Dalle scienze del lavoro alle politiche del lavoro

Intervista di Stefano Lucarelli a Cristina Tajani

Il mondo del lavoro è al centro della tua formazione scientifica (la tua tesi di laurea in economia è sulla precarietà, sei dottore di ricerca in Scienze del lavoro e su questi temi collabori con l’Università Statale di Milano) e della tua attività politica (hai fatto parte della segreteria della FLC-CGIL di Milano). Mi pare che l’economics pretenda di essere l’unica disciplina capace di dire cose rilevanti sul lavoro. Sei d’accordo?

Nel mio percorso di studi e di ricerca mi sono spostata da un approccio squisitamente economico (sebbene con una forte impostazione eterodossa) a uno sociologico. L’oggetto principale di osservazione è rimasto lo stesso: le relazioni che si danno sul mercato del lavoro. La scelta di adottare un approccio interpretativo diverso da quello della labour economics si spiega con una certa insofferenza che, dopo la laurea, ho cominciato a maturare verso la rigidità delle ipotesi su cui essa si fonda, in particolare l’ipotesi del lavoratore come ottimizzatore atomistico e l’assunzione della società come un dato esogeno. Leggi tutto "Dalle scienze del lavoro alle politiche del lavoro"

Empiria ed economia

[Potete leggere qui la versione integrale dell'articolo di Lutero, presente nel focus "Per un'altra economia" del numero di "Alfabeta2" di settembre]

Giancarlo Lutero

Qualche anno fa Giorgio Ruffolo scrisse un agile libricino intitolato Cuori e denari. C’è un passo di quell’opera davvero pregnante per un discorso inerente lo statuto dell’economia politica e delle sue vestali, le discipline quantitative come l’econometria e la statistica applicata: “Chi l'ha detto che l'economia è senza cuore? Lo ha detto - con parole sue - Thomas Carlyle, forse in un momento di malumore. La battezzò dismal science, scienza triste, scienza tetra. Nessuno avrebbe rivolto un'accusa del genere alla matematica. O alla fisica. O alla paleontologia. Il fatto è che la matematica si occupa di simboli astratti. La fisica di oggetti inanimati. La paleontologia di scheletri remoti. L'economia si occupa di uomini. É vero che alcuni economisti si sono sforzati di trapiantarla, l'economia, nella grande serra delle scienze esatte, dalla giungla intricata delle scienze sociali. Ma non si può dire che abbiano avuto successo. Per loro, lo statuto definitivo dell'economista resta affidato a una vita futura: se saranno stati dei buoni economisti, saranno accolti nel paradiso dei fisici; se cattivi, nell'inferno dei sociologi. Nel loro tempo, dovranno adattarsi al purgatorio. La ragione essenziale di quel fallimento sta nel fatto che la ``mela'' di cui gli economisti si occupano non è una mela newtoniana, che obbedisce nella sua caduta a leggi imprescrittibili. É una strana mela, una mela che pensa. E che, cadendo, può cambiare opinione e percorso. Per questo le predizioni degli economisti sono così fallibili.Leggi tutto "Empiria ed economia"

Passi per una mistica dell’economia

Federico Campagna

PREMESSA: DIO

Ci sono molti modi di intendere un oggetto o un fenomeno. Possiamo parlare della sua essenza, della sua forma, della sua origine... Possiamo anche comprenderlo a partire dal suo modo di essere produttivo. Vorrei provare a utilizzare quest’ultimo punto di vista. La domanda, quindi, non è più ‘che cosa è?’, ‘come appare?’, ‘da dove proviene?’, ma piuttosto ‘che cosa produce?’, ‘in che modo è definibile a seconda della sua produzione?’.

L’oggetto di cui iniziamo a parlare, bisogna ammetterlo, non è dei più semplici da maneggiare, nemmeno con tutte le dovute precauzioni. Non è semplice, ma è fondamentale. Ancora di più, è splendido e necessario. Del resto, le cose belle sono difficili. Leggi tutto "Passi per una mistica dell’economia"

Alcune ipotesi contro-fattuali sulla presente crisi

Luigi Pasinetti

Nonostante l’ottimismo di maniera di chi ci governa, la crisi è tutt’altro che finita. Morde sul lavoro, sui pubblici bilanci, addirittura sull’euro. Troppi economisti ci hanno rassicurato dicendo che in fondo si trattava solo di una increspatura di superficie: presto sarebbe tutto ripreso come prima. E oggi abbiamo invece la sensazione che se abbiamo evitato il «grande crollo» (con un intervento obbligato di 800 miliardi di dollari del governo Usa), rischiamo disoccupazione e una «grande stagnazione» di lunga durata. Leggi tutto "Alcune ipotesi contro-fattuali sulla presente crisi"

Una crisi da paura. Intervista a André Orléan

[da "il manifesto" 6 giugno 2010]

a cura di Andrea Fumagalli

I mercati finanziari sono per loro natura instabili. L'Europa dovrebbe dunque avviare politiche economiche e monetarie per regolamentarli. Gli interventi in soccorso della Grecia dimostrano però che a Bruxelles è prevalsa l'ortodossia che vede nel libero mercato finanziario la soluzione della crisi.

Nelle scorse settimane, le borse hanno avuto un andamento molto altalenante, al punto che molti hanno parlato di mercati «folli»: definizione che non troverebbe d'accordo André Orléan. André Orléan è un economista poco conosciuto in Italia. Nel corso degli ultimi 20 anni, la sua ricerca si è focalizzata sull'analisi e il comportamento dei mercati finanziari. Partendo dalle tesi di John Maynard Keynes, Orléan sostiene che il comportamento degli operatori finanziari non si fonda sull'idea di una razionalità individuale tesa a ottenere il massimo guadagno, bensì sull'interpretazione di quella che può essere definita una razionalità collettiva, intesa come il senso comune espresso da coloro (Banche, operatori finanziari) che sono in grado di condizionare i mercati finanziari. Leggi tutto "Una crisi da paura. Intervista a André Orléan"

Più passa il tempo, più divento radical: intervista a Duncan Foley

[Questo articolo del 7 marzo 2011 è tratto dal sito di "Micromega"]

a cura di Emilio Carnevali e Luca Zamparelli

Dalla grande crisi del 2007-2008 all’esplosione del Tea Party, dalla riforma sanitaria di Obama al dibattito sui limiti del paradigma neoclassico nello studio dell’economia. Parla Duncan Foley: «Oggi mi posso considerare un economista solo in quanto sono un economista eterodosso. In genere quando si invecchia si diventa più conservatori, io divento sempre più radical» Leggi tutto "Più passa il tempo, più divento radical: intervista a Duncan Foley"

Focus in rete: i paradigmi economici

Durante il mese di maggio, il sito ospita una serie di materiali raccolti da Stefano Lucarelli, che è il curatore di un focus sull’economia, previsto per il numero di settembre di alfabeta2. Questo focus sarà dedicato al dibattito intorno alla crisi del paradigma che domina lo studio dell’economia e che ha costituito a partire dagli anni Ottanta l’alibi teorico delle politiche neoliberiste. Si darà voce, inoltre, a quei paradigmi eretici che, dopo essere stati marginalizzati per anni nel dibattito specialistico dal “Washington consensus”, suscitano in seguito alla crisi 2007-2008 un nuovo interesse. Leggi tutto "Focus in rete: i paradigmi economici"