La vera storia degli sbornia bond

dalla Rete

Questa è una storiella svizzera. Sembra che l'autore lavori per una grande banca della Confederazione. Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve parecchio. Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, Helga ha una trovata fenomenale, consente loro di bere subito e pagare in seguito.
Segna le consumazioni su un libro che diventa il libro dei crediti (ovvero dei debiti dei clienti). La formula bevi subito paga dopo è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città. Lei ogni tanto aumenta i prezzi ma nessuno si lamenta, dato che nessuno paga.

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito dai crediti che il bar vanta verso i clienti. Intanto l’Ufficio Investimenti e Alchimie Finanziarie della banca ha un'altra idea geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per l'emissione di obbligazioni nuove fiammanti da collocare sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond. I bond ottengono subito un rating di AA come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da un esercito di bevitori disoccupati. Dato che rendono bene, tutti li comprano. Naturalmente il prezzo aumenta e arriva a suscitare anche l'interesse dei gestori dei Fondi pensione attratti dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. In poco tempo i portafogli di tutte le banche si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che sente odore di bruciato e, per non rischiare, riduce il fido di Helga e le chiede di rientrare fino al limite del vecchio fido. Il che praticamente è impossibile essendo i clienti dei disoccupati avvinazzati, che si sono bevuti anche tutti i loro risparmi. Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi. Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.

Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%. I fornitori di Helga, che in virtù del suo successo le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili. Purtroppo avevano investito anche loro negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%. Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce. Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.
Per fortuna la banca ottiene dal governo un prestito di salvataggio, senza garanzie e a tasso zero. Dove attinge il governo i fondi per il salvataggio? Naturalmente da tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché troppo impegnati a lavorare.

Così è successo nella Confederazione, ma una pulce nell'orecchio ci dice che questa storiella va a pennello anche per i nostro vicini d'Oltralpe. In conclusione pagano sempre gli stessi, colpevoli di aver lavorato tutta la vita e di essersi appiccicati addosso il numero della partita IVA, ovvero il numero del carcerato a vita.

We are 99. Come la folla rivendica la sovranità

Daniele Salerno

Rivolte, riots, disordini, sommosse, cortei, rivoluzioni. Sono queste probabilmente le parole più usate nel 2011 e ciò evidenzia che il grande protagonista di quest’anno è stata la folla. La differenza tra le parole evocate sta nei modi in cui la folla si forma e diviene soggetto collettivo all’interno di una scala tra il massimo grado di dispersione e il massimo grado di aggregazione. Nei disordini (per esempio quelli dell’estate in Inghilterra) la folla viene rappresentata come sfrangiata, in flusso verso i mille rivoli degli spazi urbani: essa è pulviscolare e non dotata di volontà o intenzionalità collettiva (erano casomai intenzionalità singole uguali, e quindi potenzialmente in conflitto, che si contendevano lo stesso oggetto: la roba); nei cortei la folla appare formata dalle pratiche proprie delle manifestazioni politiche: slogan, musiche e ritmi insieme a striscioni e bandiere costruiscono discontinuità regolari, oltre che spazi di parola veri e propri. Leggi tutto "We are 99. Come la folla rivendica la sovranità"

Le lezioni di Giovanni Arrighi

[Il lungo saggio che pubblichiamo costituisce l'introduzione al volume di Giovanni Arrighi, Capitalismo e (Dis)Ordine Mondiale, a cura di G. Cesarale e M. Pianta, manifestolibri, Roma 2010. L'autore, ripercorrendo l'itinerario militante e intellettuale di Arrighi, offre una sintesi chiara della sua strumentazione concettuale e delle sue più importanti analisi del sistema capitalistico]

 

 

Giorgio Cesarale

Nel dibattito sulla attuale crisi economica globale è diventato ormai quasi senso comune la critica all’incapacità della scienza economica dominante di indicare e interpretare adeguatamente le cause di questa crisi, e in particolare di uno dei suoi fenomeni più abbaglianti, e cioè il processo di finanziarizzazione. Che legami ha questo processo con ciò che, peraltro impropriamente, si chiama “economia reale”? Che nesso vi è fra questo processo e la vorticosa espansione economica di intere regioni del pianeta (il Sud-est asiatico delle quattro “tigri”, della Cina, del Vietnam ecc.)? Quale ruolo giocano in esso gli Stati, da quelli in ascesa a quelli in più evidente difficoltà? Sono domande cruciali, che obbligano a fornire una risposta alta e convincente. D’altro canto, per rispondere a queste domande è necessario collocare l’attuale crisi e la turbolenza globale che l'accompagna entro un orizzonte storico e geografico più largo. Uno “sguardo corto” sulla crisi è precisamente ciò che può impedire di comprenderla in tutta la sua complessità. E tuttavia è proprio da questo “sguardo corto” che la maggior parte degli osservatori e degli studiosi appare caratterizzata. Le eccezioni sono rare: tra queste c’è Giovanni Arrighi (1937-2009), una delle figure più rilevanti, insieme ad Andre Gunder Frank, Immanuel Wallerstein e Terence Hopkins, dell’approccio “sistemico” allo studio della storia e della struttura del capitalismo globale, dei movimenti sociali anticapitalistici, delle disuguaglianze mondiali di reddito e dei processi di modernizzazione. Leggi tutto "Le lezioni di Giovanni Arrighi"

Maiali al lavoro

Giorgio Mascitelli

Ha destato quest’anno grande successo negli ambienti finanziari, dove è stato coniato, e sulla stampa l’acronimo PIGS formato dalla iniziali dei paesi mediterranei dell’Unione Europea, del quale questi sono gratificati per lo stato malandato dei loro bilanci nazionali. Il successo della battuta, che chiaramente non proviene da Lord Brummel, è probabilmente dovuto alla diffusione di un certo tipo antropologico o meglio vive di una certa polarità antropologica evidentemente assai diffusa tra le èlite finanziarie internazionali. Da un lato è l’espressione moraleggiante di una mentalità omogenea a quella un po’ greve da giovin signore a passeggio che noi in Italia abbiamo imparato a conoscere in questi anni in versione scollacciata e machista; dall’altro lato però fa capolino un altro tipo di umorismo ossia il sarcasmo del dominatore sul dominato, che ha avuto il suo esempio più estremo in quell’Arbeit macht frei, scritto sul cancello di accesso di un noto stabilimento industriale nella Polonia meridionale alcuni anni or sono. Leggi tutto "Maiali al lavoro"