Libri digitali in formato playlist

Maria Teresa Carbone

C'è stato un tempo (qualcuno se lo ricorda? diciamo una trentina d'anni fa) in cui comprare musica voleva dire andare in un negozio di dischi e uscirne con sottobraccio uno o più astucci di cartoncino piatti e quadrati, al cui interno era racchiuso – appunto – un disco (a volte due o tre) di vinile, il cosiddetto 33 giri o lp (long playing) o infine album, dal momento che ognuna delle due facciate conteneva di solito un certo numero di brani.

Da allora il mercato musicale è stato investito da una rivoluzione dopo l'altra, a partire dal cd (compact disc), presentato all'inizio degli anni Ottanta come un oggetto imperituro e oggi pressoché defunto, giù giù fino alla vendita via internet di singoli brani musicali da scaricare (il modello iTunes) e, infine, all'abbonamento mensile, con ascolto in streaming, il cui esempio di maggiore successo è oggi Spotify. A questo proposito, il direttore economico della compagnia svedese, Will Page, ha dichiarato l'estate scorsa alla “Stampa” che nei suoi primi sei mesi in Italia Spotify ha registrato 610 milioni di stream.

Un risultato notevole, sulla cui durata – come si è visto – sarebbe imprudente scommettere. Sta di fatto però che l'idea di offrire ai consumatori una scelta pressoché illimitata di ascolti in cambio di una cifra mensile relativamente modica (una decina di dollari) ha preso piede anche fuori dal campo musicale. Sebbene non sia ancora arrivato in Italia, il fenomeno Netflix – provider di film e serie tv on demand in streaming attivo in tutto il continente americano e in diversi paesi europei (Regno Unito, Scandinavia, Olanda) – rivela che nel giro di una generazione il modo di fruire non solo la musica, ma anche il cinema e la tv, è cambiato: sono già oltre trentasette milioni gli aderenti al piano di offerta di Netflix, più di un miliardo le ore trascorse ogni mese davanti a uno schermo che può essere quello del televisore, del computer, di una consolle come la Playstation o la XBox.

Il passo successivo della mutazione – i libri scaricabili da internet su abbonamento mensile – era forse prevedibile, ma sembrava lontano, anche perché gli editori di tutto il mondo hanno sempre mostrato una certa angoscia all'idea di essere contagiati da quanto era accaduto nel mercato musicale. E invece, ecco che nel giro di qualche settimana, non una, ma addirittura tre società sbucano quasi dal nulla e promettono ai lettori (se non altro a quelli di lingua inglese) che d'ora in poi, pagando la solita cifretta mensile, avranno a disposizione centinaia di migliaia di titoli e potranno pure pasticciarci a piacimento, componendo le loro personali playlist.

Della prima di queste nuove imprese, eReatah (“Read more, read better, pay less” il claim) si sa poco. È ancora in versione Beta, ma è già possibile iscriversi e scaricare la app che consentirà di effettuare il download dei libri. Le laconiche risposte alle FAQ spiegano che i testi resteranno a disposizione dei lettori, anche in caso di abbonamento annullato, e che il lettore (l'eReatah, appunto) funziona su iPad, iPhone e Android, e anche su Kindle, seguendo “tre semplici passi”. Nella lista dei titoli in home page le novità sono poche, i libri proposti vanno dai manuali di self-help (I Will Teach You To Be Rich) ai best seller stagionati (la biografia di Steve Jobs, alcuni romanzi di Stephen King...).

Simile, ma più consolidata – e più sofisticata nel linguaggio e nella grafica – appare Oyster, app lanciata a maggio da una startup newyorkese al grido di “Live a life well-read”. Qui l'”interlocutore” è, per il momento, solo l'iPhone (prossimamente anche l'iPad) e i volumi proposti hanno, a colpo d'occhio, un'aura di maggiore “qualità letteraria” (Foster Wallace, Chabon, classici moderni come Aldous Huxley o Jack London).

Forse più apparenza che sostanza, ma ha ragione Maurizio Caminito in un articolo dedicato alla nuova impresa a notare che “se, almeno per il momento, l'app di Oyster sembra offrire ancora poco rispetto al gigantesco magazzino di Amazon – che già permette agli utenti Kindle di scegliere tra 350mila titoli con il servizio di prestito Lending Library – la nuova tipologia di business in stile Netflix potrebbe portare alla nuova rivoluzione del mercato editoriale in formato digitale”.

Ma già il dubbioso condizionale si sta trasformando in un sicuro indicativo, perché il terzo contendente sceso in campo ha spalle molto robuste. Fondata nel marzo 2007 da Trip Adler (trent'anni da compiere nel 2014, compagno di università a Harvard di Mark “Facebook” Zuckerberg), Scribd si è conquistata ottanta milioni di utenti sparpagliati in più di cento paesi nel mondo, proponendosi come piattaforma dove caricare e mettere in circolazione gratis o a pagamento testi di ogni tipo: romanzi inediti, saggi accademici, atti processuali. Vuole la leggenda che l'idea sia venuta a Adler, allora ventitreenne, dopo aver sentito il padre, scienziato, lamentarsi della difficoltà di far conoscere al di fuori di una cerchia ristretta le ricerche scientifiche.

