Disobedience Archive

Gabriele Francesco Sassone

Cosa significa «dire di no» oggi, e come si può rappresentare la disobbedienza? Con questa domanda prosegue il viaggio di Disobedience Archive, «un archivio ongoing, mai concluso, come una geografia orizzontale sulle forme della disobbedienza sociale, sulle organizzazioni dei movimenti, sulla composizione politica delle lotte e sulle rivendicazioni dal basso» lo definisce il curatore Marco Scotini nel testo che accompagna la mostra. Dopo l’ultima tappa presso il Media Lab del MIT di Boston, nella quale Nomeda e Gediminas Urbonas progettarono una sorta di orto comunitario interno, integrato agli spazi dell’istituto, fino al 2 settembre Disobedience Archive sarà allestito in Svezia al Bildmuseet di Umea. Proprio perché questo archivio, composto da opere video, fin dalla sua prima apparizione nel 2005 non ha mai assunto una forma definitiva, ma ha sempre saputo sfuggire alle logiche della rappresentanza, il display costruito al Bildmuseet è una sorta di parlamento rovesciato realizzato da Celine Condorelli. Nel dare voce alle pluralità dissidenti contemporanee, l’artista italo-inglese ha trasformato il corpo legislativo di uno Stato in un luogo dove le nuove forze della resistenza ridefiniscono i rapporti con il potere e le forme di rappresentazione. Il parlamento, quindi, si trasforma in una stazione temporanea la cui struttura è all’opposto dalle modalità politiche delle moltitudini disobbedienti.

24 monitor, disposti lungo le ali del parlamento, danno origine a otto sezioni: «1977 the italian exit» si focalizza sui movimenti degli anni Settanta e comprende, tra gli altri, «Festival del proletariato giovanile al Parco Lambro» (1976) di Alberto Grifi, in cui il regista «disobbedisce» al proprio ruolo consegnando la telecamera ai manifestanti; «Protesting capitalist globalization» guarda ai nuovi movimenti contro la globalizzazione (da quelli di Seattle del 1999 fino alle proteste per il G8 di Heiligendamm del 2007); «Reclaim the streets» raccoglie alcune esperienze di forme sperimentali di educazione e comunità che ridefiniscono anche la funzione dello spazio pubblico; «Bioresistance and society of control»è dedicata alle manifestazioni di resistenza alle politiche di controllo e appropriazione delle risorse attuate dalle multinazionali farmaceutiche e dalla grande distribuzione alimentare; «Argentina fabrica social» esplora invece le pratiche di attivismo in Argentina durante la crisi economica del 2001; «Disobedience east» si concentra sull’arte politica emersa nell’Europa centrale e orientale dopo il periodo comunista, mentre «Disobedience university» descrive i processi di formazione radicale; infine, conclude il percorso la nuova sezione «The arab dissent».

Quest’ultima, dedicata alle rivoluzioni arabe e ai loro processi di trasformazione politica durante l’era della globalizzazione, dimostra il carattere reattivo e la capacità di Disobedience Archive di assorbire e riconfigurarsi. Se da un lato la struttura di un archivio si costruisce come un sovrapporsi stabile e organizzato di documenti, dall’altro deve essere sensibile ai mutamenti della Storia. Ed è proprio in questo aspetto che Disobedience Archive mi ha sorpreso: nel dare spazio, per esempio, a contributi come quelli di Mosireen, un collettivo de Il Cairo autore di un video-archivio online i cui protagonisti sono i documenti delle persone che hanno partecipato alle sommosse. In questo caso non è il prodotto di un’individualità artistica a essere esibito, bensì le testimonianze in presa diretta che spesso privilegiano nuovi strumenti di registrazione e di distribuzione: non più la telecamera, ma l’iPhone; non più un supporto fisso, ma il file digitale. In ultima analisi, quelle proposte da Disobedience sono opere che non si caratterizzano come antagoniste di un potere politico preciso, ma, attraverso la volontà di non obbedire, definiscono un orizzonte di nuove soggettività indipendenti.

alfadomenica ottobre #4

FUMAGALLI sul JOBS ACT - NEGRI su ARTE E MULTITUDO - VANNINI su MOSIREEN - SEMAFORO di CARBONE - RICETTA di CAPATTI

LE PILLOLE AMARE DEL JOBS ACT
Andrea Fumagalli

Sarebbe troppo facile paragonare la promessa di 800.000 posti stabili di lavoro del Ministro Padoan (grazie al Jobs Act) con l’analoga promessa (di poco superiore) di un milione di posti di lavoro fatta da Berlusconi esattamente 20 anni fa. L’analogia non sta solo nei numeri ma soprattutto nella non corretta informazione (quindi mistificazione) degli strumenti che si vorrebbero utilizzare per raggiungere l’obiettivo dichiarato.
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LETTERA A GIORGIO AGAMBEN SUL SUBLIME
Toni Negri

