alfadomenica #7 settembre 2014

CORTELLESSA GRASSO NICCOLAI e PULCE su BELTRAMETTI SANDRI – FESTIVAL della COMUNICAZIONE - SEMAFORO – RICETTA **

ARCIPELAGO DEI POETI
Uno speciale su Franco Beltrametti e Giovanna Sandri a cura di Andrea Cortellessa con testi di Elio Grasso Giulia Niccolai e Graziella Pulce

Ricomincia oggi, dopo la pausa estiva, la programmazione di alfadomenica. Lo speciale sulla poesia che proponiamo è in occasione del nuovo festival Poetitaly, ideato da Simone Carella con la collaborazione di Gilda Policastro e Lidia Riviello. Due autori che per una serie di motivi sono del tutto dimenticati dalla nostra cultura, cioè dalla nostra memoria collettiva di lettori: Giovanna Sandri (Roma 1923-2002) e Franco Beltrametti (Locarno 1937-1995). Tanto dimenticati che, pressoché in contemporanea, la loro opera ci viene ora restituita da libri che non sono stati pubblicati da un’editoria, la nostra, dedita evidentemente a tutt’altre priorità. Non è la prima volta che tocca rimarcare, non senza disdoro, questo segno piuttosto preciso.  Continua a leggere> - Vai allo Speciale completo>

FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE
Camogli 12 - 14 Settembre 2014

Da venerdì 12 a domenica 14 settembre il borgo marinaro di Camogli, in Liguria, ospita la prima edizione del Festival della Comunicazione, manifestazione ideata e diretta da Rosangela Bonsignorio e Danco Singer. Primo festival in Italia dedicato alla comunicazione: tre giornate con circa 70eventigratuiti tra conferenze, workshop, spettacoli, escursioni, mostre. Oltre 60 gli ospiti, tra giornalisti, blogger, social media editor, economisti, scrittori, filosofi, semiologi, scienziati ed esperti di pubblicità e comunicazione. Sguardi diversi per fare un punto su come cambieranno nei prossimi anni la trasmissione dei saperi, la formazione, i media, il marketing, il nostro modo di relazionarci con gli altri.
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IL SEMAFORO di MARIA TERESA CARBONE

Le parole del Semaforo: Futuro - Rivoluzione - Semplicismo - Speculatori - Vaticano Continua a leggere >

LA RICETTA di ALBERTO CAPATTI

Era il caffè mischiato con uno o più tuorli d’uova, e lo si serviva al mattino. Lasciava un gusto cremoso in bocca e dava vigore per affrontare la giornata, sicché la cameriera lo portava a letto al padrone o alla padrona, subito dopo il risveglio.
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*alfadomenica è la rubrica settimanale di alfabeta2 in rete:
ogni domenica articoli di approfondimento, dibattiti, scritture, poesie ecc.

 

Una poesia atmosferica

Elio Grasso

Franco ritorna, questa volta, da Zurigo, sospinto dall’aria smossa delle sue Carte tibetane, e nonostante i tour infiniti in quell’eccentrico Ticino lo potevamo raggiungere almeno per lettera – ed era sempre come una carezza al suo nomadismo, umano e poetico. Quasi esclusivamente di questo si è scritto, in proposito: da chi sapeva tutto, e da chi sapeva poco. Altri fingevano, ma lui non se ne curava. A dire il vero, in questi casi alzava il tiro del suo umorismo, sempre avvolto da una nuvola di fumo. Che non faceva tossire, ma rendeva balsamica un’aria carica di paesi, giardini, secchi d’acqua, mura, coltivazioni di pomodori, calicanti, Montagne Rosse, coperte, foglietti… con quel tono «piratesco gentile» che accompagnava ogni suo scritto, composto tipograficamente o graffito con personalissima ed elegante calligrafia. Lì dentro stava tutta la sua rispettosa architettura.

Secondo sogno è una specie di Tutto questo per niente postumo (il libro uscito nel 1990 a Venezia raccoglieva 12 anni di poesia), dove i versi partono dagli anni Sessanta per raggiungere il fatidico 1995. Libro fatto di lingue europee ma destinato a tutto il mondo, perché di questo si trattava: parlare e chiacchierare con le cose e le persone incontrate via via, faccia a faccia o per corrispondenza. Non a caso molte lettere comprendevano brani di quanto stava scrivendo, proprio in quel momento lì, nel momento in cui la penna sforava il diario per lanciarsi in aria con tanto di francobollo «Air mail, Par avion». Trascrivo qui una lettera, del 23/1/84, caricata su ali portanti, concernente Zurigo e proprio «Alfabeta»:

Caro E.

mattino presto, freddo, cielo indeciso dietro i fiori di calicanto secchi sui rami… Grazie per avermi fatto spedire Avvicinamenti da Salerno: è una bella raccolta, dovresti esserne contento. All’inizio anno avrai ricevuto quelle tre pagine per il tuo progetto «Le Collier»: fammi sapere se le usi, se no le mando altrove. Sull’«Alfabeta» di gennaio ancora in edicola ci sono due cose mie, magari le hai già lette. In settimana vado a Zurigo: ma che inverno al rallentatore!

Ciao, buon tutto
Franco

… ed eccoti una
recente poesia
«atmosferica» (?)

stamattina
verso le 11
un tipo al bar
a voce alta
scommetto disse
che alle 12
ci sarà neve
infatti alle 13
nevica da
un’ora

(19/1/84)

Franco Beltrametti, à Philip Whalen
Franco Beltrametti, à Philip Whalen, 15/XII/94 - da Zweiter Traum. Secondo sogno

E dunque di fronte all’antologia di poesie di Beltrametti ci rendiamo conto di quanto lui si meritasse la biografia che si costruì in una manciata di decenni. Incontri, traduzioni, amicizie, lettere, cartoline, libri e libretti, fra continui arrivi e partenze. Un documento preciso sulla direzione che prendevano i suoi passi, per vie conosciute e altrettante scoperte lungo il transito. Era uno stile che passava per l’Europa, il Giappone e l’America. Velocità, sguardo, dolcezza non si perdevano mai nei segni della sua scrittura manuale. Calligrafia e poesia in certi momenti, nei momenti a mio parere più belli, sono state la stessa cosa. Choses qui voyagent, direbbe lui, dove niente è mai troppo, in versi e in vita.

Sono molte le tangenti visibili nelle pagine di Zweiter Traun/Secondo sogno: vi troviamo timori di naufragio, naufragi reali da cui uscire quasi sempre illesi, persone dipinte con tutti i loro casi, e soprattutto la parola imprevista, come una scarpa spaiata capace di creare sorpresa, e molte ineffabili illuminazioni. «Vedere di tutto» diviene osservare il mondo nel suo sfogliarsi, libro dei libri, uno stato di grazia che non alza mai la voce. Come dire: ci sono quasi sempre, ma nel caso non mi trovassi la chiave è sotto il tappeto. Franco andava a trovare anche la «gente che non c’è più», tanto per farsi guidare i segni o dettare parole di memoria. Con la stessa semplicità con cui la pallina da ping pong rimbalza sul tavolo, unita all’intersecarsi delle traiettorie, possiamo vedere davvero l’elasticità del suo passo, le fermate improvvise, formarsi e poi sparire nelle molteplici variazioni sul tema delle migrazioni poetiche.