Oggi la “biblioteca” di Scribd conta oltre quaranta milioni di titoli fra libri e documenti e si descrive come “più corposa della Library of Congress”. La struttura, insomma, c'era già e numerose case editrici piccole e medie, superando la loro riluttanza, avevano stretto accordi con Adler, tanto che già dallo scorso gennaio Scribd aveva cominciato a offrire ai suoi abbonati una scelta più ampia di ebooks. Nelle ultime settimane, Adler è riuscito ad agganciare il gigante HarperCollins e, forte di questo successo, ha deciso di uscire allo scoperto, offrendo agli utenti accesso illimitato ai testi per otto dollari e 99 al mese.

Ha scritto Cade Metz su “Wired” che attirare HarperCollins non è stato facile, ma che alla fine è stato trovato un modello economico soddisfacente per entrambe le parti: “In sostanza, un editore viene pagato solo se un lettore sceglie uno dei suoi libri e viene pagato per intero solo se il libro viene letto per intero”. La differenza, rispetto ad altre librerie online, è che “questo non è il posto dove ti compri la tua copia digitale di Assassinio sull'Orient Express, è un posto dove scorri e leggi tutto quello che in quel momento ti attira, tre o quattro paragrafi del giallo di Agatha Christie, un capitolo di un noir di Elmore Leonard, il tuo romanzo preferito di Neil Gaiman..”.

Per chi ritiene che un libro si sia letto solo dopo che è stato percorso pagina dopo pagina, dal frontespizio all'ultima riga, sono probabilmente stilettate al cuore, ma Jan Johnson, della piccola casa editrice Red Wheel Weiser Books, che ha aderito a Scribd, pensa che i vantaggi non saranno solo economici: proprio la possibilità di sfogliare qualsiasi libro liberamente, sostiene, consentirà alle persone di scoprire testi che magari decideranno di comprare in seguito presso una libreria online o, chissà mai, in un negozio di mattoni, da un libraio in carne e ossa, dal momento che – afferma quasi incredula – “alcune persone leggono ancora i libri sulla carta”. Strano, ma vero.

Questo articolo ripropone con alcune minime modifiche un testo apparso con il titolo Più libro e più Rete: l'ebook diventa adulto sul magazine online dell'università di Padova “il Bo”.

Le fredde ali della società

Giorgio Mascitelli

Ugo Foscolo nei Sepolcri afferma più o meno che la poesia si sostituisce alle tombe nella loro funzione eternatrice della memoria storica, quando queste in quanto oggetti materiali soccombono alle ingiurie del tempo. Naturalmente Foscolo non dice proprio così, dice soltanto che le muse siedono custodi delle tombe quando il tempo con le sue fredde ali ha spazzato via financo le rovine, ma insomma l’idea implicita è che la poesia in quanto testo virtuale realizzabile su vari supporti non sia soggetta alle leggi della materia ma eterna come prodotto dello spirito umano.

Questo ragionamento, in vero molto strano per uno che si definiva materialista, è assolutamente sbagliato: mentre la piramide di Cheope (XXVI a.c.) troneggia tranquillamente nel deserto, i testi più antichi che noi abbiamo ( credo che siano alcune parti del Pentateuco) risalgono tutt’al più al XII a.c. D’altra parte è proprio questa nostra epoca che sembra essersi incaricata di evidenziare quanto sia madornale l’errore di Foscolo nel non dare la giusta importanza ai supporti materiali. Qualche osservatore, più incline all’attenzione sulle cose che ai facili entusiasmi, ha sottolineato che con il presumibile predominio dell’e-book sul mercato la digitalizzazione del libro finirà con il minacciarne la conservazione in quanto il supporto informatico è molto più aleatorio di quello cartaceo. Se poi a questa oggettiva fragilità si aggiungeranno le prevedibili strategie commerciali attraverso la manipolazione del software per fidelizzare il pubblico a una determinata piattaforma di lettura o per indurlo a cambiarla molto spesso, è abbastanza evidente che tale preoccupazione abbia qualche fondamento.

Eppure l’introduzione degli e-book avrebbe in sé non solo degli aspetti positivi, ma addirittura liberatori di un certo stato di cose nell’organizzazione della cultura: la drastica riduzione dei costi di produzione e distribuzione potrebbe favorire una felice anarchia delle iniziative in risposta all’attuale tendenza alla concentrazione e omologazione (basti pensare alla polemica sui troppi libri pubblicati promossa proprio da ambienti vicini ai grandi editori), che potrebbe aiutare anche il libro cartaceo. Se invece c’è il fondato dubbio che questa favorisca una perdita culturale forte quasi fosse un’invasione barbarica, allora bisogna rivolgersi al contesto sociale in cui ha luogo questa introduzione.

