimila cadaveri galleggiano sul canale di Sicilia. In alcuni aree l’effetto della violenza finanziaria è oggi visibile a occhio nudo.

Secondo Lancet, la più autorevole rivista medica del mondo, quella che si sta verificando in Grecia è una strage degli innocenti: per effetto delle misure di “risanamento” imposte dalla Banca Centrale europea e dal governo tedesco la mortalità infantile è quasi raddoppiata negli ultimi anni. Il numero dei bambini che nasce sottopeso è cresciuto del 19 per cento, il numero dei bambini nati morti è cresciuto del 20 per cento poiché le prestazioni mediche prenatali costano troppo. I tagli nelle forniture di siringhe monouso e profilattici per i tossicodipendenti ha fatto crescere le infezioni di Aids da 5 nel 2009 a 484 nel breve volgere di tre anni. I diabetici debbono scegliere tra comprare insulina che gli permette di sopravvivere alla malattia, o comprare cibo e sopravvivere alla fame.

Se in Grecia il risanamento sta già producendo effetti paragonabili a quelli di una guerra, in Italia i livelli di consumo e la qualità della vita quotidiana hanno finora subito una flessione meno dirompente: un quarto del sistema industriale è in via di smantellamento, la disoccupazione oscilla intorno al 14%. Sono poste le condizioni per un impoverimento di lungo periodo, e il patto di stabilità prevede per i prossimi anni uno spostamento prolungato e gigantesco di reddito dalla società verso il sistema finanziario.

È possibile fermare questa tendenza assassina con gli strumenti tradizionali dell’azione democratica? Possiamo attenderci che la lista Tsipras possa fermare la devastazione? Io credo di no. Proporsi questo obiettivo sarebbe illusorio, ed è bene saperlo. È troppo tardi per fermare la catastrofe, e gli strumenti dell’azione democratica sono da tempo inefficaci. A spazzare via ogni equivoco su questo punto è stato lo stesso Presidente della Banca Centrale Europea. Prima di diventare presidente della Banca Centrale europea Mario Draghi era stato consulente della banca d’affari Goldmann Sachs, e in quella veste contribuì a confezionare le falsificazioni che hanno portato la Grecia nell’abisso, facendo scattare la trappola in cui il popolo greco è stato imprigionato.

Questo signore dai modi raffinati ha detto che le politiche economiche europee non le decidono le elezioni ma il pilota automatico del sistema finanziario. E se qualcuno avesse dubbi sull’inesorabile logica del pilota automatico, pensi alla parabola di François Hollande che fece la sua campagna elettorale promettendo un cambiamento delle regole europee, per poi piegarsi senza fiatare alle misure che pure aveva promesso di contrastare. Nei prossimi mesi, possiamo starne certi, i partiti che governano in Italia faranno campagna contro le misure austeritarie dimenticando di averle approvate e di esserne del tutto responsabili. Come vassalli recalcitranti i governanti d’Europa meridionale tengono infatti un duplice discorso: quando parlano ai loro sudditi promettono di resistere alla severità tedesca, e ripetono come un mantra la parola “crescita”, ma quando si tratta di rispondere ai guardiani delle inesorabili leggi della finanza tengono gli occhi bassi e sono obbedienti come scolaretti.

È bene dissolvere ogni equivoco su questo punto: nello spazio dell’euro la democrazia è stata revocata e la volontà degli elettori è sistematicamente violata da coloro stessi che gli elettori hanno eletto, perché vige una legge superiore. Ed è bene dissipare un secondo equivoco, quello sulla ripresa e sulla crescita. La ripresa che promettono non ha niente a che fare con un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. La chiamano infatti jobless recovery: un aumento del prodotto nazionale senza aumento dell’occupazione, senza aumento dei salari, senza miglioramento dei servizi. La ripresa di cui parlano gli economisti presuppone la cosiddetta riforma strutturale: privatizzazione di quel che ancora non è privatizzato, riduzione dei costi del lavoro, peggioramento dei servizi sociali, eliminazione definitiva di ogni protezione dei lavoratori. Questa catastrofe non è un pericolo lontano, ma un processo che si sta dispiegando.

Dunque perché votare per la lista Tsipras? Una pattuglia di parlamentari che vengano dai movimenti sociali, dal mondo del lavoro e dalla scuola, una pattuglia di persone consapevoli della devastazione prodotta dal finanzismo neoliberista, non potrà evitare che si compia un processo ormai profondamente incardinato nel futuro della società europea. Il problema è già un altro, e si delinea come progetto di lungo periodo: il compito che la lista Tsipras può affrontare è creare le condizioni per ricostruire dal basso l’Unione europea, per la sopravvivenza sociale fuori e contro la dinamica assassina del capitalismo finanziario.

Questa è la ragione per cui io voterò per la lista Tsipras. Non perché si fermi la catastrofe in corso, ma perché nella catastrofe si apra la strada a un nuovo modello di relazione tra il lavoro e il sapere, tra il lavoro e la tecnologia. Una strada che sia libera dal peso della classe dei predoni finanziari. Costoro stanno conducendo una guerra contro la società europea, e la stanno vincendo. Smettiamo di farci illusioni: un’affermazione della lista Tsipras alle elezioni di maggio è solo l’inizio di un esodo di massa, fuori da questa guerra, fuori da questo massacro sociale. Finora ci sono state lotte sporadiche contro la devastazione finanzista: esplosioni di rabbia isolata, e perfino un’estesa ondata di occupazioni nella Spagna del 2011. Ma in assenza di un progetto strategico comune, in assenza di un movimento sociale unitario le lotte non fermano gli aggressori e non aprono alcuna strada nuova.

Il popolo greco ha disperatamente cercato di fermare il massacro, nell’isolamento e nella solitudine. La paura ha prevalso, e mentre la troika massacrava il venti per cento dei neonati greci, i popoli europei fingevano di non sapere cosa accadesse in Grecia, come un tempo gli abitanti delle città tedesche fingevano di non sapere cosa accadesse nei campi costruiti appena fuori delle mura cittadine. Ma le lotte difensive sono destinate alla sconfitta, perché non c’è più niente da difendere, il flagello è già qui, e le condizioni perché il flagello dilaghi sono già ben piantate su tutto il territorio del continente. Il progetto cui dobbiamo lavorare è quello della fuoriuscita dalla forma che il capitalismo finanziario e l’ideologia neoliberista hanno imposto alla società europea.

Questo processo di fuoruscita potrà prendere forma se la lista Tsipras avrà una forte affermazione alle elezioni di maggio, e sarà un processo di disobbedienza e di insolvenza generalizzato, un processo di ricostruzione dal basso dell’unione europea, come spazio della solidarietà sociale.