“L’Ape e l’Architetto” trent’anni dopo

Un libro per tutti e per nessuno

Dario Narducci

Quando, ormai due anni fa, chiesi ai quattro autori dellApe e l’Architetto la liberatoria per la ripubblicazione della loro opera temevo sinceramente di riceverne un cortese diniego. Perché L’Ape e l’Architetto è uno di quei libri che, a una lettura superficiale, appare come un nobile reperto storico − impossibile da ignorare ma troppo legato a un’epoca ormai lontana perché possa essere riproposto ai lettori di questo nuovissimo millennio. Ciccotti e De Maria arrivano a definirlo «un libro impossibile da leggere». Ovviamente dissento. A me pare piuttosto che a questa riedizione datata 2011 ben si addica un sottotitolo già letto altrove: un libro per tutti e per nessuno.

L’Ape e l’Architetto è infatti un libro per tutti per le tematiche che investe. È anche un libro di epistemologia. Uno dei temi centrali dell’Ape e l’Architetto è infatti l’analisi dei modi di produzione della scienza. Che non vuol dire solo analisi dell’interazione tra portati scientifici e contesto sociale di riferimento ma anche e soprattutto analisi delle connessioni interne tra il modus operandi degli scienziati all’interno di un quadro storico-politico dato e le rappresentazione formali del mondo che ne scaturiscono. Analisi che gli autori condussero con un approccio che era originale ai tempi della prima pubblicazione del testo − e che tale purtroppo resta anche in questi primi anni del XXI secolo. Leggi tutto "“L’Ape e l’Architetto” trent’anni dopo"

Empiria ed economia

[Potete leggere qui la versione integrale dell'articolo di Lutero, presente nel focus "Per un'altra economia" del numero di "Alfabeta2" di settembre]

Giancarlo Lutero

Qualche anno fa Giorgio Ruffolo scrisse un agile libricino intitolato Cuori e denari. C’è un passo di quell’opera davvero pregnante per un discorso inerente lo statuto dell’economia politica e delle sue vestali, le discipline quantitative come l’econometria e la statistica applicata: “Chi l'ha detto che l'economia è senza cuore? Lo ha detto - con parole sue - Thomas Carlyle, forse in un momento di malumore. La battezzò dismal science, scienza triste, scienza tetra. Nessuno avrebbe rivolto un'accusa del genere alla matematica. O alla fisica. O alla paleontologia. Il fatto è che la matematica si occupa di simboli astratti. La fisica di oggetti inanimati. La paleontologia di scheletri remoti. L'economia si occupa di uomini. É vero che alcuni economisti si sono sforzati di trapiantarla, l'economia, nella grande serra delle scienze esatte, dalla giungla intricata delle scienze sociali. Ma non si può dire che abbiano avuto successo. Per loro, lo statuto definitivo dell'economista resta affidato a una vita futura: se saranno stati dei buoni economisti, saranno accolti nel paradiso dei fisici; se cattivi, nell'inferno dei sociologi. Nel loro tempo, dovranno adattarsi al purgatorio. La ragione essenziale di quel fallimento sta nel fatto che la ``mela'' di cui gli economisti si occupano non è una mela newtoniana, che obbedisce nella sua caduta a leggi imprescrittibili. É una strana mela, una mela che pensa. E che, cadendo, può cambiare opinione e percorso. Per questo le predizioni degli economisti sono così fallibili.Leggi tutto "Empiria ed economia"