La terra sonora di Peter Handke

UNO SPECIALE SU PETER HANDKE*TESTI DI FRANCESCO FIORENTINO LEA BARLETTI WERNER WAAS FEDERICA SANTORO RICCARDO FAZI

LA TERRA SONORA: IL TEATRO DI PETER HANDKE
Francesco Fiorentino

Messe in scena e mise en espace, letture e laboratori condotti da attori e registi di Scuola Roma, e poi un convegno, trasmissioni radiofoniche e un workshop di traduzione con studenti e dottorandi di Sapienza e Roma Tre che porterà alla pubblicazione di tutte le opere teatrali dello scrittore, trasmissioni radiofoniche e altri appuntamenti ancora: il progetto La terra sonora. Il teatro di Peter Handke è partito nel settembre 2013 (a cura di Valentina Valentini e Francesco Fiorentino) e ha portato il sofisticato teatro di Handke nei lotti del Quarticciolo e nelle sale universitarie, negli studi di RadioTre e in vari teatri romani.
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NON AVEVO MAI LETTO NIENTE DI PETER HANDKE
Lea Barletti

Non avevo mai letto niente di Peter Handke. Si, da ragazzina mi era passato tra le mani La donna mancina: non ne conservo alcun ricordo. Poi, circa tre anni, fa ho visto in libreria La notte della Morava: l’ho preso, come spesso faccio, perché mi piaceva il titolo. Ho iniziato a leggerlo, e non potevo credere ai miei occhi, o meglio alla vastità di pensiero che si dispiegava dentro di me al ritmo della sua scrittura come al ritmo del camminare.
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COME SI È ARRIVATI A AUTODIFFAMAZIONE
Werner Waas

All'inizio c'era l'entusiasmo di Lea, sempre di nuovo quel suo entusiasmo! per La notte della Morava. E poi c'era quel suo pluriennale insistere, ossessivo, ininterrotto, perché tirassi fuori un testo, un progetto sul quale lavorare e scappare così dalle contingenze quotidiane e dal vuoto che ci stava per inghiottire. In fondo non avevamo più fatto nulla di veramente degno di nota dalla nostra Anarchia in Baviera due anni prima. Io non avevo voglia di fare niente, non avevo nessun'idea in grado di mettere in moto qualcosa e assistevo impotente allo sgretolarsi del nostro rapporto.
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PERCHÉ UNA CUCINA?
Federica Santoro

Warum eine Kuche, è un testo teatrale di Peter Handke, complesso, non lineare, ricco di domande insolute e risposte non richieste e se si vuole anche di un certo ritmico disordine, è strutturato in compatti paragrafi in prosa e versi: Racconti, frammenti, dialoghi, trialoghi, tetraloghi, pentaloghi ecc. canzoni, litanie e tanti “ecc...ecc...” che in sé racchiudono un progetto infinito.
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SUONO IN MOVIMENTO: UNTERTAG BLUES
Riccardo Fazi

La musica e il suono nei testi di Handke sono da considerarsi come attivatori di movimento. Sono elementi detonatori che affiorano nei testi teatrali dello scrittore, a volte in maniera più sotterranea, a volte in maniera più esplicita, e che sempre generano un cambiamento dello status quo.
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Perché una cucina?

Federica Santoro

Warum eine Kuche, è un testo teatrale di Peter Handke, complesso, non lineare, ricco di domande insolute e risposte non richieste e se si vuole anche di un certo ritmico disordine, è strutturato in compatti paragrafi in prosa e versi: Racconti, frammenti, dialoghi, trialoghi, tetraloghi, pentaloghi ecc. canzoni, litanie e tanti “ecc...ecc...” che in sé racchiudono un progetto infinito. Fa parte di quella categoria di testi, impossibili da raccontare, anzi appena letto si ha la sensazione di non avere capito quasi niente, se non che la sua musicalità ti invita a rileggerlo ancora, cercando in fondo di non capire nel dettaglio, ma di lasciare che il suo senso si faccia nella lettura, nel tempo. Ogni lettura rivelerà sempre nuovi sensi, visioni e perché questo succeda va letto ad alta voce.