Martin Zet, Passage (Pio Monti Arte Contemporanea, 2008)

Infatti, il passaggio dei testi da un supporto più stabile a uno più aleatorio diventa pericoloso soprattutto se la produzione letteraria e intellettuale di una società come la nostra è dominata da un’estetica del profitto ossia dall’idea che qualsiasi opera trae giustificazione e fondamento solo dal proprio successo commerciale. È chiaro che in questo contesto la sopravvivenza di un testo interessa le istituzioni della società solo per il periodo in cui produce profitti. Inoltre il discredito che oggi investe il sapere storico, che viene visto nella società come un sapere inutile, in quanto non produce utili, e perciò anche non scientifico, colpisce anche l’idea della conservazione dei testi, che di questo sapere è una conseguenza culturale. Se queste sono le idee dominanti, c’è solo da augurarsi che nei decenni a venire, quando il problema si proporrà concretamente e non solo in via ipotetica, la pietà privata prenda qualche iniziativa opportuna.

D’altra parte se le idee dominanti in una società, come mi è stato insegnato, sono quelle delle classi dominanti, si apre qui lo spazio per una critica culturale e politica del sapere del nostro tempo. È dall’efficacia di questa critica che dipende la salvezza della civiltà del libro in qualsiasi formato. Se le cose stanno così, coloro che sono interessati se non all’eternità quanto meno alla lunga durata dei loro testi, invece di affannarsi a raggiungere posti al sole nei centri dell’industria culturale, dovrebbero procurarsi un certo numero di lapidi, contattare qualche professionista che sa ancora scolpire la pietra (credo che nelle nostre città se ne trovino nell’ambito dell’industria delle pompe funebri) e ingaggiarlo per incidere con un bel carattere capitale le proprie opere. Statisticamente resta ancora il modo migliore per superare indenni un certo numero di secoli.

Biblioteche e innovazione digitale: il 57° Congresso AIB

Il 17 e 18 Novembre si terrà a Roma al Complesso di San Michele a Ripa Grande il 57° Congresso Associazione Italiana Biblioteche “Il futuro in biblioteca, le biblioteche del futuro”.

Il programma del congresso (http://www.aib.it/aib/congr/c57/prog.htm3) vede affrontare, nei diversi interventi, il digitale come innovazione e il rapporto con le biblioteche. Dal digital lending, al social reading, al diritto d'autore: quale è il ruolo delle biblioteche pubbliche e quali opportunità possono aprirsi?

Fabrizio Venerandi di Quintadicopertina, casa editrice che cura la versione 'ebook' di alfabeta2 terrà un intervento venerdì 18 per parlare delle peculiarità della lettura digitale, e delle sinergie e opportunità di collaborazione fra editori digitali e biblioteche. Leggi tutto "Biblioteche e innovazione digitale: il 57° Congresso AIB"

Amazon, un altro grande errore a sinistra?

Franco La Cecla

Nel numero del 17 Febbraio del New Yorker c'è un articolo di 14 pagine su Amazon. Un attacco ben mirato e documentatissimo al colosso delle vendite online e al suo comportamento nei confronti dell'editoria e degli autori. Ne vien fuori un ritratto spietato. Sull'onda della democrazia dei libri e dei diritti dei consumatori, Amazon ha monopolizzato un settore di cui per altro le interessa ben poco, visto che fa i suoi maggiori profitti in altri prodotti dai pannolini agli accessori per la casa alle macchine fotografiche e quasi tutto si può trovare in un grande magazzino.

Nonostante la minima percentuale dei profitti in libri la sua strategia è stata quella di strangolare con condizioni capestro grandi e piccoli editori, di ridurre alla fame e alla chiusura migliaia di librerie, e di abbassare il compenso generale degli autori a una miseranda propina. In più l'algoritmo di Amazon ha sostituito ai critici e agli esperti di libri semplici maccanismi di marketing,fino a ridurre il libro a un prodotto come i pannolini. Nessun problema di contenuto. Perfino qualdo ha cercato di sostituirsi agli editori diventando editore, Amazon ha prodotto libri di scarsissimo contenuto culturale e per altro fallimentari nelle vendite.

Nell'articolo questa strategia è testimoniata da moltisime dichiarazioni ufficiali da parte dei dirigenti di Amazon, nelle quali dicono di voler spazzare via gli editori e le loro logiche antiquate. Ovviamente per il bene dei cittadini e dei consumatori. La stessa solfa di Google che ha distrutto l'industria musicale e portato alla fame centinaia di migliaia di musicisti con la scusa dell'open source e dell'accesso libero alla musica. iTunes non è stato da meno.

Il risultato è che nel populismo e nell'anarchismo capitalista dei nerd che dirigono i social network, essi si comportano come agenti di una dogana che fa il pizzo su contenuti prodotti da altri. Facendo finta di fare un favore alla democrazia. Come se la democrazia non fosse invece permettere di sopravvivere agli artisti, ai musicisti e agli scrittori, ai librai, a quelli che fanno cd, alle orchestre. Ai creativi e in genere a coloro che la cultura la producono e non la riciclano solamente. È interessante che dal centro dell'impero finalmente arrivi lo svelamento della vera natura di alcuni social network.