Pubblichiamo un estratto dal libro di Toni Negri, Arte e multitudo (a cura di Nicolas Martino, DeriveApprodi 2014) in libreria nei prossimi giorni. Che cos’è l’arte nella postmodernità? Cosa ne è del bello nel passaggio dal moderno al postmoderno? Cos’è il sublime quando la sussunzione reale del lavoro al capitale e l’astrazione completa del mondo si sono compiute? Sono le domande a cui risponde Toni Negri con dieci lettere ad altrettanti amici (tra i quali Giorgio Agamben, Massimo Cacciari, Nanni Balestrini). Quello che presentiamo qui è un estratto dalla Lettera a Giorgio Agamben.
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DISOBEDIENCE ARCHIVE (THE SQUARE)
Elvira Vannini

Al MAXXI di Roma sotto la nuova direzione di Hou Hanru, nel contesto della mostra Open Museum Open City, mercoledì 29 ottobre va in scena Disobedience Archive (The Square) che porta, per la prima volta in Italia, Omar Robert Hamilton, tra i fondatori di Mosireen, per riaffermare quanto l’invenzione di nuovi spazi di rivendicazione e organizzazione politica (in cui la politica non è mai separata dall’estetica) proiettano la pratica artistica in un contesto di trasformazione sociale e fanno dei nuovi media, ma anche di cinema e video, strumenti del dissenso politico.
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IL SEMAFORO di Maria Teresa Carbone

DESIDERIO - FEDE - ORGANIZZAZIONE - TALENTO
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LA RICETTA di Alberto Capatti

Nel 1931 esce a Milano, per l’editoriale Domus, un ricettario dallo strano nome Il Quattrova illustrato. Illustrato da chi? Nientemeno che da Giò Ponti e Tomaso Buzzi.
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Tutto Va Bene! Disobedience a Istanbul

Conversazione tra Marco Scotini e Cem Dinlenmis

Marco Scotini: L’esposizione Disobedience Archive arriva a Istanbul in coincidenza con l’anniversario degli eventi di Gezi Park. In un clima molto mutato in cui le tracce fisiche dei giorni fatidici del giugno 2013 sono rimaste sempre meno, la resistenza perdura sotto una repressione sempre maggiore. Di fronte allo scontro ormai inevitabile il movimento è costretto a inventarsi forme d’azione più mimetiche e alternative. A invitare Disobedience Archive in Turchia è Salt Beyoglu, uno dei centri più importanti per l’arte contemporanea diretto da Vasif Kortun. Il display fatto con materiale di risulta e progettato dal collettivo Herkes İçin Mimarlık (Architettura per tutti) include una vetrina dove sono presentate alcune serie dei tuoi lavori grafici: dagli annuari Her Sey Olur (Tutto va bene) alle copie della rivista Penguen e ai taccuini con appunti e note scritte a mano. Cem, nonostante l’età sei ormai un noto cartonista: come nasce questo tuo modello di racconto quotidiano in versione comix e provocatoria della storia sociale in Turchia? Come e quando ti è venuta l’idea di raccogliere tutto secondo un ordine cronologico? In che modo è ancora possibile testimoniare qualcosa o intervenire nel corso degli eventi?

Cem Dinlenmis: Tradizionalmente le prime due pagine delle riviste umoristiche turche a carattere settimanale sono riservate alle vignette politiche disegnate dai fumettisti che vi collaborano. Ciascuna vignetta è disposta con una didascalia di spiegazione sul lato superiore dell’immagine. Questo elemento dà alla rivista un carattere da bollettino di notizie settimanali. In queste pagine e con la stessa motivazione, faccio un’illustrazione dei singoli eventi settimanali che vengono poi raggruppati senza spiegazioni e uniti tra loro in modo totalmente imprevisto. Quando colleziono assieme i numeri settimanali per la pubblicazione finale dell’annuario, i miei appunti scritti a mano sono condivisi con il lettore come una fonte di dati che originalmente io utilizzo nel processo di produzione delle vignette. La mia aspirazione è semplicemente quella di registrare i fatti in modo non convenzionale mentre essi stanno accadendo. Non si tratta necessariamente di una critica o di una cronaca ma di una proposta di sguardo comico sullo stato attuale delle cose.

