Il vezzo linguistico: orrori ed errori di una lingua mutante

Daniela Panosetti

L’innovazione lessicale è il motore della lingua, la sua riserva vitale. Ma quando la deformazione è fine a se stessa, eccessiva e ostentata, alla lunga può farsi storpiatura, sconfinando nell’incomprensibilità e nella maniera. Tanto più se sospinta (e spesso consacrata) dall’amplificatore implacabile dei media. Di qui, un piccolo prontuario semiserio, per fare il punto su alcuni vezzi linguistici dilaganti nell’Italia (anche giornalistica) degli ultimi anni. Il tutto mentre avanza, su binari paralleli, il cosiddetto «analfabetismo di ritorno».

La lingua è mobile, si sa. E per fortuna, altrimenti immobile e stagnante sarebbe anche il pensiero che la sostanzia. Una lingua statica è inevitabilmente una lingua morta, mentre vivo e vitale è il sistema che si concede le proprie fratture: distillati semantici, ibridi espressivi, chimere lessicali. Una chimica incessante del senso. Esaltata dal paroliberismo, praticata dall’Oulipo, teorizzata dal post-strutturalismo, dalle mot-valises in poi. Leggi tutto "Il vezzo linguistico: orrori ed errori di una lingua mutante"