Warum eine Kuche sembra dunque essere un racconto di emozioni, sensazioni di un uomo, di una donna, di antenati, revenants, dell’umanità, delle perdite che la guerra causa, di passaggi di ere, di viaggi e tanta nostalgia. Tutto questo in 7 pagine. I testi di Handke sono totalmente liberi da qualsiasi sovrastruttura. Sono testi che vanno intonati, e dissonati al di là di qualsiasi psicologismo, e come per la musica, non si possono spiegare ma suonare o ascoltare. Sono testi estremamente divertenti da agire poiché, il suono, le parole, il ritmo, l’intensità, sono liberi di narratività o di orpelli stilistici prevedibili, ma a servizio di altre dinamiche , che obbligano, impongono un approccio sperimentale, disporsi obliquamente, perché niente è come questo testo, solo questo testo è così; è insito un abbandono alle immagini che si scatenano, a tutto quello che i giochi linguistici evocano; l’incontro con gli spettatori potrà davvero manifestare il senso “ulteriore” di Handke, mio, tuo, suo di tutti… ecc... ecc…

La messa in scena. Ho collaborato sin da subito con due musicisti anche improvvisatori e performer, il violoncellista Luca Tilli e l’artista visivo e musicista elettronico Dario Salvagnini, con i quali c’è un alto livello di intenti ma anche tanta diversità di approccio e comprensione di un testo, sono dei musicisti. Ma Handke non scrive degli spartiti, in fondo? La musica in Handke è l’elemento fondante, in qualsiasi modo lui fa musica, è uno degli scrittori che di più, senza paura si getta in questa ricerca, rifiutandola ogni istante, cosa c’è di più interessante per un attore un regista, un musicista, e per chi ascolta e guarda!

In Warum eine Kuche ci sono canzoni e litanie in versi e parti in prosa, queste ultime sono estremamente ritmiche, dettagliate nella loro sequenza, ma anche completamente aritmiche, balbettanti, dubbiose, flussi sorprendenti per le direzioni che drasticamente prendono, ci sono svolte continue, fatte apposta per creare “crisi”; sono dialoghi, trialoghi, tetraloghi, pentaloghi ecc… folle di pensatori, narratori, una molteplicità in atto.

Le canzoni sono la via di mezzo tra la prosa e la litania, in fondo il tutto ha un sapore anche classico nella struttura, di cui la canzone è il momento pop lirico: Intona la tua canzone qualunque essa sia, puoi adottare le regole della forma canzone, che in primis prevedono un approccio ritmico, melodico, emozionale, creare ritornelli, ma anche tutt’altro, purché sia la tua canzone, e chi ti ascolta ti seguirà e tu capirai di più.

Quando il frammento viene introdotto dalla parola Litania, indubbiamente è necessario porsi da qualche parte del proprio sé, affinché quel frammento di testo suoni intimo invocativo lamentoso, come una preghiera rivolta a chi sa chi, che risveglia quel qualcosa di assopito; questa predisposizione avvicina al rito, a un’ulteriore immagine interna, può succedere qualche cosa di un po’ più lontano dall’umano e vicino al divino, al “musicale”. Warum eine Kuche? Perché una cucina? Ma perché una cucina è un luogo sacro, no?

Ritorniamo alla messa in scena. Una donna e un uomo sono seduti ad un tavolo probabilmente di una cucina, lei tenta di fumare una sigaretta, ha una piccola radio accanto e sta leggendo dei fogli, bianchi, scritti, utili, inutili e anche un testo (Warum eine Kuche), ha una penna in mano come per correggere quello che legge; pensa, non si sa bene che umore abbia; ogni tanto accende la radio, la voce della radio è la sua, cerca di accendere la sigaretta, ma non ci riesce. Il tempo è quello del pensiero, si dilata, si contrae. Dall’altra parte del grande tavolo c’è Lui che suona un violoncello, disegna il suo progetto, non interpreta, anche lui non interpreta, agisce, accanto a lui c’è un computer con suoni preregistrati di: qualcuno che lava piatti, suoni di cucina ,voci, qualcuno che si perde nei suoni della cucina, trasformazioni dei suoni della cucina... ecc... Al centro del grande tavolo un ciambellone.