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Diagram by Cem Dinlenmiş for Disobedience Archive (The Park), 2014.

M.S.: Visto che nel tuo lavoro registri gli eventi che accadono su base giornaliera, ti saresti aspettato che accadesse qualcosa come la Comune di Gezi alla fine del maggio 2013?

C.D.: Fino alla fine del maggio 2013 il clima era soffocante in molti modi, considerando che l’amministrazione non dava importanza alle critiche e la voce del dissenso non veniva ascoltata assolutamente. A quel punto mi è sembrato che scherzare non avesse davvero più senso perché, con il bombardamento di Reyhanli, gli effetti della guerra in Siria sono diventati ancora più evidenti per la Turchia, causando molte vittime tra i civili e un’emergenza umanitaria, mentre qualsiasi resoconto sugli attacchi era proibito. Una nuova legge sull’uso dell‘alcool è stata approvata una settimana dopo e ciò ha causato altri malumori nella società. Ma, come tutti sanno, la scintilla vera è stata originata dai gruppi di diversi individui che si sono organizzati all’istante per contestare l’espropriazione dei loro beni comuni dopo le prime mosse del progetto di demolizione di un parco cittadino. Tutto è accaduto in un attimo e il flusso della storia è stato rapido. Poche cose erano davvero prevedibili.

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M.S.: Come ha scritto un tuo collega per Creative Time: "Le riviste umoristiche e le pubblicazioni satiriche sono servite come i soli sbocchi per un dissenso politico aperto. Nonostante i contenziosi e le minacce, pubblicazioni satiriche come Uykusuz e Penguen, che seguono la tradizione dei giornali a fumetti come Girgir oppure Limon e Leman, hanno preso in giro continuamente politici corrotti e regole ingiuste, procurando ad un ampio pubblico di lettori notizie che nessuno dei media dominanti avrebbe osato toccare." Sei d’accordo sul fatto che le riviste di fumetti hanno una reale influenza politica sulla cultura turca?

C.D.: La tradizione dei settimanali a fumetti, che è stata ampiamente formata da Girgir negli anni ’70 (che riusciva a vendere più di mezzo milione di copie settimanali), ha una reale influenza sulla cultura popolare turca. Negli anni ‘90, Limon e Leman tenevano una posizione d’avanguardia su temi come lo stato di terrore e la minoranza curda nel momento in cui le tendenze editoriali si muovevano verso i livelli più bassi della cultura urbana. Oltre al loro ruolo di critica e derisione, le riviste praticamente non raccolgono più le notizie da sé, ma si appoggiano ai giornalisti indipendenti esterni. Durante gli anni 2000, nell’era di Penguen, i media dominanti sono tutti passati ad una polarizzazione di stato, facendo crescere anche la necessità di punti di vista delle riviste satiriche assieme a nuovi modi di giornalismo indipendente.

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M.S.: Il fantastico diagramma che hai progettato, alla maniera di Fahlström, per Disobedience Archive è una sorta di tavola sinottica delle forme di resistenza sociale attorno al mondo negli ultimi decenni: dal Parco Lambro a Gezi Park. Dentro questo spettro, qual’è il carattere specifico e singolare del movimento di Gezi?

C.D.: Penso che l’aspetto più pervasivo sia il suo carattere civile. Al di là delle priorità ambientaliste, la protezione dello spazio comune è diventato uno dei motivi centrali per tutto il movimento di Gezi, la resistenza alla restrizione delle dimostrazioni pubbliche in luoghi specifici selezionati illegalmente dal governo. L’alto grado di civiltà è il concetto specifico più stimolante per me dopo aver assistito alla straordinaria tendenza pacifica della gente nel mezzo delle scene apocalittiche di conflitto e brutalità poliziesca.

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M.S.: Visto come sono andati gli eventi, come hai rappresentato lo scorso primo maggio dalle pagine della rivista Penguen?

C.D.: Il primo Maggio 2014, 39000 poliziotti sono stati delegati a proteggere lo spazio pubblico di Istanbul dalla gente. Ho dato testimonianza di tale reale follia che imponeva un posto di controllo in ogni strada di Beyoğlu. In definitiva ho rappresentato tipi di polizia di ogni genere nella mia pagina di Penguen.

Disobedience Archive (The Park)
a cura di Marco Scotini e Andris Brinkmanis
Salt Beyoglu, Istanbul
Fino al 15 giugno 2014